Il ministro italiano risponde a un editoriale di Venturini: il ruolo dell’Italia in Afghanistan in mezzo al ritiro e all’accordo di Trump con i Talebani

“L’accordo di pace tra Usa e Movimento talebano non è l’accordo perfetto, ma è un risultato incoraggiante”, scrive in un op-ed sul CorSera il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, che risponde pubblicamente sollecitato da un editoriale di Franco Venturini. L’opinionista storico di Via Solferino accendeva i riflettori sul ritiro dall’Afghanistan, volontà trumpiana (consegnare un accordo con un grande nemico dell’America in dote agli elettori per novembre) che potrebbe però portarsi dietro una stabilizzazione di un’area critica, coinvolta da due decenni in una guerra “senza fine” (come la chiama, a ragione, il presidente americano). Condizione non certo ancora raggiunta, con i Talebani registrati come il gruppo più violento degli ultimi due anni, e Venturini che pone l’interrogativo sugli italiani.

Guerini ricorda che abbinata all’accordo americano c’è la riduzione della presenza militare esterna anche italiana, che dovrebbe concludersi a maggio 2021. Processo che, ricorda il ministro, si sta svolgendo “in sinergia con la Nato”, presente in Afghanistan con la missione Resolute Support (avviata dal gennaio del 2015 con l’obiettivo di addestramento, assistenza e consulenza in favore delle istituzioni e delle Forze di Sicurezza locali). “Voglio essere chiaro: dobbiamo evitare rischiose fughe in avanti”, scrive Guerini che ricorda il criterio Nato “in together, out together, adjust together” — si entra, si esce e si rimodula eventualmente la missione tutti insieme.

L’Italia sarà ancora presente con 800 militari in provincia di Herat, ruolo che il ministro ha già presentato alle commissioni Estere riunite di Camera e Senato con la “Delibera Missioni”. La presenza italiana “determina il pieno coinvolgimento negli sviluppi futuri” del Paese, dove il dialogo intra-afghano di riconciliazione con i ribelli jihadisti deve passare anche per il superamento di una crisi di politica interna innescata con le ultime presidenziali. Guerini spiega che il ritiro americano è coordinato con la Nato e “non intacca la nostra capacità di assolvere la missione, continuando a garantire un’adeguata cornice di sicurezza al personale”.

Per il ministro italiano ci sono delle condizioni sulla rimodulazione, e ricorda di averle fatte presente anche al Pentagono (con cui Guerini ha un dialogo continuo più profondo). Oggettiva riduzione della violenza, rafforzamento delle istituzioni locali, pieno rispetto dei diritti civili: sono questi gli elementi chiave che secondo Guerini la Nato deve aver fissato quando lascerà l’Afghanistan: “Lo dobbiamo al popolo afghano che continua a guardarci con fiducia e speranza”, chiude il ministro.

 

 

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