La titolare del Viminale incontrerà le principali figure del governo onusiano, Gna, accompagna dal direttore dell’Aise, Caravelli. Immigrazione e terrorismo i temi in cima all’agenda

La ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, giovedì 16 luglio sarà a Tripoli, per incontri di “altissimo livello”. È la sua prima visita ufficiale all’estero post-coronavirus — testimonianza di come il dossier sia considerato sensibile per l’Italia. In agenda due punti principali: il contrasto ai flussi migratori illegali e la lotta al terrorismo.

La notizia della missione circola da alcuni giorni, ma per ragioni di sicurezza organizzativa non era stata diffusa dai media italiani, invece è stata anticipata ieri da 218 Tv, un’emittente televisiva libica con sede in Giordania. Un media haftariano che spesso fa uscire notizie con l’intento di creare confusione o per propaganda (la visita per esempio riportava la data errata di mercoledì).

La titolare del Viminale sarà accompagnata dal nuovo direttore dell’Aise, Gianni Caravelli, che da molto tempo tiene i contatti che riguardano il dossier libico. Gli appuntamenti a Tripoli saranno fitti, e la presenza di Caravelli è un elemento di continuità e facilitazione per i contatti che terra Lamorgese. La ministra vedrà prima il presidente del Consiglio presidenziale, Fayez al Sarraj, con il ministro degli Affari esteri, Mohamed Siala, il vicepremier Ahmed Maiteeq e poi l’omologo Fathi Bashaga.

Con il collega libico il colloquio sarà approfondito sui flussi migratori e le modifiche al Memorandum d’intesa fra Italia e Libia del 2017. Secondo le informazioni diffuse da Agenzia Nova, si parlerà anche di cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrabbando e del rafforzamento della sicurezza delle frontiere, di terrorismo (la Libia è un punto di passaggio, nel Fezzan, delle dinamiche terroristiche nel Sahel).

Lamorgese nelle prossime settimane sarà anche in Tunisia: fonti governative riferiscono che l’approccio italiano alla sponda nordafricana è “integrato in un sistema regionale”, ossia non c’è solo la crisi libica, sebbene la situazione nel paese sia un interesse prioritario per l’Italia.

 

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