Lo scontro al confine tra Israele e Hezbollah dimostra che la situazione sulla linea di demarcazione tra Stato ebraico e Libano può essere il punto di sfogo di tensioni che riguardano il contesto regionale con ottica a più lungo termine. Il commento di Matteo Bressan (Lumsa/Nato Foundation)

Miliziani appartamenti a Hezbollah, un gruppo politico armato libanese collegato ai Pasdaran, pare abbiano sparato un missile anti-carro Kornet contro un veicolo israeliano nella delicatissima zona di confine tra i due Paesi. L’episodio è avvenuto nell’area rocciosa del Monte Dov, nei pressi dell’avamposto israeliano ‘Astra’ nella zona delle Fattorie di Sheeba, non lontano dal punto di osservazione OP-1 dei caschi blu dell’Onu (che operano sotto la missione Unifil). Zona disabitata a quasi duemila metri sul livello del mare, nella porzione settentrionale delle Alture del Golan, continua con la Linea Blu che segna la demarcazione di deconflicting tra Libano e Israele e del confine conteso con la Siria.

La risposta israeliana è arrivata immediatamente: secondo l’Idf c’è stata una controffensiva d’artiglieria e un bombardamento che “ha distrutto il commando infiltrato”. L’area è tecnicamente territorio libanese, ma è sotto il controllo israeliano dalla fine della Guerra dei Sei Giorni del 1967. È un’escalation per certi versi attesa, dopo che da giorni movimenti militari nell’area avevano fatto preoccupare anche l’Unifil, con il generale italiano Stefano Del Col, comandante della missione di peace-enforcing dell’Onu, che aveva invitato le parti a mantenere massimo il controllo della situazione.

Gli Hezbollah hanno annunciato di aver reagito in rappresaglia, dopo l’uccisione di un loro operativo durante un raid aereo israeliano in Siria qualche giorno fa – uno dei tanti attacchi con cui le forze dello stato ebraico cercano di ostacolare il passaggio di componentistica militare tecnologica dai Pasdaran a Hezbollah. Si tratta di operazioni effettuate da anni, contro le consegne inviate da Teheran che cercano di sfruttare la cortina fumogena della guerra siriana e la logistica favorita dalla presenza del blocco sciita a sostegno del regime assadista. Ma forse dietro potrebbe esserci anche qualche cosa che riguarda gli equilibri a più lungo termine.

“Lo scontro a fuoco conferma, al momento, quanto la contrapposizione tra Israele e Iran in Siria possa pericolosamente straripare in Libano. Le azioni che Hezbollah avrebbe voluto condurre quest’oggi potrebbero essere infatti la risposta all’uccisione in Siria Ali Kamel Mohsen Jawad (il combattente del gruppo ucciso nel bombardamento israeliano citato sopra, ndr). Una morte che le stesse forze di difesa israeliana hanno però dichiarato essere accidentale” spiega Matteo Bressan, docente di Relazioni internazionali e studi strategici alla Lumsa e analista Nato Foundation.

“In generale c’è da pensare che il Libano, alle prese con una crisi economica senza precedenti, non sia ancora l’epicentro della crisi o della prossima guerra tra Israele e gli Hezbollah – aggiunge Bressan – ma naturalmente non valutare o peggio ancora sottostimare questi scontri a fuoco sarebbe un pericoloso errore e ci riporterebbe alle errate percezioni di quanto avvenne nell’estate del 2006 con la guerra dei 34 giorni”. Scontro che tecnicamente è ancora aperto tra i miliziani libanese e Israele.

Come è possibile inquadrare quello che sta succedendo sul contesto regionale? “Credo che Israele tema che da qui alle elezioni americane del 3 novembre l’Iran si rinforzi”, spiega il docente italiano che da anni segue il contesto libanese: “Il recente accordo di cooperazione tra Iran e Cina inoltre sembra, come evidenziato anche da New York Times, mettere in dubbio la politica dell’amministrazione Trump di isolare Teheran. La Cina non solo ha dimostrato di poter sostenere l’urto delle sanzioni statunitensi, ma si potrebbe avviare, attraverso questo accordo, a fornire assistenza e addestramento militare all’Iran”. Con conseguenze anche sugli equilibri della regione dunque.

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