Nel pomeriggio di giovedì 16 luglio è iniziata a circolare una foto che avrà fatto saltare i nervi al Cairo. Il ministro degli Esteri turco, il facinoroso Mevlüt Çavuşoğlu, era ad Addis Abeba seduto accanto all’ex presidente Mulatu Teshome Wirtu. La Turchia è il secondo più grande investitore straniero in Etiopia (dopo la Cina) e oltre 150 aziende turche sono operative nel Paese del Corno d’Africa, con oltre 30mila posti di lavoro all’attivo. Ma dietro a quell’incontro va riprodotto un contesto. Mulatu Teshome Wirtu è infatti il rappresentante speciale del primo ministro etiope per i rapporti con l’Egitto, ossia colui che ha in gestione i grandi effetti geopolitici della grande diga sul Nilo Azzurro, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (Gerd).

Non sfugge dunque la sovrapposizione temporale. Mentre Turchia ed Egitto sono alle minacce di guerra reciproca in Libia, schierate l’una con la Tripolitania onusiana e l’altro con la Cirenaica haftariana, il capo della diplomazia di Ankara visita il nemico profondo del Cairo, ossia l’Etiopia. Uno scontro che si è riacceso proprio in queste settimane: secondo le ultime informazioni, Addis Abeba sta procedendo col riempimento della Gerd, la diga della discordia che potrebbe permettere a oltre sessanta milioni di etiopi di avere la corrente elettrica costante (e ciò che ne consegue in termini di sviluppo), ma rischia di mettere a secco l’Egitto che rivendica necessità idriche fondamentali che l’infrastruttura potrebbe limitare. Una questione delicatissima che ha già portato il governo egiziano a minacciare ritorsioni severe (anche armate) contro l’Etiopia.

(Foto: Twitter, @MevlutCavusoglu)

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