In vista delle prossime elezioni, senza fermenti piccoli ma forti, senza il coraggio di passare dall’impegno sociale a quello politico e istituzionale, potrà esserci un nuovo cattolicesimo politico? La riflessione di Rocco D'Ambrosio, professore di Filosofia Politica, presso la Facoltà di Scienze Sociali alla Pontificia Università Gregoriana

Si va di elezioni in elezioni: le prossime sono regionali e comunali. Saranno quasi balneari; ma a parte questa novità non sembra che ci sia niente di nuovo sotto il sole, anche per l’ambiente cattolico. La domanda difficilissima, con risposta quasi impossibile, è se in Italia ci sia ancora un cattolicesimo politico e se goda di buona salute. Certamente apparteniamo a un Paese e a una Chiesa cattolica nazionale che ha detto e fatto molto in termini di testimonianza e attività politiche di ispirazione cattolica. Non c’è stata solo la DC, ci sono stati i cattolici impegnati nel sindacato, nel mondo sociale e dei volontari, sindacale, economico e culturale. Ci sono ancora? Ovviamente si. Ma possono oggi definirsi come un filone culturale e politico che incide nel tessuto del Paese, come, per esempio, nel secondo dopoguerra? Per rispondere propongo alcuni nodi concettuali fondamentali per rinvigorire questa tradizione.

IL CATTOLICESIMO NOSTALGICO

Quando si ha una grande tradizione alle spalle è normale farsi prendere dalla nostalgia, che riassumerei nella battuta: “Quelli sì che erano tempi!”. Nessuno può negare le valide testimonianze di quei cattolici che con coscienza, competenza e sacrifici hanno contribuito a costruire il Paese (non cito nessuno per non fare torto ai meno conosciuti). Ma il loro tempo è passato, le lancette dell’orologio non possono essere sposate indietro, il mondo va avanti, anche tra crisi sanitarie ed economiche-sociali. Se dobbiamo citare questi grandi è per studiare il loro pensiero e la loro prassi perché illumini questo presente. La nostalgia non aiuta; anzi diventa deleteria quando, in maniera spesso camuffata da nuove sigle e strategie, è l’imperitura voglia di ricostituire la Democrazia Cristiana. Un mese sì e l’altro pure c’è qualcuno che dice e si adopera perché i cattolici siano (tutti) insieme in un partito (o movimento o associazione). Proprio non va giù quanto il Vaticano II, Paolo VI, Francesco abbiano detto chiaramente: si può essere cattolici e operare in schieramenti politici diversi, purché si sia, sempre e comunque, coerenti con la propria fede.

IL CATTOLICESIMO CLERICALE

La Chiesa cattolica italiana ha fatto molta fatica nell’accettare la fine della Dc (con tutti i suoi pregi e i suoi difetti). È un po’ sotto gli occhi di tutti come, dagli anni ’90 in poi, la Chiesa cattolica italiana – fatte salve nobili eccezioni nelle persone di alcuni pastori e fedeli laici – abbia preferito concentrarsi, in termini di riflessione e annuncio, più sui temi relativi all’etica personale e familiare che su quelli sociali, politici ed economici. Sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo scarseggiano e sono rarissimi interventi – anche nell’attuale periodo di crisi sanitaria – sui temi di attualità scottante come corruzione e mafie, povertà, migrazioni, ambiente, economia solidale e cosi via. Di qui uno dei motivi del contrasto con papa Francesco, il quale è molto chiaro e profondo sul ruolo di una Chiesa aperta al mondo, che annuncia e incarna un Vangelo di giustizia e carità. Il modello di Chiesa dominante in Italia non solo è lontano dalle proposte dell’attuale pontefice, ma continua a circondarsi di laici clericali, spesso yesman protesi a battaglie ideologiche e difesa di privilegi ecclesiali, simpatizzanti di aree tradizionaliste e populiste, bigotte e reazionarie.

UN CATTOLICESIMO POLITICO NUOVO

Ma non tutto è negativo. Esistono settori cattolici che esprimono un cattolicesimo politico autentico e motivato: si pensi ad associazioni di volontariato (specie Caritas), Ong, scuole di politica, gruppi di cittadinanza attiva e di quartiere, gruppi di migranti, liste civiche o minoranze nei grandi partiti e così via. Quantitativamente minoritari ma qualitativamente notevoli, poco raccontati dai media, possono considerarsi semi per un nuovo cattolicesimo politico italiano. Una grande responsabilità, in materia, la hanno i pastori. È molto triste vedere come diversi pastori sono più sensibili ad ambienti con derive populiste e fasciste e meno a coloro che, con tutti i limiti possibili, cercano di testimoniare il Vangelo personalmente e in gruppo. Non ci sarà un nuovo cattolicesimo politico italiano senza questi fermenti piccoli ma forti; senza – per alcuni di loro – il coraggio di passare dall’impegno sociale a quello politico e istituzionale (si pensi alle amministrative prossime). Non è solo la storia a testimoniarlo, ma anche il Vangelo: è il lievito a fermentare la massa (Mt 13). Non viceversa.

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