Visita a Tripoli del ministro Di Maio. L'Italia ritorna a cercare il bandolo della matassa libica

Una fonte dalla Libia conferma a Formiche.net quanto già anticipato da Agenzia Nova: il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, sarà oggi a Tripoli per incontri con  il capo del Consiglio presidenziale e premier del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al Sarraj, il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga, e l’omologo, Mohamed Taher Siala.

È stato lo stesso Di Maio a parlare di un viaggio “nei prossimi giorni” durante “Porta a Porta”, sottolineando che “quando ho iniziato a lavorare sulla Libia gli obiettivi erano e sono ancora tre: garantire i nostri interessi geostrategici; assicurare l’unità della Libia; e fare in modo che si arrivi alla cessazione di questo conflitto. Tutti dicono che l’Italia perde terreno: sicuramente l’Italia non dà armi alle parti libiche e io mi tengo i nostri valori della Costituzione rispetto ad altre realtà”.

“I nostri asset geostrategici sono ancora lì”, ha detto il leader grillino, ricordando che “l’Italia è l’unica che ha ancora un’ambasciata a Tripoli fra tutti i paesi europei e che ha un rapporto importantissimo con tutte le istituzioni libiche”. Un vantaggio, quest’ultimo, che su Formiche.net è stato più volte ricordato da diverse fonti diplomatiche di altri paesi Ue.

Non è stato ufficializzato un viaggio anche sul lato orientale della crisi, la Cirenaica controllata militarmente da Khalifa Haftar, il signore della guerra dell’Est che ha cercato di rovesciare il Gna invano – sconfitto dopo 14 mesi di campagna militare sanguinosa, quando il governo onusiano di Tripoli ha ricevuto un appoggio più sostanzioso da parte della Turchia.

Di Maio venerdì della scorsa settimana era proprio ad Ankara, mentre nei giorni scorsi ha visto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. La Germania, dopo la conferenza di Berlino di gennaio, sta cercando di lavorare per costruire una soluzione per la stabilizzazione della crisi, mentre la Francia ha avviato una campagna retorica molto aggressiva nei confronti della Turchia – ieri il presidente Emmanuel Macron ha detto che le ingerenze libiche di Ankara dimostrano come la Nato sia effettivamente “una delle migliori di mestruazioni della morte celebrale” dell’alleanza, riprendendo un’uscita già fatta in passato.

Intanto, a proposito di doppi contatti libici: non c’è traccia nelle comunicazioni ufficiali della visita a Est della delegazione americana che due giorni fa era a Tripoli. Gli uomini di AfriCom e dipartimento di Stato, secondo quanto riportato da fonti nel campo haftariano, avrebbero incontrato il capo miliziano ad al Ramja, ma dal Gna dicono a Formiche.net che l’incontro non c’è stato. Haftar ha diffuso disinformazione per continuare passare da interlocutore anche in un momento di netta difficoltà, sconfitto militarmente e dunque senza più ragione di aver un ruolo politico? Oppure l’incontro sì è svolto in forma discreta e Washington non ha interesse a comunicarlo?

La situazione è molto delicata. Oltre allo scontro a cavallo del Mediterraneo che coinvolge l’asse est-ovest Turchia-Francia, c’è il peso della dichiarazione agguerrita del Cairo, che ha minacciato di entrare militarmente in Libia se Tripoli (e i turchi) non fermeranno l’ultima fase della controffensiva, la riconquista di Sirte.

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