Così le città salveranno le democrazie. Il dibattito al Brussels Forum

Così le città salveranno le democrazie. Il dibattito al Brussels Forum
Le città sono sistemi politici e geopolitici in cui i cittadini ripongono maggiore fiducia rispetto alle istituzioni statali. Ecco perché la tenuta dei sistemi democratici può essere salvata proprio dai centri urbani. Il dibattito al Brussels Forum del German Marshall Fund

“Le città salveranno le democrazie”. Non c’è un punto interrogativo, ma è un’affermazione secca quella che ha dato il titolo a un panel organizzato dal German Marshall Fund nell’ambito dell’appuntamento annuale “Brussels Forum”. Il think tank di Washington, memoria perenne del Piano Marshall, è uno dei centri della pianificazione di policy e indirizzi a livello globale, contesto che rende il grande palcoscenico del forum, e ciò che ne esce, di primaria importanza. Tre i partecipanti, tre sindaci di altrettanti capitale europee che con la democrazia hanno avuto un rapporto complesso nella storia e che adesso rappresentano dei casi di studi fondamentali: Gergely Karácsony di Budapest, Zdeněk Hřib di Praga, Matus Vallo di Bratislava.

La democrazia globale potrà essere salvata dalle città, poli intelligenti di una realtà messa a nudo anche durante l’epidemia: la fiducia nelle istituzioni locali è più forte che in quelle nazionali. In Italia, per esempio, questa stabilità è fornita dal sistema elettivo e istituzionale differente che da anni è oggetto di discussioni (Italia Viva, il partito dell’ex premier Matteo Renzi, parla per esempio della necessità di creare un “sindaco d’Italia” per superare stalli e limiti dei mandati istituzionali). Il tema del GMF è ancora più vasto e riguarda processi internazionali.

La fiducia – “il petrolio che alimenta il motore dei governi democratici” – sta erodendosi costantemente nel mondo occidentale (termine largo, certamente impreciso, per definire l’ambiente di pensiero, non tanto geografico, in cui si sono solidificate le cosiddette democrazie liberali). La Freedom House ha segnato per il tredicesimo anno consecutivo un indebolimento generale della democrazia, mentre la fiducia nei governi federali come quello americano è scesa al 38 per cento. Minimi storici, secondo i dati di un recente sondaggio Gallup, che però registra anche un valore attorno al 70 per cento nella fiducia dei cittadini per i governi locali – dati simili vengono anche da Eurobarometer per conto dell’Ue.

È su questa fiducia che si basa il rilancio della democrazia in un momento in cui, come ha detto Karácsony resta “possibile apportare un cambiamento attraverso le elezioni in modo democratico anche in questi tempi molto difficili e in queste condizioni difficili”. “Le città stanno diventando sempre più importanti”, secondo Hřib e per questo “è fondamentale che l’Unione europea spinga alleanze tra le città”, ha continuato Karácsony.

Nel 2016, Geraldine Ide Gardner aveva firmato per il GMF un report in cui considerava, tra le altre cose, le città come il nuovo motore nella fiducia nei rapporti transatlantici. Sono queste che possono essere fari per la democrazia liberale (che è il sistema valoriale che fa da bedrock alle relazioni transatlantiche) e guidare la lotta contro i contraccolpi al sistema e le derive populiste.

Esistono, e permangono, divisioni tra ambienti rurali e urbani, spaccature all’interno dei tessuti cittadini, ma “insieme” possiamo superarle, ha detto Vallo calcando su una delle discontinuità messe a nudo anche in questo dalla pandemia. Le distanze tra gli ambienti cittadini e quelli periferici sono state esasperate sotto diversi termini dalla crisi, che allo stesso tempo offre – in chiaro – gli ambiti dove intervenire. Dalle distanze in Cina, dove i cittadini più evoluti che vivono nelle megalopoli ultra-tecnologiche mangiano cibi che arrivano dagli ambienti rurali, in cui i livelli di attenzione e sviluppo (leggasi anche: livelli igienico-sanitari) sono notevolmente più arretrati; o negli Stati Uniti, dove i grattacieli di New York sono un altro mondo rispetto alle cittadine del New England.

“Ognuno fa parte di una certa minoranza in una certa misura, e da una certa prospettiva, e come si uniscono queste minoranze per formare una maggioranza? Ora questo è il test” per Karácsony, che è passato su un altro tema di grande attualità. Diseguaglianza e disparità vissute all’interno dello stesso ambiente geografico – e dunque geopolitico. Sono anche questo le città: ambiti geopolitici locali che, ancora nella crisi, hanno dimostrato di poter creare sistemi integrati che travalicano i contesti nazionali.

ultima modifica: 2020-06-28T12:30:44+00:00 da Emanuele Rossi

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