La nuova proposta del presidente Michel prevede una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto. Nord e Sud si avvicinano nonostante le tensioni tra Conte e Rutte. Tra elezioni ed eredità politica, ecco la posta in palio per il premier olandese e la cancelliera Merkel

Dopo le tensioni di ieri tra i Paesi del Nord e quelli del Sud, c’è una nuova “negobox” per la ripartenza dopo il coronavirus sul tavolo del Consiglio europeo: il presidente Charles Michel ha infatti lanciato una nuova proposta di compromesso — il più importante che i Paesi europei sono chiamati a trovare da almeno 10 anni a questa parte — che prevede una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto (che scenderebbero così da 500 a 450 miliardi), rebates più alti, chiave di distribuzione modificata (60% dei fondi distribuiti in base a Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e 40% in base al calo della crescita solo dell’ultimo anno), “freno di emergenza” sulla governance.

La quadra sul Recovery Fund sembra ancora lontana ma la nuova “negobox” del presidente Michel sembra rappresentare una buona base di partenza. Entro domani i 27 sono chiamati a trovare un compromesso.

Il premier italiano Giuseppe Conte e l’omologo spagnolo Pedro Sánchez puntano il dito contro i Paesi “frugali” e non intendono accettare il meccanismo del “freno di emergenza” (cioè la possibilità che un singolo Paese ponga il veto sull’esborso dei fondi in seno al Consiglio); mentre il leader dei “frugali”, il premier olandese Mark Rutte, non si accontenta dello “sconto” da 1,5 miliardi sul suo contributo al bilancio comunitario.

L’ASSE RUTTE-MERKEL…

“L’Olanda non è più l’avanguardia di Berlino”, scrive Repubblica. La cancelliera Angela Merkel sta tentando, infatti, di impedire al premier olandese Mark Rutte di “mandare all’aria un negoziato che rimarrà nei libri di storia soprattutto per la capacità della cancelliera di ricompattare l’Europa o per il suo definitivo fallimento”, nota Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino del quotidiano diretto da Maurizio Molinari. Giornale che oggi titolava: “Processo all’Italia. L’Olanda guida l’accusa: ‘Non ci fidiamo più’”.

Sull’altro giornalone della famiglia Gedi, La Stampa, l’inviato a Bruxelles Marco Bresolin raccontava questa mattina vita e carriera di Rutte, che prima di entrare in politica era responsabile delle risorse umane per Unilever, divisione Burro di arachidi. Alla guida di tre governi e di altrettante coalizioni dal 2010, il terzo leader più longeva al tavolo del Consiglio europeo dopo Merkel e il premier ungherese Viktor Orbán. “L’anno prossimo sono in programma le elezioni politiche e Rutte è tentato dal quarto mandato”, scrive La Stampa. “Se negli anni scorsi aveva mostrato i muscoli sul fronte immigrazione e nei rapporti con la Turchia per contrastare l’avversario politico Geert Wilders, ora si gioca tutto sull’economia”. È forte dei sondaggi che premiano la sua intransigenza sul Recovery Fund, tanto da essere autoproclamato leader del club dei frugali.

… E LA POSTA IN PALIO

“Rutte vuole presentarsi alle prossime elezioni come l’uomo che ha difeso con il coltello tra i denti gli interessi degli olandesi. Ma a forza di tirare troppo la corda rischia di passare alla storia come l’artefice del fallimento Ue”, spiega Bresolin.

Un fallimento che peserebbe anche sulla cancelliera Merkel, che è presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea e che, alla luce del suo prossimo ritiro dalla scena politica, vede nel Recovery Fund la possibilità di lasciare un’eredità storica. Ecco perché potrebbe essere proprio lei, piuttosto silente nei primi giorni di Consiglio, a tirare fuori il cilindro dal cappello domani.

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