Ci lascia, a 91 anni, Ennio Morricone, il maggior artista sulla scena mondiale per musica da film del secondo Novecento. Formiche.net ha chiesto un ricordo a un altro maestro, Alberto Negrin, noto autore di film e film-tv. “Ho filmato Ennio mentre scrive, dirige, prova. Un grandissimo artista, anche perché umile”

Romano, classe 1929, Ennio Morricone, già da giovane è un multitalento: bravo sia nel gioco del calcio che per l’orecchio musicale. Si diploma al Conservatorio di Santa Cecilia in tromba, dopo aver preso 9.50/10 in composizione con un grande musicista, quel Goffredo Petrassi i cui concerti per orchestra sono una tappa fondamentale del Novecento musicale italiano.

Ennio Morricone sarà il Maestro per eccellenza della musica per film della seconda metà del Novecento, il migliore sulla scena mondiale. Da Sergio Leone (Trilogia del dollaro), al Leone della rilettura italiana dell’America gangsteristica anni Venti (C’era una volta in America, 1984), alla colonna indimenticabile di Mission (1986) di Roland Joffé, con quel flauto traverso che raddolcisce il dolore finale dello sterminio. Oppure, come non ripensare alla scena dei baci con cui chiude Nuovo cinema Paradiso (1988, Giuseppe Tornatore), in cui tutti gli stili del bacio, provenienti dalla storia del cinema, sono fusi insieme in una tecnica contrappuntistica le cui singole linee melodiche non perdono la loro origine. Uno stile, quello di Morricone, che potremmo definire “tonale”, chiamato a tradurre il pathos del personaggio. “Quando componeva, aveva accanto degli psicologi di cui teneva conto – racconta la Maestra Francesca Rea, sua giovane allieva al corso di musica da film-. Egli, prima individuava la linea melodica con il pianoforte, poi aggiungeva l’accompagnamento, con gli archi, per esempio”.

Un altro maestro, uno dei massimi autori di film-tv italiani, che poche cinematografie straniere possono vantare, Alberto Negrin,  Il picciotto (1973); Io e il Duce (1985); Una questione privata (1991); Nanà, (2001); Perlasca – Un eroe italiano (2001); Gino Bartali  – L’intramontabile (2006); Paolo Borsellino – i 57 giorni (2012); Rita Levi Montalcini, 2019, (in uscita), ha avuto l’onore e il piacere di lavorare con  Ennio Morricone per venticinque anni. Molti dei suoi film hanno la colonna sonora firmata dal grande maestro. A lui abbiamo chiesto un ricordo di Morricone.

Ricorda quando ha sentito per la prima volta quelle canzoni di musica leggera degli anni Sessanta, ormai parte della nostra cultura. che Ennio Morricone aveva arrangiato e che tutti cantavano, successi come Pinne fucile ed occhiali: Guarda come dondolo; Abbronzatissima, sino a testi più elaborati come Se telefonando cantato da Mina?

Mi dispiace ma non ascoltavo la musica leggera a quei tempi.

Quale fu la sua sensazione quando vide i primi film western di Sergio Leone, La trilogia del dollaro, con la musica di Ennio Morricone?

È stato da allora che non sono più riuscito a separare la musica dai film.

Quale dei capolavori di altri suoi colleghi registi l’ha più impressionato dal punto di vista musicale? Mission di Roland Joffè, Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Gli intoccabili di Brian De Palma; C’era una volta in America di Sergio Leone, The Hateful Eight di Quentin Tarantino?

Il tema di C’era una volta in America non mi ha più abbandonato. Lo considero uno dei bellissimi, forse il più bello di tutti quelli di Ennio. Un tema epico e commovente, profondo e avventuroso, umanissimo e ricco come un romanzo…

Veniamo alla sua collaborazione con il maestro Morricone. Quando lo conobbe?

Ho conosciuto Ennio nel 1987, avevo appena terminato le riprese de Il Segreto del Sahara una gigantesca coproduzione televisiva internazionale in quattro parti. Inviai a Ennio la sceneggiatura e dopo due settimane mi chiamò per dirmi se andavo a casa sua a sentire quel che aveva composto, immaginandosi il film. Fu un successo straordinario e divenne “normale” l’utilizzo del tema principale in molte utenze telefoniche. Da allora per ben 25 anni Ennio ha composto tutte le musiche dei miei film e serie tv.

Di quali suoi film ha curato la musica?

Di tutti quelli che ho diretto dal 1987 al 2012 (tra gli altri: Il segreto del Sahara, 1987; Perlasca- Un eroe italiano, 2001; Il cuore nel pozzo, 2005; L’ultimo dei Corleonesi, 2007; Paolo Borsellino, 2012; n.d.r.) quando, con nostro grande stupore, in Rai fu deciso di “risparmiare” sulla musica.

Come lavoravate, lei ed Ennio Moricone?

Raccontavo a Ennio quel che stavo per fare, gli mandavo la sceneggiatura e finite le riprese, lui mi chiamava invitandomi a casa sua per farmi ascoltare al pianoforte quanto aveva composto. Mi sedevo accanto a lui nell’immenso salone quadruplo e una partitura dopo l’altra eseguiva le sue creazioni. Capitava spesso che le accompagnasse cantandole. È stato così che per quei 25 fantastici e indimenticabili anni abbiamo vissuto il nostro lavoro ed è stato così che Ennio mi ha permesso anche di filmarlo nei momenti in cui nascevano le sue splendide composizioni. Ho filmato Ennio a casa sua, Ennio mentre dirige, Ennio mentre spiega all’orchestra, Ennio mentre veniva umilmente per ore in moviola con me a montare le musiche scena per scena… Qualche volta accadeva che gli chiedessi dei temi per delle scene o dei momenti particolari di qualche mio film e ogni volta mi sorprendeva per la sua immediata improvvisazione regalandomi dei momenti musicali assolutamente emozionanti. Spesso questi brani “aggiunti” li ha dedicati a me nominandoli con il mio nome.

Come suo collega e maestro cosa le ha insegnato Ennio Morricone?

Ennio è stato un maestro assoluto in tutti i sensi, non un collega, un maestrissimo direi, mi ha insegnato quando e perché la musica è necessaria, quando diventa inutile, come devono essere le scene nelle quali si immagina debba esserci della musica, il valore del “tempo” narrativo, “tempo” senza il quale la musica non può essere “ospitata”, non può essere utilizzata, senza il “tempo” narrativo giusto la musica non può essere utilizzata. Mi ha insegnato che l’ultima parola spetta sempre all’autore del film purché sia il risultato di una logica.

Mi ha insegnato soprattutto l’umiltà, dote della quale Ennio era un portatore naturale, non l’ho mai sentito né visto essere autoritario, mai visto imporre il suo punto di vista, ha sempre ascoltato con grandissima semplicità e curiosità infantile.

Gli devo praticamente tutto, senza la sua musica i miei film non sarebbero stati quel che sono.

Quali sono le qualità umane di Ennio Moricone che vuole ricordare?

Grandissima umiltà, lo ripeto, e straordinaria capacità di penetrare ed esprimere musicalmente gli stati d’animo e narrativi degli autori con i quali ha dato vita a musiche immortali. Era una persona estremamente semplice. In qualche modo era come un “sismografo” rispetto ai terremoti, aveva la straordinaria capacità di “sentire” tutti i sentimenti altrui e di rappresentarli in musica.

Un aneddoto personale?

Ogni volta che ci incontravamo per lavoro gli dicevo, ovviamente scherzando, che il WWF e le Nazioni Unite dovevano dichiararlo “patrimonio dell’umanità”.

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