Da Renzi non ci aspettiamo ricatti. Ora una Fase 2 per il Movimento. Parla Licheri

Da Renzi non ci aspettiamo ricatti. Ora una Fase 2 per il Movimento. Parla Licheri
Intervista al senatore dei Cinque Stelle. Da Renzi non ci aspettiamo ricatti o contropartite, se cade il governo c'è solo il voto. Mes? Seri dubbi sul documento dell'Eurogruppo. M5S? Sulla leadership ridiamo la parola agli attivisti

Pericolo scampato, ma che brivido. Contattiamo Ettore Licheri, senatore del Movimento Cinque Stelle, quando sta per finire la votazione sulle due mozioni di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “Aspettiamo la fine del voto, sono uno sportivo, per scaramanzia”, ci risponde alludendo alla sua spassionata tifoseria per il Cagliari. E forse questa è già un’immagine della mattinata che Matteo Renzi ha fatto passare alla (sua) maggioranza ventilando e poi negando un voto favorevole alla sfiducia contro il ministro.

Licheri, ammetta. Renzi un po’ vi ha fatto paura.

Ma no, sapevamo che non si sarebbe preso la responsabilità di gettare il Paese nel caos di una crisi al buio, mentre tutte le altre economie del mondo stanno studiando un modo per uscire dall’emergenza. Riaprire tutto ora, immergersi in una campagna elettorale, sarebbe stato un gesto irresponsabile. Ero certo che il Senato avrebbe confermato la fiducia.

Adesso Italia Viva dice che ha “tenuto in vita” il governo. Siete attaccati alla spina Renzi?

Tutti i numeri sono indispensabili perché il governo abbia un’ampia maggioranza. L’azione dell’esecutivo deve svolgersi all’interno di quel perimetro, ma deve avere anche la fiducia degli italiani, che in queste settimane è stata palpabile. Penso a come hanno seguito tutte le istruzioni difficili e anche dolorose durante l’emergenza sanitaria.

Però ora bisogna ripartire. E se i soldi non arrivano di fiducia ne rimarrà poca…

Questa è la seconda sfida. La parola chiave è liquidità. In questi mesi abbiamo visto mettersi a nudo le debolezze del sistema Italia. Lentezza dei processi amministrativi, eccessivi decentramenti, arretratezza digitale degli uffici pubblici, tutti nodi che sono venuti al pettine. Il decreto Rilancio con i suoi 55 miliardi interviene per colmare anche queste lacune.

Torniamo a Renzi. Sicuri che non ci siano contropartite?

Renzi si è sempre dichiarato contrario ai partiti che mettono condizioni o veti. Io non credo che le diverse sensibilità dentro al governo possano trovare una soluzione concedendo un sottosegretario o una presidenza in più a Iv.

È un fatto che ora Iv abbia una parola in più sull’agenda.

Ripeto, in Senato Renzi ha parlato di temi importanti, lavoro nero, sblocco dei cantieri, non posso e non voglio pensare che sia un pretesto per chiedere qualcosa in cambio. Le sorti di un partito non possono dipendere da un manuale Cencelli. In questo momento dobbiamo essere consapevoli che se il governo supererà questa fase sarà premiata l’Italia, se non ce la farà ne usciremo tutti sconfitti.

Se non ce la fa, che succede?

Dopo questo governo c’è solo il voto.

Il Movimento Cinque Stelle non vive certo un momento di grande compattezza. Un cambio di leadership è inevitabile?

Il quadro delineato agli Stati generali è stato solo rallentato per via dell’emergenza del Covid-19. Non appena sarà possibile, è giusto che la parola passi agli attivisti. Che siano loro a decidere quale sarà il nuovo volto del Movimento.

La convivenza fra voi e il Pd non è facile. Sul Mes avete promesso di non fare sconti. Il Recovery fund di Merkel e Macron è una soluzione a metà strada?

Sulla straordinarietà del Recovery fund siamo tutti d’accordo, Pd e M5S. Ben venga la realizzazione di un fondo solidale e unico, con la condivisione di tutti i Paesi membri, che preveda trasferimenti e non prestiti.

E il Mes?

Restiamo in attesa di conoscere i regolamenti, e capire se ci siano effettivamente condizionalità, se cioè si tratta di prendere soldi a buon mercato oggi e restituirli con gli interessi fra dieci anni.

Che idea si è fatto del documento uscito dall’Eurogruppo?

Ci sono due punti che devono essere chiariti. Quando spiega che il Mes implementerà il suo sistema di allarme rapido per una tempestiva sostituzione del sostegno, e quando dice che i Paesi richiedenti dovranno rafforzare i fondamenti economici e finanziari coerentemente con il quadro di sorveglianza dell’Ue. Peraltro, osserviamo che finora nessuno ha mai detto di voler utilizzare questo Mes. E qualche dubbio ci viene.

ultima modifica: 2020-05-20T10:44:05+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

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