Con una serie di teleconferenze con Paesi ritenuti particolarmente strategici la Turchia intende informare sull’efficienza della Mezzaluna nell’affrontare la pandemia e al tempo stesso di mostrare come le località turistiche si stiano organizzando per garantire la sicurezza sanitaria necessaria

La bella stagione è ormai alle porte, l’emergenza Covid1-19 si sta affievolendo, o almeno così dicono, ma soprattutto molti Paesi dell’area mediterranea sono pronti a giocarsi il tutto per tutto per portare sulle loro coste il maggior numero di turisti possibile.

C’è chi, come la Grecia, appare considerevolmente avvantaggiato sulla carta. Il premier, Kiryakos Mitsotakis  ha voluto chiudere in lockdown l’intero territorio nazionale quando i contagiati erano meno di cento. Il risultato è un bilancio di 160 vittime e meno di 4.000 contagiati. Atene festeggia e dai primi di giugno è pronta a riaprire le sue isole anche da chi viene dalla Ue. Vicino, c’è chi festeggia molto meno, ma non vuole assolutamente farsi scappare il tutto esaurito negli alberghi e sulle spiagge, soprattutto quest’anno.

Si tratta della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, dove i morti sono oltre 4.100, in contagiati 150mila e che però è intenzionata a riaprire il Paese come se nulla fosse. Spiagge incluse. Il governo di Ankara, però, non si è accontentato di un piano di rilancio annunciato in diretta televisiva, come del resto hanno fatto tutti gli altri Paesi.

Il ministero del Turismo ha lasciato una vera e propria “offensiva diplomatica” fatta di teleconferenze con 70 Paesi ritenuti particolarmente strategici. L’obiettivo è quello di informare sull’efficienza della Mezzaluna nell’affrontare la pandemia e al tempo stesso di mostrare come le località turistiche della costa Egea e della costa mediterranea si stiano organizzando non solo per accogliere i consueti flussi turistici, ma anche per garantire loro tutta la sicurezza sanitaria del caso.

Per fare questo, il governo turco si è inventato vere e proprie “certificazioni sanitarie” che verranno assegnate a compagnie aeree, strutture ricettive e ristoranti. Una sorte di bollino blu che per il turista sarà garanzia di qualità.

“La Turchia sta agendo in modo responsabile non solo per la salute dei nostri cittadini ma per assicurare a tutti i nostri ospiti una vacanza all’insegna del relax e della sicurezza” ha detto il ministro del Turismo, Nuri Ersoy, che ha inviato anche ai Paesi contattati lettere di intento contenenti informazioni non solo sulle singole località e sulla sicurezza dei mezzi di trasporto, ma anche sui test a cui vengono sottoposte tutte le persone che lavorano nel settore turistico, nonché una lista dettagliata di tutte le strutture sanitarie a cui rivolgersi in caso di bisogno.

Una strategia quanto mai aggressiva, destinata a danneggiare tutti i Paesi dell’area, in primis quelli che hanno avuto i maggiori problemi con l’emergenza Covid-19, come l’Italia.

Fra le nazioni su cui Ankara sta puntando maggiormente ci sono la Germania, la Gran Bretagna, la Russia, l’Olanda e il Belgio. Il presidente Erdogan sta cercando di evitare in tutti i modi il collasso economico nazionale e per farlo intende ripartire dal turismo, che nel Paese conta circa 35 milioni di presenze l’anno e che rappresenta circa il 10% del Pil della Mezzaluna.

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