Usa-Cina. Lo scontro tra fantascienza e realtà

Usa-Cina. Lo scontro tra fantascienza e realtà
La Cina è una potenza egemone e tende all’eliminazione reciproca con gli Stati Uniti, oppure cerca un equilibrio, un’armonia competitiva lasciando spazi al rivale? Incroci tra fantascienza e realtà

In un commento per Bloomberg Opinion, lo storico scozzese Niall Ferguson dice che “siamo ai piedi di una Guerra Fredda”, prendendo in prestito le parole da Henry Kissinger (le aveva dette in un colloquio con Ferguson al Bloomberg News Economy Forum di Pechino, novembre 2019). Per lui lo scontro tra Stati Uniti e Cina è “inevitabile e desiderabile”. L’analisi che fa è ricca di spunti e la sintetizza nel libro The Dark Forest, romanzo di fantascienza di Liu Cixin (scrittore molto apprezzato in Cina, sia dal Politburo che dalle tech company). Nel racconto una civiltà aliena ipertecnologizzata invade la Terra; l’universo è una foresta oscura dove regna la necessità di dominazione e di eliminazione dell’altro. Ferguson dice di aver capito più della Cina attuale dal romanzo di Liu Cixin che da dozzine di saggi tecnici scritti da politologi ed esperti. Il senso è: gli imperi tendono alla dominazione e all’eliminazione reciproca, e questo vale anche per Washington contro Pechino: dunque prima o poi…

Comunque in quello che scrive Ferguson si cerca di fondo lo sbocco positivo, non si incita l’eliminazione devastante, piuttosto si citano esempi come quelli ipotizzati da Eric Schmidt, l’ex capo di Google, che parla di un modello che chiama “coop-etition”, una sorta di condivisione basata sulla competizione reciproca tra le due potenze.

Ma resta un dubbio affascinante quanto preoccupante: The Dark Forest assomiglia a come pensa la Cina i segretario Xi Jinping? Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri cinese, il freddo Wang Yi, diplomatico che conduce i giochi nel raccontare il romanzo dell’attuale Cina globale, ha provato a disinnescare qualche tensione. La Cina, ha spiegato, non si vuole sostituire agli Stati Uniti, non può e non vuole essere una super-potenza globale.

La tensione con Washington, ha detto, “ci allarma, perché il rapporto tra i nostri due Paesi è il più importante al mondo”. E ancora: “Aggressione ed espansionismo non sono mai stati nei geni della nazione cinese, nei cinquemila anni della sua storia”. Non è chiaro quanto siano un taijie, espressione mandarina che, spiega Guido Santevecchi sul CorSera, significa “dare gradini” all’avversario per consentirgli di risalire da una situazione pericolosa. Oppure è una postura diplomatica armoniosa perché le visioni in stile   The Dark Forest non sono certo possibili da esternare pubblicamente.

ultima modifica: 2020-07-11T09:10:08+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

 

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  • Massimo Matteoli

    Non ho certo titoli per consigliare il governo USA ma ad occhio mi sembra che la questione non sia affatto né chiara né semplice come ce la vorrebbero far sembrare i falchi dell’ amministrazione Trump.
    In primo luogo perché la Cina non è come l’Unione Sovietica, un gigante militare ma economicamente un nano in proporzione agli USA, ma semmai il contrario.
    In secondo perché già da qualche anno la Cina ha una bilancia dei pagamenti in sostanziale pareggio, cioè per il resto del mondo [ un mercato appetibile come il resto del mondo lo è per la Cina.
    Chiudere i rapporti di interconnessione o collegamento con la seconda economia del mondo avrebbe, perciò, costi enormi anche per gli USA ed i suoi alleati nella nuova crociata anticinese..
    Solo per fare un esempio: la Cina oltre il luogo di produzione principale è diventata uno dei principali mercati per APPLE, e se sarà possibile (anche se non semplice) spostare altrove le fabbriche, sicuramente non si potrà farlo con i clienti dell’ex “Impero di mezzo”.
    E la lista potrebbe continuare a lungo.
    D’altra parte la Cina, a parte l’osservanza esterna dei riti “comunisti” ,non ha (ed in verità non l’ha mai avuta nemmeno ai tempi di Mao) nessuna volontà di “esportare” un modello ideologico alternativo alla società capitalistica occidentale.
    Siamo, infatti, in presenza di un capitalismo diffuso stretto tra gli istinti liberati dall” arricchitevi” di DENG Xiaoping ad un controllo sempre più stretto dello stato e del partito via via che si sale la scala della dimensione e del potere economico.
    Quindi i nostalgici sia della “rivoluzione mondiale” che del “mondo libero” stiano tranquilli, non esiste nessuna “scelta di civiltà” da fare, ma semmai uno scontro tra modelli economici molto più simili di quello che probabilmente entrambi ammetterebbero, in cui ciascuna delle due superpotenze ci tirerà (anzi ci sta già tirando) per la giacca.
    Come era prevedibile la risposta dei “sovranisti”, quale ne sia il colore, è stata quella di dichiarasi alleati (cioè in realtà “a servizio”) ora del’una ora dell’altra.
    Ma al di là delle macchiette che purtroppo oggi calcano il palco della “grande politica”, questa sarà probabilmente la scelta più importante e pericolosa che l’Unione Europea e gli stati che la compongono saranno chiamati a compiere, probabilmente già dai prossimi mesi.
    Avremo la forza di dire agli USA che non vogliamo essere coinvolti, anzi rifiutiamo, l’idea stessa di una nuova “guerra fredda” contro la Cina ?
    E nello stesso tempo a ricordare al governo di Pechino che una nazione che vuole essere partner a pieno titolo dell’ Europa non può continuare nella politica di repressione delle minoranze nazionali al suo interno come in Tibet o nello Xinjiang o che l’autonomia di Hong Kong non è solo una questione interna della Cina ma un obbligo che ha liberamente assunto in un trattato internazionale ?
    Inutile nascondersi che il sentiero é stretto e scivoloso.
    Potremmo elaborare una posizione comune e difenderla dagli attacchi e dalle sicure ritorsioni di di chi a Pechino od a Washington non ne sarà contento, oppure in ordine sparso cercare un accomodamento con questo e/o quello.
    Gli staterelli italiani del Rinascimento, stretti tra Spagna e Francia, non riuscirono ad unirsi ed alla fine del loro carosello di alleanze e controallenze finirono servi dello straniero.
    Speriamo che l’esempio della storia stavolta insegni qualcosa.