La notizia di un imprenditore che si è tolto la vita a causa delle conseguenze economiche del coronavirus rende necessaria una reazione forte di governo e politica: è necessario lavorare assieme per risolvere e superare rapidamente i colli di bottiglia. L'appello di Mario Giro

L’altro ieri un imprenditore si è tolto la vita a Napoli. Il governo e la politica si sbrighino se non vogliono un’altra epidemia: quella di suicidi peggiore di quella che accadde dopo la crisi 2008.

Le lentezze burocratiche della Cig in deroga, così come quelle sui prestiti garantiti dallo Stato al 100% dati tramite il Medio Credito Centrale e quelle garantite da Sace al 90% o meno, siano al centro delle preoccupazioni di tutti.

Qualcuno giustamente dice (Calenda, Boeri ecc.) che era meglio non utilizzare la Cig in deroga, complicata e lenta di per sé. Ma ormai è tardi: è stata utilizzata e ora il dovere di ognuno di noi, secondo le proprie possibilità e responsabilità, è di farla funzionare al meglio. Continuare a polemizzare sui media non serve più a nulla.

“Seguire i processi” dovrebbe essere una scritta capeggiante ogni ufficio di responsabile, dai ministri in giù. Facilitarli, velocizzarli. Basta con incubi da “danni erariali”, paura di ricorsi e competenze varie. Basta con lo scaricabarile tra ministeri e agenzie. Basta con l’Inps che non funziona come dovrebbe.

Basta soprattutto con la sordità delle banche che rallentano i processi per le imprese, magari tentando di rifilare loro debito pubblico invece che soldi (come hanno cercato di fare). Basta con l’atteggiamento corporativo dell’Abi: volete la malleva per non rischiare penalmente in caso di fallimento dell’impresa? E perché a voi sì e agli altri creditori no? È uno scandalo fare aspettare le imprese quando avete la garanzie dello Stato. Basta con le richieste di documentazione non prevista per legge. Ogni mattina i quotidiani riportano storie così: quando farete in modo che ciò finisca? Quando avremo anche dalle banche lo stesso atteggiamento solidale che chiediamo a noi stessi e a tutti? Scusate lo sfogo: ma non se ne può più di tanta sordità e di tanta mancanza di trasparenza. Non leggete anche voi i dati di quanta gente si sta rivolgendo agli usurai perché le banche prendono tempo…?

Se una cosa il coronavirus ci ha insegnato è stata la solidarietà comune: tutti nella stessa barca. Ci vorrebbe che tale lezione giungesse in ogni ufficio ministeriale, dell’Inps e delle regioni. Invece che difendere i propri perimetri, lavorare assieme per risolvere e superare rapidamente i colli di bottiglia.

Non è impossibile se ci diamo una mano. Sarebbe bene evitare l’epidemia di suicidi di piccoli imprenditori che ci fu e che questa volta sarebbe probabilmente peggiore.

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