Addio al poliziotto del mondo? Il ritiro Usa (forse) dalla Germania secondo il gen. Camporini

Addio al poliziotto del mondo? Il ritiro Usa (forse) dalla Germania secondo il gen. Camporini
Già capo di Stato maggiore della Difesa, consigliere scientifico dello Iai, il generale Vincenzo Camporini analizza l’ipotesi di ritiro (seppur parziale) delle truppe Usa dalla Germania. Potrebbe essere un altro colpo al multilateralismo, senza però dimenticare che il commander in chief Donald Trump ci ha abituato spesso a smentirsi nel giro di pochi giorni. In ogni caso, non va dimenticato che anche in Italia esiste un consistente presidio americano

Non si sa ancora abbastanza dei reali contenuti della decisione della Casa Bianca di ridurre del 30% la presenza di militari americani sul suolo della Repubblica Federale Tedesca, riportata dal Wall Street Journal, riduzione che si vorrebbe attuata a brevissima scadenza, entro il prossimo mese di settembre.

Lascio ad altri i commenti sulle possibili motivazioni del presidente Donald Trump: annosa questione delle spese per la difesa, prospettive del deterrente nucleare di teatro, con la Germania che, in forte ritardo sulle decisioni concrete circa la sostituzione dei Tornado, rischia di trovarsi nell’impossibilità di mantenere gli impegni strategici assunti, oppure reazione emotiva alla risposta negativa di Angela Merkel per il G7.

Ciò che invece sarà da verificare al più presto è se questa è una riduzione della presenza Usa sul territorio europeo, o se si tratterà di una redistribuzione in altre strutture americane presenti o in fieri in altri Paesi. Non dimentichiamo che anche in Italia esiste un consistente presidio americano: Vicenza, Aviano, Camp Derby, Sigonella, per citare le sedi più importanti. Solo quando sarà nota la destinazione delle truppe Usa sarà possibile dare una valutazione politico strategica dell’eventuale concretizzazione di questa decisione presidenziale.

Ove queste venissero dirottate verso Est, in particolare in Polonia (il fantomatico Fort Trump), poco cambierebbe dal punto di vista della postura strategica, se non un’ulteriore punzecchiatura nei confronti della Russia, che potrebbe lamentare un aumento della pressione nei suoi confronti, ma la garanzia del rispetto dal parte americana dell’impegno alla difesa comune non ne risulterebbe sostanzialmente indebolito e anche i paesi Baltici ne verrebbero rassicurati.

Se al contrario, si trattasse di un rientro negli Stati Uniti di questo contingente, ci troveremmo di fronte ad un nuovo passo della presidenza Trump in direzione di un’attenuazione dell’impegno diretto a difesa dell’Alleanza Atlantica, più volte definita nel passato come obsoleta (con Emmanuel Macron in controcanto che ha parlato di encefalogramma piatto).

Dal punto di vista metodologico, sarebbe un altro colpo alla prassi e alla politica del multilateralismo, che pure ha garantito una sostanziale capacità di dialogo anche tra avversari attraverso tutta la fase storica post Seconda guerra mondiale, tendenza peraltro ben precedente all’attuale presidenza, quando ad esempio dopo l’attentato alle Torri gemelle la precisa volontà politica e anche militare americana fu quella di privilegiare il concetto di “coalition of the willing”, piuttosto che l’impiego organico delle capacità di una solida Alleanza, secondo il principio che è la missione a definire la coalizione.

In ogni caso, non dobbiamo dimenticare che ci troviamo di fronte ad una notizia lanciata all’improvviso e le recenti vicende ci hanno insegnato che il Commander in Chief Donald Trump non esita a fare proclami e a smentirli nei fatti anche dopo qualche giorno: ovviamente la cosa non ci tranquillizza, ma credo che prima poter fare una valutazione politica e operativa accurata e approfondita sarà necessario verificare la realtà dei fatti nelle prossime settimane.

ultima modifica: 2020-06-06T09:30:28+00:00 da Vincenzo Camporini

 

 

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