Isolati tre anticorpi monoclonali per la cura elaborata da Toscana Life Sciences per il Covid-19. Il Mad Lab, coordinato da Rino Rappuoli e interno alla Fondazione, è sempre più vicino ai test clinici. L'Italia si conferma hub innovativo e leader di settore europeo e internazionale

Oggi il mondo – e l’Italia – sono un po’ più vicini alla cura per il Covid-19. O almeno si spera. Il Mad Lab di Toscana Life Sciences (TLS), infatti, ha appena terminato la fase di discovery di anticorpi monoclonali per poter avviare i test clinici per la cura da sviluppare a partire dal sangue dei pazienti.

ISOLAMENTO DEGLI ANTICORPI “FORTI”

Individuando tre anticorpi su 4mila candidati, l’obiettivo di TLS è quello di ottenere una terapia a scopo profilattico-terapeutico per il virus Sars-CoV-2. Gli studi, effettuati con il supporto dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani e successivamente anche dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, sono stati coordinati dal vaccinista Rino Rappuoli, a capo del Mad Lab, che lavora secondo l’approccio sperimentale della Reverse Vaccinology 2.0.

LA TERAPIA MONOCLONALE

La terapia a base di anticorpi monoclonali, ricavata appunto tramite gli anticorpi, fornisce un’immunità passiva (al contrario di quella vaccinale, che è invece attiva) in quanto prevede il trattamento attraverso l’iniezione degli anticorpi sviluppati dai soggetti guariti dal Covid-19. Gli anticorpi, in questo caso, vengono estratti dai pazienti guariti e, dopo un processo di selezione e di prelievo degli esemplari più forti ed efficaci, vengono ingegnerizzati e successivamente iniettati nei malati. Avviata a metà marzo dall’Università olandese di Utrecht – che però partiva dall’utilizzo di cavie da laboratorio –, sono molti i gruppi che stanno lavorando a questa soluzione, fra cui l’americana Eli Lilly e, appunto, la Fondazione Toscana Life Sciences.

ANTICORPI MONOCLONALI: SICURI E GIÀ AMPIAMENTE SPERIMENTATI

Gli anticorpi monoclonali sono stati approvati da tutte le agenzie regolatorie e ad oggi risultano ampiamente utilizzati non solo nelle terapie oncologiche, ma anche nel trattamento delle malattie infettive. Recentemente, ad esempio, sono stati usati per contrastare l’infezione da Ebola, rappresentando la prima e unica soluzione per terapia e prevenzione. Inoltre, gli anticorpi monoclonali presentano per la loro natura “biologica” tempi di sviluppo più rapidi rispetto ai vaccini o ad altri farmaci antivirali.

DIFFERENZE CON IL PLASMA

La terapia del plasma prevede il prelevamento del plasma da un soggetto guarito dal Covid, la sua purificazione, e la successiva immissione diretta nei pazienti malati, senza passaggi in laboratorio. Sebbene dia buoni risultati, questa terapia presenta problemi quantitativi, poiché per curare necessita obbligatoriamente la presenza di un numero di ex malati, che siano appunto guariti, molto elevato. Tra l’altro, solo il 30% dei potenziali donatori risulta idoneo. Perciò quella al plasma è considerata una terapia di emergenza.

“FASE DI RICERCA ESTREMAMENTE INTERESSANTE”

“Inutile dire che per noi si apre una fase di ricerca estremamente interessante per caratterizzare tutti questi anticorpi monoclonali umani dal punto di vista biologico, strutturale e funzionale”, ha dichiarato Claudia Sala, senior scientist del Mad Lab. “Uno di questi tre anticorpi – ha aggiunto – è stato il primo identificato come potente che si è confermato tale ormai in diversi esperimenti ed è dunque già stato espresso e purificato in laboratorio”. “Grazie alla sequenza del Dna che codifica per questo anticorpo – ha concluso – abbiamo potuto produrlo in vitro e purificarlo, verificando come anche questa versione, e una variante ‘mutata’, cioè migliorata nelle sue proprietà funzionali, mantengano attività neutralizzante nei confronti del virus. Siamo dunque molto ottimisti sul prosieguo dello sviluppo e sulla sicurezza e potenzialità terapeutica”.

IL SUPPORTO DI MENARINI

La sequenza di DNA dei tre anticorpi monoclonali umani è stata inviata a un partner svizzero per lo sviluppo delle linee cellulari e, successivamente, avverrà la produzione in cGMP (current Good Manufacturing Practice) e l’infialamento grazie all’accordo sottoscritto con il Gruppo Menarini per l’utilizzo del loro impianto industriale Biotech di Pomezia. L’obiettivo è di poter avviare entro la fine del 2020 i test clinici sull’uomo.

TEST CLINICI ENTRO 5-6 MESI

“Siamo orgogliosi di questo risultato, per il quale ringraziamo tutto il team di ricerca che da marzo sta lavorando con impegno, dedizione e forte senso di responsabilità. Abbiamo scelto di portare avanti i tre anticorpi monoclonali più promettenti in modo da verificare anche quale si esprime meglio nella produzione su scala industriale”, ha commentato invece Fabrizio Landi, presidente di Toscana Life Sciences, Ente no-profit attivo sul territorio toscano per supportare le attività di ricerca e favorire la nascita di imprese innovative nel campo delle scienze della vita. “Con questo risultato – ha dichiarato – confermiamo le tempistiche di sviluppo che avevamo ipotizzato all’avvio del progetto e prevediamo l’inizio dei test clinici fra circa 5-6 mesi”.

IL RUOLO DELL’ITALIA

L’Italia, leader europeo nel pharma, cerca nonostante i limiti dettati dallo scarso innesto finanziario degli ultimi anni e dall’incertezza del diritto che ha colpito il settore farmaceutico – così come molti altri – di tenere il passo e mantenere il ruolo che ricopre ormai da anni. Hub innovativo, partecipa infatti anche a una delle sperimentazioni più avanzate nella ricerca del vaccino contro il Covid-19. La IRBM di Pomezia, infatti, tramite la sua divisione Advent per i vaccini innovativi, collabora con l’Università di Oxford nella sperimentazione della farmaceutica AstraZeneca.

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