Bergoglio o barbarie. Un libro in nome del pluralismo

Bergoglio o barbarie. Un libro in nome del pluralismo
Pubblichiamo un estratto del libro in uscita domani "Bergoglio o barbarie. Francesco davanti al disordine mondiale" a firma di Riccardo Cristiano, edito da Castelvecchi, e con la prefazione di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio

Davanti a un orizzonte di tenebre serve un orizzonte di luce e questo lo dà chi ha denunciato che questa economia uccide, ha firmato la cosiddetta enciclica verde, ha firmato con il principale esponente dell’islam mondiale il Documento di fratellanza davanti a rabbini e leader delle religioni orientali, ha condotto in porto il sinodo pluralista ed ecologista sull’Amazzonia, ha visitato i confini trasformati in trincee, ha denunciato l’immoralità del possesso di armi nucleari, per le quali solo gli Stati Uniti oggi spendono 50 miliardi di dollari l’anno. In un’immagine: ha raccolto l’urlo della disperazione per ridargli speranza, consentendo un altro contesto culturale nel quale soprattutto i giovani e le donne hanno creduto. Non parlo delle donne della Chiesa, loro avranno motivi anche di risentimento, ma delle donne ordinarie, quelle che secondo qualcuno vanno ad abortire al Pronto soccorso. È per questa osmosi dal basso, obiettiva, con il suo tempo, il nostro tempo, che Francesco fa paura, tanto che alcuni circoli lo attaccano come nessun papa lo è stato prima, e alcuni atei non sono più “devoti”.

Il problema è che i popoli lo hanno “sentito”, con quello che Francesco chiama “fiuto” devono aver percepito che teologia dei popoli, armonia, fratellanza, cittadinanza si costruiscono insieme, ora. Certo, la sua non è una voce politica, magari non è una voce che viene dal mondo della loro fede, magari non hanno una fede, ma quella voce è arrivata… E le consorterie economico-finanziarie lo sanno bene; anche per questo lo hanno messo nel mirino.

cover libro cristianoPotrai obiettare dicendo che in parte mi capisci, ma che ti appare esagerato dire “o lui o la barbarie”. Ci sono soltanto il bianco e nero? Ti ringrazio, questa osservazione è importante per me, che amo le foto in bianco e nero perché sono piene di grigi. Credo che il mondo sia così… Ma non stiamo vivendo tempi normali: l’Europa che si accorda con Erdogan per non far passare i richiedenti asilo politico sarebbe la casa dei diritti dell’uomo, gli Stati Uniti che vogliono dividere un continente con un muro e i genitori in fuga dai loro figli sarebbero il Paese del “sogno americano”, la Russia che torna all’imperialismo zarista e al mito della terza Roma sarebbe il prodotto dell’abbattimento del muro, l’Iran che sogna di vendicarsi di Alessandro Magno rifacendo l’impero persiano sarebbe “il nuovo islam”, l’Arabia Saudita che viviseziona un dissidente sarebbe il Paese del piccolo principe, il Brasile che dà fuoco all’Amazzonia e poi ne incolpa l’attore Di Caprio sarebbe il “nuovo che avanza”, la Cina che perseguita un gruppo etnico in quanto tale e in quanto credente sarebbe l’artefice della nuova Via della Seta. Tutto questo non poteva non accompagnarsi con la conquista dell’economia da parte della finanza, la disarticolazione dell’individuo immerso in non-luoghi e lo sfruttamento selvaggio delle materie prime; tutte derive di una globalizzazione reale che aveva pur sempre ottenuto per tutti noi grandi progressi. Ma quel sistema ormai non reggeva, non poteva più reggere e così per salvare il registro economico si è cambiato quello politico, che è diventato nazionalista, portando il ritorno dell’antisemitismo, l’affermarsi dell’islamofobia, il diffondersi del razzismo, dell’odio o del disprezzo come ragione di vita, quasi che la nuova modernità si fondi su un odio, ergo sum.

Questi due malanni, globalizzazione che lui ha definito “sferica”, cioè che ci rende tutti uguali rispetto al centro, e populismo sovranista, Francesco li aveva fotografati nel 2013, nel suo documento più importante, la Evangelii Gaudium:

L’uno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante: passeggeri mimetizzati del vagone di coda, che ammirano i fuochi artificiali del mondo, che è di altri, con la bocca aperta e applausi programmati; l’altro, che diventino un museo folkloristico di eremiti localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ciò che è diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini.

Ma non basta: questo tempo burrascoso con spaccio di droghe e terrorismo ha diffuso anche la confusione tra le discariche e i penitenziari divenuti, per tanti, discariche di uomini scartati. Chi ha cercato in tutti i modi di aiutare il reinserimento dei penitenziari nel tessuto metropolitano? Chi altri dopo una visita a un penitenziario vi è rimasto anche dopo pranzo, per riposare lì? E chi ha denunciato lo scandalo della detenzione preventiva e dell’uso di accuse infondate per eliminare avversari politici? Chi ha parlato dell’idealismo penale? Un idealismo, ha detto, che dimentica “i delitti dei più potenti, in particolare la macro-delinquenza delle corporazioni. Non esagero con queste parole. Il capitale finanziario globale è all’origine di gravi delitti non solo contro la proprietà ma anche contro le persone e l’ambiente. Si tratta di criminalità organizzata responsabile, tra l’altro, del sovra-indebitamento degli Stati e del saccheggio delle risorse naturali del nostro pianeta”. (Discorso all’Associazione Internazionale Diritto Penale, 15 novembre 2019). Basta? No, non basta ancora. Tu e io sappiamo che l’omosessualità è una realtà così diffusa quanto vittima di discriminazione che in alcune parti del mondo porta alla detenzione, o peggio: chi altri ha ricordato questa persecuzione citandola dopo il risorgente antisemitismo e il persistente antigitanismo? Se è arrivato qui non è per caso. Nel 2000, nel messaggio che scrisse alle comunità educative argentine quale arcivescovo di Buenos Aires, affermò che la crisi è mondiale e storica perché i progressi tecnologici quali informatica, robotica, nuovi materiali, hanno modificato profondamente le modalità di produzione, la manodopera è ritenuta meno importante dell’investimento nella tecnologia. Quindi l’economia si è globalizzata, “il capitale non riconosce frontiere, viene prodotto per segmenti, in luoghi del mondo diversi”. In questo modo “i disequilibri internazionali e sociali tendono ad accentuarsi: i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri; e ciò in maniera sempre più accelerata. Interi continenti restano esclusi dal mercato e grandi settori della popolazione (anche nei Paesi sviluppati) restano fuori dai circuiti dei beni materiali e simbolici della società”. Così “l’economia non contempla un lavoro dignitoso per tutti”. Inoltre “si aggrava il problema ecologico. […] L’attuale modello di sviluppo si rivela incompatibile con la salvaguardia dell’ecosistema”. La caduta dei totalitarismi ha prodotto democratizzazione e la caduta di molte giunte militari, ma “risorgono i nazionalismi e la xenofobia, dando luogo a gravi fatti di violenza sociale e razziale e perfino a cruente guerre civili e inter-etniche. […] I grandi partiti politici perdono centralità e rappresentatività. Nelle società avviene una forte crisi di partecipazione”. Cambia anche il ruolo della donna, nella società nella famiglia e nel lavoro. Questo “comporta cambiamenti nella struttura della società e della vita familiare”. La scienza poi, dischiude “la rivoluzione biotecnologica e la manipolazione genetica” e le religioni anziché scomparire acquistano nuove forze, ma “divengono radicali alcuni atteggiamenti fondamentalisti, sia nell’islam sia nel cristianesimo e nell’ebraismo”. A tutto questo già allora seppe aggiungere “la discontinuità – per meglio dire, l’abisso – tra società e classe dirigente (penso alla classe politica, ma non solo) discontinuità che nutre da entrambi i lati una dose di disinteresse e di cecità volontaria, e la discontinuità – o dissociazione – tra istituzioni e aspettative personali (applicabile tanto alla scuola e all’università quanto al matrimonio e alle organizzazioni ecclesiali, fra le altre)”.

Saper vedere già all’alba di questo nostro millennio tutto questo chiariva a cosa ci trovassimo davanti, e tra le sue risposte spiccano il recupero della razionalità e “lo sviluppo di vincoli umani di affetto e tenerezza, come rimedio allo sradicamento. La scuola può essere luogo (geografico, in mezzo al quartiere, ma anche esistenziale, umano, interpersonale) dove si allacciano radici che consentono lo sviluppo delle persone”. Posso sottolinearti quel “si allacciano radici”? Le piazze del 2019, e speriamo anche del tempo che viene, da Santiago a Baghdad, non stanno allacciando radici?

ultima modifica: 2020-06-24T12:35:44+00:00 da Riccardo Cristiano

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: