Vincenzo Sellaro ed il contributo degli emigrati italiani in USA

Vincenzo Sellaro ed il contributo degli emigrati italiani in USA

La vicenda migratoria transoceanica della seconda metà del XIX secolo ha contribuito a segnare una forma specifica di insediamento etnico nella realtà statunitense. In quella fase storica, negli Stati Uniti, il processo migratorio ha assunto caratteri di massa a partire dagli anni settanta dell’ottocento, quando arrivarono nel paese più di due milioni e ottocentomila immigrati, al novanta per cento provenienti dall’Europa del nord. Entro la fine del secolo però la situazione si capovolse in qunto i successivi nove milioni di emigranti approdati ad Ellis Island, intorno all’anno millenovecento, provenivano soprattutto dal Sud dell’Europa.

Gli italiani, tra questi, erano considerati una popolazione poverissima, analfabeta, irregolare e disorganizzata rispetto a quelli provenienti da altre zone dell’Europa. Questa era purtroppo la percezione generale, inserita in un quadro istituzionale e sociale che vedeva forti contrapposizioni tra chi riteneva gli immigrati una risorsa di sviluppo e chi tendeva a respingerli in modo continuato, arrestandone l’arrivo a Ellis Island e selezionando rigidamente quelli che tentavano di entrare negli Stati Uniti.

La formazione di insediamenti abitativi, spesso a carattere segregativo, rappresenta un esempio emblematico di questo contesto. Nelle Little Italy americane, analogamente a quanto accadeva nelle China Town, le tradizioni culturali delle aree di origine sopravvivevano inalterate e davano spesso origine a subcomunità verticali come le Little Sicily costruite degli emigrati dei piccoli paesini della Sicilia. Qui le comunità si cementavano attorno alle tradizioni di provenienza.

Nel milleottocentosessanta, solo millequattrocento italiani vivevano nella città di New York lavorando come portuali, fruttivendoli o macinatori. Tra il millenovecento ed il millenovecentoquattordici dei circa due milioni di italiani arrivati in America, la maggior parte si stabiliva a New York. Nel millenovecentotrenta gli italiani costituivano il diciassette per cento della popolazione della città, contando un milione di persone. Molti di questi erano siciliani e le prime comunità erano incentrate su Mulberry Street, oggi Little Italy.

Elizabeth Street era rigorosamente una ‘colonia’ siciliana. mentre Mulberry Street era abitata in gran parte da napoletani e Mott Street da calabresi e pugliesi. All’interno di Elizabeth Street, ogni blocco o appartamento era occupato da persone provenienti da una specifica città siciliana. Per dare l’idea del livello di netta separazione di ogni gruppo interno a tali comunità, basti pensare che il matrimonio tra siciliani di un blocco e l’altro era considerato un evento eccezionale.

Tra il milleottocentottanta e il millenovecentocinquanta, la percezione della presenza italiana nella realtà statunitense ha vissuto vicende alterne, come la rappresentazione plastica di quella comunità, e del resto i dati a disposizione sulla qualità e sull’origine sociale delle élite, in questo periodo, confermano raramente la presenza di discendenze italiane nella classe dirigente statunitense.

In questo contesto si registra il contributo di diversi emigrati italiani che, tra la fine dell’ottocento e la prima metà del novecento, danno un enorme contributo in ordine al miglioramento della reputazione della comunità italiana negli Stati Uniti. Tra questi Antonio Meucci, Joe Petrosino, Arturo Toscanini, Enrico Caruso, Rodolfo Guglielmi (in arte Rodolfo Valentino) e molti altri.

Tra i contributi al miglioramento della reputazione degli italiani in America a torto meno ricordati, si registra quello del dottor Vincenzo Sellaro, fondatore del primo ospedale italiano in America e dell’Ordine dei Figli d’Italia in America (oggi denominato Order Sons and Daughters of Italy in America). Dalla sua fondazione, l’OSDIA, si è trasformata da grande società di mutuo soccorso per gli immigrati italiani in una organizzazione di rappresentanza sociale, patriottica e benefica per la seconda, terza, quarta e anche quinta generazione di americani di origine italiana occupandosi del mantenimento della cultura italiana negli Stati Uniti.

Vincenzo Sellaro nacque il ventiquattro aprile milleottocentosessantotto a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, da Giuseppe Sellaro, ciabattino, e Serafina Polizzotto. Il giovane Vincenzo, dotato visibilmente di grande ingegno, fu spronato dalla famiglia a continuare gli studi, culminati nel milleottocentonovantacinque con il conseguimento della laurea in medicina presso l’Università di Napoli.

Nel milleottocentonovantasette, Sellaro emigrò negli Stati Uniti, stabilendosi a New York, dove completò i corsi di specializzazione alla Cornell Medical School ottenendo così la licenza per praticare la professione medica nello Stato di New York. Vincenzo Sellaro aprì un ambulatorio privato al n. 203 di Grand Street nella Little Italy di Manhattan.

Fu qui che Sellaro curò centinaia di immigrati italiani, spesso mal curati negli ospedali della città a causa della barriera linguistica esistente tra i pazienti e il personale medico e infermieristico. Per ovviare a questo grave inconveniente Sellaro si mise a capo di un comitato di medici bilingue. Una delle soluzioni da lui individuate per ovviare a questo inconveniente fu quella di fondare un ospedale dove si parlasse italiano. Furono raccolti fondi, soprattutto presso le società di mutuo soccorso italoamericane di New York, e sorse il Columbus Italian Hospital che fu completato nel millenovecentodue, con Vincenzo Sellaro primario del reparto di ginecologia.

In seguito, Sellaro, si iscrisse alla American Medical Association, dove condusse ricerche sul diabete e sul cancro oltre ad istituire una scuola per levatrici sotto gli auspici del Consiglio Sanitario di New York, che fu poi assorbita dalla scuola ospedaliera di Bellevue, sempre nella stessa città.

Nel millenovecentotre si unì in matrimonio con Maria Lignante, originaria di Napoli da cui ebbe tre figli. L’anno successivo, nel millenovecentoquattro, ottenne definitivamente la cittadinanza americana e richiamò a sè le due sorelle e i due fratelli. Anche il padre, rimasto vedovo, lo raggiunse New York, ma ritornò in Sicilia poco dopo. Forte dell’esperienza acquisita con la fondazione del Columbus Italian Hospital, il dottor Sellaro si rese conto che le società di mutuo soccorso in Canada e negli Stati Uniti avevano dato loro la possibilità di parlare la loro lingua madre e mantenere vive le tradizioni della loro madreterra.

Queste società aiutavano gli emigrati provenienti da piccoli paesi ad adattarsi alla vita delle grandi città industrializzate americane, ma anche a trovare lavoro, casa e ad imparare la lingua inglese. Nei fine settimana organizzavano feste e sostenevano finanziariamente le famiglie di malati o di indigenti per cause varie. Ai primi del novecento le società di mutuo soccorso erano disseminate per tutta l’America, e soltanto a New York se ne contavano oltre duemila.

Nel millenovecentoquattro Sellaro concepì l’idea di riunire tutti gli italoamericani in una sola organizzazione di fratellanza. Il suo progetto prese corpo il sette giugno millenovecentocinque durante una riunione indetta nella propria abitazione, cui erano presenti l’avvocato Antonio Marzullo, il farmacista Ludovico Ferrari, lo scultore Giuseppe Carlino e i due barbieri Pietro Viscardi e Roberto Merlo. Seguirono altri incontri finchè venne costituito l’Ordine dei Figli d’Italia in America (Order of Sons of Italy in America – OSIA, oggi OSDIA) ed il dottor Sellaro ne divenne Presidente Nazionale.

Come emblema fu adottato un leone dorato e si sancì la missione di riunire in un’unica famiglia tutti gli italiani sparsi per il Canada e gli Stati Uniti, promuoverne il miglioramento morale, intellettuale e materiale nonchè professare il mutuo soccorso e tener viva la cultura italiana. Scopo precipuo dell’organizzazione venne individuato nella partecipazione a tutte le cause che avessero potuto infondere, nell’opinione pubblica degli Stati Uniti, la giusta percezione reputazione degli italiani in quanto persone rispettabili e validi lavoratori. Sellaro redasse la costituzione nazionale dell’Ordine e ne delineò personalmente le procedure formali di gestione.

Un anno dopo aver dato vita al suo più grande ed ambizioso progetto, che lo aveva reso una persona chiave della comunità italiana in America nel sollevare i suoi connazionali dall’odio e dal disprezzo di cui erano oggetto nel loro nuovo Paese, il dottor Vincenzo Sellaro ebbe anche a fronteggiare una grave intimidazione.

Una potente bomba era esplosa nell’elegante stabile di mattoni rossi al numero 203 di Grand Street, nel cuore di Little Italy, dove Sellaro aveva appartamento e studio medico. Lui dormiva al piano di sopra nel momento in cui l’ordigno era deflagrato scuotendo l’edificio. Quando era corso fuori dal suo appartamento i suoi vicini si stavano gia precipitando per le scale, ancora svestiti, per uscire in strada. La polvere dei mattoni era ovunque. «Uomini, donne e bambini sono apparsi sulle scale antincendio» diceva un rapporto sull’attentato, «imploravano aiuto e gridavano che
all’interno era un inferno». Le finestre erano andate in frantumi nel raggio di centinaia di metri.“.

Così le cronache dell’epoca riportarono il grave episodio di intimidazione subito da Sellaro ad opera di un insieme di bande che praticava estorsioni all’interno delle comunità italiane nelle città statunitensi, nella grande mela in particolare. La temutissima Manonera, infastidita dall’opera incessante di Sellaro, in ordine all’evoluzione culturale e sociale delle comunità italiane di New York, chiese un pizzo di ben cinquemila dollari di allora, una cifra sproporzionata per il periodo, minacciando ritorsioni che poi purtroppo in seguito si verificarono.

Sellaro però non si perse d’animo e, con l’aiuto delle comunità che tanto aveva supportato, ricostruì il suo ambulatorio ed anzi, con l’amico Joe Petrosino, si schierò definitivamente contro quel fenomeno criminale che aveva tentato di arrestare la sua attività benefica e che sporcava la buona reputazione degli italiani onesti, portando avanti le attività dell’Ordine dei Figli d’Italia in America.

Una decina di anni dopo, quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, circa ventottomila membri dell’Ordine dei Figli d’Italia in America prestarono servizio militare durante la prima guerra mondiale. Di essi circa duemila morirono o furono feriti in combattimento e le famiglie dei membri al fronte trovarono nell’Ordine sostegno morale ed assistenza finanziaria. Nel millenovecentodiciotto, al termine del conflitto l’Ordine aveva attratto centoventicinquemila soci, distribuiti in novecentosessanta unità locali sparse in ventiquattro Stati americani e due Province canadesi. L’assistenza data in tempo di guerra fu il motivo principale che fece aumentare i soci, quasi raddoppiandoli.

Nel nillenovecentoventidue Sellaro fu insignito del Cavalierato da parte del Governo Italiano per l’aiuto dato alla comunità italoamericana e per la fondazione dell’OSIA. Nel millenoventoventotto, il governatore Alfred E. Smith gli consegnò le chiavi della città di New York in riconoscimento del contributo medico e sociale verso la comunità. Il diciotto settembre millenovecentotrentadue fu ricoverato al Columbus Italian Hospital, da lui fondato, per insufficienza renale, diabete e arteriosclerosi. Morì il ventotto novembre millenovecentotrentadue.

L’Ordine dei Figli d’Italia in America (in inglese: Order Sons and Daughters of Italy in America) è oggi, tra le varie organizzazioni italo-americane, quella che maggiormente rappresenta gli oltre ventisei milioni di cittadini italoamericani.

L’OSDIA ha sede legale a Washington DC e conta oltre seicentomila iscritti. Dal duemiladiciannove è presente anche in Italia, dove è stato fondato il ‘Capitolo di Roma‘ la prima unità territoriale fuori dal territorio nordamericano in centoquindici anni di storia di questa organizzazione.

ultima modifica: 2020-05-09T18:37:44+00:00 da Carmelo Cutuli