Le opposizioni bocciano il governo su Autostrade. Rixi (Lega): “Se si cambiasse il concessionario il problema rimarrebbe intatto”. Fazzolari (FdI): “Servirebbero due nuove condizioni contrattuali: la revoca scatta in caso di mancata osservazione del piano di investimenti e un tetto alla possibilità di dividendi”

Potrebbe innescarsi una mini crisi occupazionale in caso di revoca della concessione? Giusta la mossa del governo o si poteva scegliere un’altra strategia? L’intervento di Cassa Depositi e Prestiti è una strada percorribile? Queste le posizioni di Lega e Fratelli d’Italia sul delicato dossier Autostrade, alla vigilia del Consiglio dei ministri di domani che potrebbe sancire la revoca delle concessioni.

LEGA

Quanti lavoratori di Autostrade perderanno il posto di lavoro grazie alla revoca minacciata dal governo? Secondo Edoardo Rixi, responsabile infrastrutture della Lega, tutto dipende da come il governo imposterà i cardini della revoca e da quali soluzioni alternative adotterà, come ad esempio il fatto di obbligare i concessionari a prendersi in carico tutti i dipendenti. “Credo che l’esecutivo non sia preparato per gestire con un piano la fase successiva alla revoca: il tema vero è che rischiano di essere licenziati tutti in caso di azioni improvvisate”.

Circa il possibile intervento di Cassa Depositi e Prestiti il parlamentare leghista vede pochi pro e molti contro: “Cdp non ha esperienze in campo autostradale, è un socio finanziario e non industriale: per cui di fatto non potrebbe effettuare una gestione diretta ma delegare a manager esterni, probabilmente scelti da altri”.

GOVERNO SENZA UN PIANO

“La maggioranza – aggiunge – sul dossier Autostrade vacilla parecchio ma solo apparentemente, visto che è collegata al fatto che non vuole andare a casa, per cui digerirà qualunque cosa. La mia paura è che negli ultimi mesi non c’è stata l’elaborazione di una disciplina alternativa rispetto all’attuale sulle concessioni autostradali, che non sono come quelle aeroportuali provviste di disciplina propria. Avendo contratti be to be col singolo operatore non hanno controlli incrociati: sugli aeroporti c’è un ente terzo che monitora gestione e manutenzione, mentre nelle autostrade è lo stesso concessionario a controllare se stesso. In questo modo vanta una posizione di monopolio e dominanza anche rispetto al ministero. Mi sembra che la tragedia del ponte Morandi sia servita a poco anche per riscrivere le regole delle Autostrade: se si cambiasse il concessionario il problema rimarrebbe intatto”.

FDI

“Una situazione molto complessa è stata gestita malissimo dal governo – dice a Formiche.net il senatore Giovanbattista Fazzolari responsabile del programma di Fratelli d’Italia –. Per FdI le concessioni autostradali dei Benetton, e non solo, violano le più elementari basi del diritto civile: sono contratti che non prevedono la possibilità per uno dei due contraenti di rispettare i propri impegni”. Questo passaggio, aggiunge, è stato ribadito anche dalla Corte dei Conti per cui si sarebbe dovuto procedere “già da tempo alla revoca di tali concessioni”.

Un passo che secondo i meloniani doveva essere fatto in modo diverso: “Serio, deciso e intelligente: da sempre abbiamo proposto la revoca accompagnata da una nuova immediata gara, alla quale avrebbe potuto partecipare la stessa Atlantia sulla base di ben altre condizioni contrattuali”.

CONDIZIONI

Il riferimento è ad esempio a quella che il senatore Fazzolari definisce la più elementare: “La mancata osservazione del piano di investimenti comporta la possibilità di revoca. Oggi non è così. Poi quella di un tetto alla possibilità di dividendi: si tratta di infrastrutture strategiche pubbliche che costituiscono monopoli naturali, non è normale che si ammetta la possibilità di margini di utili che non esistono né in natura né sul mercato planetario”. Aggiunge l’esigenza di un piano di investimenti e infrastrutture derivanti dalle risorse delle concessioni, fatto nell’interesse della collettività.

L’opzione di Cassa Depositi e Prestiti è sbagliata? “No – osserva l’esponente meloniano – ma siamo dinanzi ad una situazione che avremmo dovuto affrontare due anni fa: arriviamo a due anni dal crollo del ponte Morandi a trovare una soluzione tampone. Quella di Cdp potrebbe, se fatta bene, essere una strada praticabile: se lo Stato diventasse azionista di maggioranza di Autostrade, in quanto tale, potrebbe decidere la relativa governance e stabilire le condizioni a cui ho accennato prima su dividendi, investimenti e controlli. A quel punto la pietra dello scandalo può essere risolta con un management che fa davvero l’interesse pubblico e non quello privato”.

FIUMICINO

Infine il senatore Fazzolari segnala anche la curiosa vicenda legata a Fiumicino, dove il governo ha fatto “una marcia indietro perché beccato a fare regali ai Benetton”. Osserva che lo scorso 10 luglio una nota del “Mit dichiara che non è vero (come denunciato da Fratelli d’Italia) che il ministero stia manovrando per consentire ad Aeroporti di Roma, controllata dai Benetton, di fare l’inutile speculazione dell’allargamento dell’area aeroportuale di Fiumicino. Ma la nostra denuncia nasce proprio da quanto scritto nel piano presentato dal ministro De Micheli ‘Italia Veloce’ datato 10 giugno, che prevede proprio la costruzione di una quarta pista e adeguamento della capacità del terminal”. A cosa serve una quarta pista, si chiede, visto che lo scalo inglese di Heathrow con sole due piste movimenta il triplo dei passeggeri romani?

RISERVA NATURALE

“Lo scorso 23 giugno il ministero dell’Ambiente aveva annullato la discussione dell’interrogazione a mia firma sul tema, prevista in aula al Senato per il 25 giugno. Evidentemente il governo si è voluto sottrarre a una questione di grande attualità, considerato che il ministro delle Infrastrutture De Micheli ha recentemente reinserito il raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino nel documento Italia veloce. Ciò nonostante sia ormai chiaro a tutti che il potenziamento dell’aeroporto di Fiumicino possa essere fatto all’interno dell’attuale sedime aeroportuale senza sconfinare in una riserva naturale e che il sistema del trasporto aereo nazionale necessiti di un terzo aeroporto del Lazio da destinare alle compagnie low cost. Ricordo che il Senato ha approvato all’unanimità, il 30 maggio 2018, un ordine del giorno di Fratelli d’Italia che impegna il governo a potenziare l’aeroporto di Fiumicino entro i confini dell’attuale sedime aeroportuale”.

twitter@FDepalo

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