L’Alto rappresentante Borrell ha definito la Cina un “nuovo impero” invitando i 27 a “correggere” gli squilibri economici. Nuova etichetta, nuovo approccio? Atteso un documento della Commissione sui rischi di dipendenza da Pechino per le materie prime

La Cina è, alla pari della Russia, un “nuovo impero” e l’Unione europea deve “correggere” gli squilibri economici prima che sia “troppo tardi”. Parole dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, che cadono nel mezzo del tour europeo di Wang Yi, ministro degli Esteri di Pechino, e a due settimane dall’atteso incontro tra i leader dei 27 Stati membri dell’Unione europea — officiante la Germania di Angela Merkel, sempre più a caccia di un ruolo da potenza — e il presidente cinese Xi Jinping.

Con due articoli nel fine settimana — uno sullo spagnolo Politica Exterior, l’altro sul francese Le Journal de Dimanche — il capo della diplomazia europea ha impostato un nuovo quadro all’interno del quale leggere i rapporti tra i 27 e Pechino. Si tratta di un ulteriore passo in avanti rispetto alla definizione “rivale sistemico” dichiarata nell’aprile dell’anno scorso in sostituzione della precedente “partner strategico”.

“Russia, Cina e Turchia condividono tre caratteristiche: sono sovranisti all’esterno e autoritari all’interno”, ha scritto Borrell sul quotidiano Le Journal de Dimanche. “Dopo 30 anni in cui la visione europea sembrava guadagnare terreno, la visione sovranista ha ripreso il sopravvento con questi nuovi imperi”.

Nelle ultime settimane i 27 hanno criticato Pechino per la stretta su Hong Kong, Mosca per il sostegno militare offerto alla Bielorussia di Aleksandr Lukashenko e Ankara per le operazioni militari contro gli Stati membri Grecia e Cipro. Ma si tratta della prima volta che la Commissione europea definisce ufficialmente la Cina un “nuovo impero”. Nell’articolo sulla rivista Politica Exterior, ha sostenuto che c’è stato “un cambiamento sostanziale nell’atteggiamento degli attuali leader cinesi” dal lancio di Made in China 2025, il piano del paese per migliorare le sue industrie hi-tech.

La Cina è “assertiva”, “espansionista” e “autoritaria”, secondo Borrell. Che sembra fare eco alle preoccupazioni degli Stati Uniti e non credere a Pechino quando parla di ascesa pacifica. “Il nostro rapporto è eccessivamente asimmetrico per l’attuale livello di sviluppo cinese. E questo deve essere corretto”, ha dichiarato. “Se non lo facciamo ora, tra pochi anni sarà troppo tardi. I prodotti cinesi continueranno a scalare la catena del valore e la nostra dipendenza economica e tecnologica aumenterà”. Dichiarazioni in linea con un documento che la Commissione europea pubblicherà questa settimana, anticipato dal Financial Times, sui rischi dell’eccessiva dipendenza del blocco dalle materie prime cinesi. “L’era di un’Europa conciliante o ingenua che fa affidamento sugli altri per prendersi cura dei propri interessi è finita”, ha dichiarato al quotidiano finanziario Thierry Breton, commissario europeo con portafoglio monstre (mercato interno, digitale, e industria della difesa).

Borrell non ha risparmiato critiche all’atteggiamento di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e nelle sedi del multilateralismo (critiche già mosse dagli Stati Uniti, più recentemente circa l’influenza sull’Organizzazione mondiale della sanità). L’obiettivo della Cina, scrive il capo della diplomazia europea, “è la trasformazione dell’ordine internazionale verso un sistema multilaterale selettivo con caratteristiche cinesi, in cui i diritti economici e sociali sono prioritari rispetto ai diritti politici e civili”.

Le parole di Borrell sono state accolte positivamente dagli Stati Uniti. Ma non sono prive di criticità. Monika Richter, l’ex ricercatrice del Servizio europeo per l’azione esterna al centro della fuga di notizie sul contestato report “cinese” della Commissione e oggi senior director della società statunitense Counter Action, nota su Twitter: “Nel complesso una buona mossa da parte di Borrell, anche se ampiamente in ritardo. Tuttavia: è assurdo tracciare questo parallelo tra Russia e Cina. Putin guida uno Stato debole e decrepito. Suggerire il contrario fa gioco alla propaganda del Cremlino”.

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