Parigi rilancia l’asse con Berlino e punta a guidare “la terza via europea” rispetto a Cina e Stati Uniti. Ritrovata la determinazione teutonica sui dossier internazionali più rilevanti, tra Bielorussia e Mediterraneo, la Germania accoglie l’invito francese, ma vuole essere lei a guidare il Vecchio continente (senza strappi con Washington). È quanto emerso oggi dalla “Conferenza degli ambasciatori di Francia nello spazio europeo”, appuntamento organizzato a Parigi dal ministero degli Esteri transalpino per iniziare a preparare la presidenza francese dell’Unione europea, attesa per il primo semestre del 2022. Padrone di casa il ministro Jean-Yves Le Drian, “molto contento” di essere affiancato per l’occasione dall’altro protagonista di giornata, il collega tedesco Heiko Maas. Un’occasione utile per rispolverare il trattato di Aquisgrana del gennaio 2019 rafforzando il partenariato strategico. E a certificarne la concretezza è arrivata dal segretario di Stato francese agli affari europei Clement Beaune notizia di un’iniziativa congiunta con la Germania per armonizzare le misure restrittive alle frontiere europee. Si punta ora a “venderla” agli altri 27 dell’Ue, così da avere “misure concrete entro fine settembre”.

UN’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ

Nel frattempo, dai ministri degli Esteri è arrivato il comune invito a un’Europa più responsabile sul fronte internazionale, appello quasi scontato tra il rischio di escalation nel Mediterraneo orientale, la perdurante crisi in Libia e la situazione scoppiettante in Bielorussia. “Gli europei devono agire per difendere il loro modello e la loro visione del mondo, condividendo una determinazione molto forte per disegnare un ventunesimo secolo desiderabile insieme ai partner in tutto il mondo”, ha spiegato Le Drian. Per questo, ha aggiunto il titolare della diplomazia francese, “dobbiamo rafforzare la sovranità europea e affermare il diritto di fare le scelte che contano per il nostro futuro: industria, mercato interno, commercio estero, protezione legale delle nostre aziende, difesa europea e trasformazione digitale”. È questa la lista dei dossier che “contano” per Parigi, su cui la Francia vuole guidare la politica europea (nella Commissione targata Ursula von der Leyen, Macron ha scelto la casella del Mercato interno con Thierry Breton).

UNA TERZA VIA ALLA FRANCESE

L’idea è chiara. “Per troppo tempo – ha detto Le Drian – l’Europa è stata in qualche modo percepita come una potenza in ritirare; ora dobbiamo assumere una realtà di potenza”. Si tratta del concetto di “autonomia strategica europea” che Parigi porta avanti da tempo, interpretandolo nella sua versione più radicale come indipendenza anche dall’alleato americano d’oltreoceano. Per questo il ministro francese è tornato a sostenere l’esigenza per l’Europa di “trovare una terza via” tra Stati Uniti e Cina, così da smentire “coloro che credono che sia necessario farsi da parte di fronte alla presunta inevitabile ascesa di un duopolio americano-cinese”. Il concetto non è nuovo. Più sinteticamente lo ha espresso spesso anche Emmanuel Macron, paragonando negli ultimi anni gli Stati Uniti a Russia e Cina, facendo puntualmente arrabbiare Donald Trump e venendo altrettanto puntualmente stoppato da Angela Merkel.

LA PENNELLATA TEDESCA

È qui, sul “concetto di autonomia strategica”, che c’è infatti la divergenza più evidente a livello strategico tra Berlino e Parigi. Nonostante i tanti dossier di frizione con gli americani (da ultimo il ritiro dai soldati dalla Germania), i tedeschi non vogliono rompere l’alleanza con gli Usa. Una differenza apparsa anche tra le righe dell’intervento odierno di Heiko Maas. “Dobbiamo trasferire la nuova solidarietà interna dell’Ue (emersa nell’affrontare il Covid-19, ndr) in una unità verso il mondo esterno”, ha spiegato il ministro tedesco. “Solo se è capace di risolvere le crisi nel suo vicinato da sola – ha però aggiunto – l’Europa può rimanere un partner e un alleato attrattivo per gli Stati Uniti”.

UN MESSAGGIO A PECHINO?

È forse per questo che Maas è intervenuto anche sul tema del 5G (dopo tempi di incertezza sul dossier da parte di Berlino). “L’Unione europea – ha detto – non deve diventare dipendente in modi che mettano a repentaglio la nostra base industriale, la nostra sicurezza e i nostri dati”. Parole che seguono quelle del fine settimana dell’Alto rappresentante Josep Borrell (qui il focus), intervenuto sul tema dei rapporti con la Cina nel bel mezzo del tour europeo di Wang Yi, ministro degli Esteri di Pechino, e a due settimane dall’atteso incontro tra i leader dei 27 Stati membri dell’Unione europea e il presidente cinese Xi Jinping. Borrell ha definito la Cina “assertiva”, “espansionista” e “autoritaria”, “un nuovo impero” rispetto cui “correggere” gli squilibri economici prima che sia “troppo tardi”.

UN ASSE STABILE

Tra Parigi e Berlino, di base resta comunque la comune volontà di preservare l’asse tra Parigi e Berlino, rilanciato lo scorso anno ad Aquisgrana da Merkel e Macron come rinvigorimento del trattato dell’Eliseo del 1963, introducendo nuovi meccanismi di coordinamento (compresi scambi di ministri e incontri periodici) e ponendo forte enfasi sulla politica estera e di difesa (anche oggi richiamata dai due ministri). “L’Unione europea ha bisogno di un cuore franco-tedesco – ha detto Maas – l’European Recovery Program, i progressi nella politica estera europea e l’Alleanza per il multilateralismo non sarebbero stati possibili senza una stretta alleanza tra Francia e Germania”. Ad aprile dello scorso anno, gli stessi ministri degli Esteri hanno lanciato per l’appunto “l’Alleanza per il multilateralismo”, per molto osservatori un segnale all’amministrazione Trump che predilige i rapporti bilaterali. A Maas ha fatto oggi eco Le Drian: “L’asse franco-tedesco è oggi ovviamente più necessario che mai”.

(Foto Twitter: France Diplomatie)

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