Pechino, più armi (anfibie) pensando a Taiwan

Pechino, più armi (anfibie) pensando a Taiwan
Taiwan è un dossier che rende nervosa la Cina. E Pechino costruisce nuove unità anfibie, monitora costantemente l’Isola e mostra i muscoli attorno alle sue coste

“La Cina sta aumentando la preparazione militare per conquistare l’isola”, ha detto due giorni fa il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu. Pechino considera la Repubblica di Cina una provincia ribelle e le preoccupazioni sembrano legittime. Taiwan è una delle Cine che per necessità esistenziale il segretario del Partito Comunista cinese, il capo dello stato Xi Jinping, sostiene di essere disposto a tutto pur di ri-annettere. Restando sulla cronaca recente, qualche esempio. Da giugno ci sono stati almeno otto sconfinamenti di aerei da guerra cinesi, che solcano lo stretto — corridoio tra Indiano e Pacifico — con costanza. Il 15 luglio due navi spia di Pechino si sono avvicinate alla costa meridionale dell’isolotto di Lam Hsu per osservare da vicino un’esercitazione con cui le forze marine e terrestri taiwanesi simulavano l’azione di risposta difensiva all’invasione cinese. In generale negli ultimi mesi le forze armate di Pechino hanno condotto un numero crescente di wargame nell’area attorno a Taiwan: manovre sempre osservare dai Poseidon e dai Global Hawk che l’IndoPaCom del Pentagono invia per raccogliere informazioni sulla Cina.

“La minaccia è in aumento”, ha detto Wu ai giornalisti. Tutte queste azioni cinesi sono infatti una forma di pressione psicologica, che funziona ancora di più perché nessuno è in grado di escludere che primo o poi non sia una realtà. Davanti a questo il governo taiwanese ha varato la più grande spesa per la difesa dell’ultimo decennio. L’esecutivo guidato dalla presidente Tsai Ing-wen a gennaio ha ottenuto la rielezione anche fissando il confronto con la Cina e l’indipendenza come priorità, azione politica che passa anche dall’ammodernamento tecnologico delle forze armate. Ma la Cina è un gigante in ascesa e non sta ferma. Nei giorni scorsi, sul Global Times, giornale del Partito/Stato pubblicato in inglese, è uscita un’analisi sulle Type 075, unità anfibie che la Cina sta costruendo in sequenze per arrivare a un totale di sette, da aggiungere alle sei della classe precedente (Type 071).

Imbarcheranno circa 900 soldati ciascuna e decine di elicotteri e aerei a decollo verticale. Le navi avranno un contingente collegato: si parla di raggiungere almeno i 35mila Marines, incrementando di tre volte e mezzo il personale dedicato alle operazioni anfibie del 2017. Lo scorso anno l’intelligence militare americana ha redatto il China Military Power Report indicando che la gran parte degli investimenti militari cinesi stavano riguardando la costruzione di unità anfibie (sia navali che aeree e terrestri). Mezzi con cui mettere sotto assedio Taiwan, diventato ormai da tempo uno dei punti più delicati per l’innesco di un potenziale scontro militare tra Stati Uniti e Cina (in questi giorni a Capitol Hill verrà inoltrata una proposta di legislazione per consentire l’uso della forza agli Usa qualora Pechino dovesse attaccare l’Isola). Una curiosità: nel pezzo del Gobal Times si cita anche la “Bonhomme Richard”, una nave americana del tutto simile alle Type 075, bruciata nei giorni scorsi al porto di San Diego creando problemi per le rotazioni dei dispiegamenti di deterrenza e strategia nel Pacifico.

ultima modifica: 2020-07-23T09:40:22+00:00 da Emanuele Rossi

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