Meno decreti, più interesse nazionale. Le sollecitazioni di Volpi e Gianni Letta

Meno decreti, più interesse nazionale. Le sollecitazioni di Volpi e Gianni Letta
Durante un panel organizzato dalla Luiss Business School e l'associazione Davide De Luca, Gianni Letta parla di una mancanza di visione nei decreti di emergenza del governo. Gli fa eco il presidente del Copasir Raffaele Volpi, che chiede la stesura di una strategia per l'interesse nazionale

Guardare in là, oltre l’incasso immediato. Sporcarsi le mani con le necessità dell’oggi, senza rinunciare a immaginare la politica di domani. Questo sarebbe il compito di un leader alle prese con una crisi epocale come il Covid-19, dice Gianni Letta. Il condizionale è d’obbligo, perché, in Italia, così non è. “La politica manca di idee, quelle che servono per uscire da una situazione drammatica. I decreti di emergenza mancano di un disegno, di una visione. Tanti interventi ma non coordinati uno all’altro, e non rispondenti a una finalità preordinata, un piano di lungo periodo, una strategia”.

La riflessione di Letta, a lungo direttore de Il Tempo, poi sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei governi Berlusconi, arriva da un seminario della Luiss Business School (Lbs), “Una visione strategica per l’economia italiana dopo il Covid-19”, all’interno di un ciclo di incontri organizzati con l’Associazione Davide De Luca – Una vita per l’intelligence, di cui è presidente onorario. Con lui il presidente del Copasir Raffaele Volpi, il vicepresidente di Rotschild Italia e presidente del Milan Paolo Scaroni, l’Ad di Poste Italiane Matteo Del Fante, il direttore della Lbs Paolo Boccardelli.

“La politica frammentata com’è non è capace di concepire un piano, di avere il coraggio di una visione”, dice Letta. Che cita la “lezione del ‘46” richiamata da Aldo Cazzullo sul Corriere. Quella di Vittorio Valletta, che all’indomani della guerra si presenta dal ministero per la Costituente, e dice che non vuole limitarsi a vedere la sua Fiat “riparare il buco nel tetto e mettere i vetri nuovi alle finestre”, vuole far sì che tutti gli italiani possano comprare un’automobile. “Quello spirito accompagnò la stagione di ricostruzione, che in pochi anni vide un Paese agricolo, analfabeta e povero entrare fra le grandi potenze industriali. Ne avremmo bisogno anche oggi, dice Letta.

Gli fa eco Volpi, deputato della Lega a capo del comitato bipartisan di palazzo San Macuto. Anche lui parte da lontano, dalla storia di Fedele Cova, ingegnere piemontese che contro ogni pronostico è riuscito a costruire l’Autostrada del Sole, a unire il Paese negli anni del boom economico. “Abbiamo bisogno di una politica che metta al centro l’interesse nazionale”, dice Volpi.

“È possibile per un Paese concepire una strategia che unisca infrastrutture, politica di sicurezza ed energetica, politica economica? Si parla in questi giorni di provviste finanziare importanti, che però vengono usate per interventi a toppa, senza un piano di lungo termine”. Anche in politica estera: “Dobbiamo capire, e decidere da che parte stiamo. Oggi una strategia industriale non può prescindere da una strategia geopolitica”.

Certo è difficile pensare in grande quando già oggi la crisi presenta un conto monstre all’Italia. Scaroni porta ad esempio la crisi del settore che conosce meglio, quello energetico. “Non c’è da girarci intorno, per il nostro Paese ci sono cattive notizie. Il crollo della produzione di petrolio non ha effetti collaterali positivi per l’Italia. Perché è un Paese esportatore, e avrà compratori più poveri e restii in quelle zone del mondo, a partire dalla Russia, che dal petrolio dipendono totalmente. Né ci sarà sollievo per gli italiani alla pompa di benzina, perché “solitamente il prezzo che paghiamo è composto al 70% da tasse. Non è questo uno dei pilastri su cui costruire crescita futura”.

Del Fante non traccia un bilancio più roseo. Promuove alcune delle misure del governo, come il credito di imposta del 110% sugli interventi di efficientamento energetico, rinnovabili, interventi antisismici, ma numeri alla mano c’è poco da esultare. Il rapporto debito/pil, dice, viaggia verso il 150% (“Ottimista!”, scherza Letta). “Crescita, crescita, crescita, è l’unica parola d’ordine”, chiosa l’ad di Poste. “Draghi ha inviato un messaggio chiaro, e condivisibile. Quando hai un rapporto debito/pil come il nostro, l’unica via d’uscita è mettere in campo misure che intervengono sul denominatore”.

ultima modifica: 2020-05-23T12:50:34+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

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