L'economia, la ripartenza, le fake news e i bambini. Questi e molti altri sono i temi che la rivista dei gesuiti, diretta da padre Antonio Spadaro, affronta per capire cosa ci aspetta in questi mesi dove dovremo riprendere in mano, per quanto possibile, la normalità della nostra vita

Un libro sul dopo lockdown, le difficoltà e le speranze. È quello che proprio in queste ore propone La Civiltà Cattolica, spaziando dai temi economici a quelli psicologici, da quelli politici a quelli religiosi e alle fake news: potremmo dire che si tratta di un viaggio tra le varie emergenze che si presentano insieme davanti a noi.

Partiamo da quella economica. È l’argomento trattato da padre Giovanni Sale, che si concentra sull’Europa e ci ricorda che il nuovo Piano Marshall, di cui tanto si parla, si richiama a un passato che merita di essere ricordato bene. Fu una passeggiata? Una decisione presa nel volgere di poche ore? È importante ricordare e padre Sale tra l’altro ricostruisce questo snodo di allora: “Nel giugno del 1947 si tenne a Parigi un incontro tra i rappresentanti statunitensi e quelli dei Paesi che avrebbero beneficiato del programma. La rappresentanza sovietica, capeggiata da Molotov, considerava il Piano Marshall come un’alternativa alle riparazioni tedesche; quando però a Parigi scoprì che il governo statunitense, in cambio dell’aiuto finanziario, esigeva che i beneficiari fornissero informazioni sulle loro economie e assicurassero a funzionari statunitensi il controllo sugli investimenti, abbandonò la Conferenza, accusando gli Stati Uniti di violare la sovranità dei singoli Stati e di voler utilizzare gli aiuti per assoggettare economicamente l’Europa. L’Unione Sovietica costrinse anche gli Stati sui quali aveva influsso politico a rifiutare l’aiuto imperialista americano.

Il Piano fu approvato dal Congresso soltanto nel 1948, anche sotto l’impressione suscitata dal colpo di Stato comunista in Cecoslovacchia, e iniziò a funzionare nella primavera dello stesso anno. Il voto per rendere operativo il Piano Marshall equivaleva a mettere in pratica i princìpi della dottrina Truman: ‘Dobbiamo essere preparati – disse il Presidente – a pagare il prezzo della pace, o certamente il prezzo della guerra’. In realtà, era già iniziata la guerra tra le due superpotenze per il dominio del mondo: guerra che sarebbe stata combattuta per oltre 50 anni non con gli armamentari bellici tradizionali, ma attraverso le armi più sofisticate della politica, della diplomazia, della dissuasione e della minaccia atomica. Questa nuova modalità di condurre la guerra nel tempo di pace è stata definita da una storiografia ormai più che consolidata come ‘guerra fredda’”.

Dalla ricostruzione del passato si arriva a quella del presente, alle discussioni europee, che conducono a una indicazione chiara: “Siamo convinti che oggi soltanto un massiccio ‘Piano Marshall europeo’ – questa volta voluto e finanziato dall’Ue – potrebbe aiutare tutti i Paesi dell’Unione a superare la grave emergenza sanitaria del Covid-19, di cui purtroppo ancora non si vede la fine e che mette a repentaglio la vita di molte persone, soprattutto anziani. Questo provvedimento potrebbe evitare il collasso economico (e la recessione) della maggior parte dei Paesi e salvare la democrazia – messa duramente alla prova in questi ultimi anni dal ritorno di vecchie ideologie e vecchi nazionalismi – e lo stesso futuro dell’Unione Europea”.

Altro snodo di rilievo è quello relativo alle fake news, vero rompicapo per tanti cittadini del mondo che sono sottoposti a un bombardamento di vere e proprie falsità che è sempre più difficile riconoscere come tali. Ne scrive il direttore, padre Antonio Spadaro, che ricostruisce la difficoltà di attrezzare una risposta a questa colossale emergenza che non dia l’impressione di voler soffocare il confronto o di voler usare le fake news per mettere la museruola anche a verità scomode. Le iniziative tese a riconoscere le fake news  sono molte e non sono riuscite a mettere tutti d’accordo. I pericoli sono evidenti, e così però i rischi aumentano. Chi ne fa le spese è il pubblico, che può essere travolto dal falso, e i giornalisti, presi nei vortici della verifica e delle propagande. In tutto questo padre Spadaro segnala un’iniziativa degna di nota: “Essa proviene dal lavoro di due ricercatori: il prof. Paolo Papotti dell’Università Eurecom (Francia) e il prof. Immanuel Trummer della Cornell University (Stati Uniti). Essi hanno sviluppato un sistema informatico che verifica automaticamente le affermazioni sul coronavirus. CoronaCheck (presente anche in italiano) è un sito web dove verificare i fatti attraverso i dati ufficiali. Ad esempio, data una frase come ‘La mortalità in Italia è molto più alta che in Francia’, il sistema risponde se questo è vero o falso. Ogni affermazione è verificata sulla base dei dati ufficiali, raccolti quotidiana- mente a partire dalla Johns Hopkins University da fonti quali l’Organizzazione mondiale della sanità, governi e ministeri della Salute dei vari Stati. Inoltre – e questo è davvero rilevante – il sistema apprende dai feedback degli utenti come gestire nuovi tipi di affermazioni e come sfruttare nuove sorgenti di dati. Quindi il sistema riconosce le affermazioni che non sa verificare e, in questi casi, chiede all’utente di aiutarlo nel processo. Questa interazione crea nuovi esempi da cui il modello impara a verificare nel tempo nuovi tipi di affermazioni”.

Tra i tanti lavori merita certamente, e non solo perché parliamo di un libro curato da La Civiltà Cattolica, l’ articolo su chi vede il virus come un castigo di Dio, scritto da padre David M. Neuhaus. La questione è rilevante e rimanda non solo a espressioni della Vecchio Testamento, come la famosa ira di Dio, ma anche all’Apocalisse. I “punizionisti” vi ricorrono spesso. E così è decisivo leggere: “Ai nostri tempi, l’Apocalisse ci ricorda che la Chiesa è chiamata a non assecondare una cultura dominante, intrisa di paura, di accuse, di chiusure e di isolamento. Se il mondo offre una visione del futuro costruita sulla paura, la Chiesa, invece, ispirandosi alla Bibbia e al libro dell’Apocalisse che la conclude, offre una prospettiva diversa, animata e fondata sulla certezza della Buona Notizia della vittoria di Cristo. Quando tutto sembra oscuro, il discepolo di Gesù è chiamato a irradiare la certezza che il tempo delle tenebre è limitato, che Dio sta venendo e che la Chiesa è chiamata con la preghiera e la testimonianza a preparare questa venuta. Ciò significa che la nostra lettura della parola di Dio nella Bibbia deve tradursi in un messaggio di Buona Notizia che richiama alla conversione un mondo in crisi, non in un giudizio moralistico o in una profezia di sventura. La Parola deve essere proclamata «per edificazione, esortazione e conforto»; non ci è stata affidata per maltrattare, prevaricare o opprimere lo spirito. C’è un tema che attraversa la Bibbia cristiana dall’inizio alla fine: Dio non ha permesso, non permette e non permetterà mai al peccato, all’oscurità e alla morte di prevalere. Nella sua straordinaria benedizione Urbi et Orbi del 27 marzo scorso, papa Francesco ha saputo comunicare la Buona Notizia, ribaltando la tendenza a vedere la crisi come un giudizio di Dio. Rivolgendosi audacemente al Signore dall’interno del nostro mondo colpito dal Covid-19, ha detto: “Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri”.

Nel libro c’è ovviamente tantissimo altro, da esperienze dirette, come un viaggio da New York a Milano nel giorno sbagliato, all’analisi di teatri fondamentali, come la Cina, la Siria e ancora. Ma è la poesia di una bambina la cifra di questo volume. I bambini e il coronavirus, un tema senza il quale il mondo nel quale siamo entrati non si capisce. Lei ha dodici anni, si chiama Miriam Sereni, e ha scritto:

Ringraziare voglio per questo lungo letargo,

per questo riposo che fa pensare

per questo silenzio che tranquillizza un poco

per queste strade vuote, in cui vedi la bellezza delle città.

Ringraziare voglio per la sincerità di un’amicizia

lontana,

per il calore delle braccia di un fratello

per la gioia di vedere chi ti sta accanto

per le serate allietate dal miagolio di un micio.

Ringraziare voglio per la paura che ci renderà più uniti

per la fragilità che ci renderà più forti

per queste notti buie, che il sole faranno splendere.

Ringraziare voglio la Madre Terra, che ci dà una casa

in questo momento in cui siamo spaesati.

Covid-19

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