Il sistema di difesa aerea dell'Ambasciata americana a Baghdad intercetta un Katyusha. L'Iraq è ancora il teatro di sfogo delle tensioni tra Usa e Iran

Un sistema di difesa aerea ha intercettato un razzo Katyusha sopra alla Green Zone di Baghdad. Il missile era diretto verso il compound fortificato in cui si trova l’ambasciata americana ed è stato probabilmente neutralizzato tramite il C-Ram, un nuovo sistema terra-aria che proprio ieri pomeriggio era stato testato dai Marines nel fortino diplomatico. Ci sono stati vari precedenti: nei mesi scorsi l’ambasciata americana in Iraq è stata oggetto delle rappresaglie dei gruppi armati collegati all’Iran. Lanci di razzi e aggressioni di vario genere compresa una marcia popolare (fomentata dalle milizie sciite di Baghdad) che ha fatto ricordare drammatici passati come quello di Bengasi.

Ci sono due generi di elementi che potrebbero, con molto più di un sospetto, aver prodotto la rappresaglia dei corpi armati filo-iraniani. Primo: la scorsa settimana l’unità antiterrorismo irachena (un corpo d’élite addestrato dalle forza statunitensi presenti nel Paese) ha arrestato una dozzina di persone appartenenti alla Kataib Hezbollah. L’accusa, per gli uomini del partito/milizia che gli iraniani hanno riprodotto in Iraq sullo stampo di quello libanese, era di aver condotto e organizzato proprio quegli attacchi contro gli interessi degli Stati Uniti. L’Iraq è uno snodo per certe dinamiche.

Per esempio: il drone americano che ha ucciso Qassem Soleimani, l’architetto delle milizie iraniane nella regione, ha colpito lungo la strada che esce dall’ex Saddam International Airport (per giustificare l’eliminazione, gli Stati Uniti l’accusavano di essere nel Paese per organizzare un’azione sanguinosa contro l’ambasciata). La risposta iraniana arrivò tramite un bombardamento con missili cruise in basi irachene che ospitano soldati americani. Una di queste, Camp Taji, è stata colpita anche ieri dai Katyusha.

Secondo: negli ultimi giorni c’è stato un susseguirsi di fatti strani in Iran. Sono successi “incidenti”, come li ha inizialmente definiti il governo di Teheran, che però iniziano a far pensare a qualcosa di più. Ed anche gli iraniani hanno cambiato in parte linea: potrebbero essere azioni cyber contro il programma nucleare condotte da Israele (il Mossad ha l’Unità 8200 iper-specializzata) e/o dagli Stati Uniti. Elementi di tensione che potrebbero ancora una volta trovare sfogo in Iraq.

Sotto questo quadro, è utile ricordare la successione degli ultimi eventi in Iran. Il 26 giugno l’esplosione di una cisterna di gasolio nel complesso missilistico di Khojar; il 30 giugno una fuga di gas nel centro medico di Teheran; il 2 luglio è saltato in aria la sala di assemblaggio delle centrifughe nella centrale nucleare di Natanz; il 4 luglio c’è stata un’esplosione nello stabilimento di produzione energetica di Zargan e nello stesso giorno una perdita di cloro nel complesso petrolchimico di Karoun.

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