Parigi si affianca ad Atene e Cipro che incassano anche l'appoggio americano e israeliano, Berlino temporeggia. Le pretese turche sul gas nell'Egeo possono avviare non solo uno scontro armato, ma anche una serie di futuri effetti a catena in due quadranti strategici

Non c’è solo il gas dietro il nuovo risiko che si sta distendendo nel Mediterraneo orientale, con una contrapposizione aspra e a tratti fatale tra la Turchia e il duo Grecia-Cipro spalleggiato da alleati di peso, come Usa e Israele. Quanto la consapevolezza che il risultato di questa partita potrebbe influire sui futuri equilibri (anche Ue) a cavallo tra due quadranti strategici come quello euromediterraneo e quello mediorientale.

QUI PARIGI

La Francia ha preso, più di altri player, una posizione netta e inequivocabile sulle provocazioni turche nell’Egeo. Il presidente Emmanuel Macron ha inviato due Mirage a Cipro in chiave anti turca (ufficialmente per un’esercitazione congiunta) ma di contro non ha perso le speranze di vendere due fregate Bellra alla Grecia. Una mossa ad incastro, che in questo momento completerebbe il quadro che vede Berlino pronta a concludere la vendita di sei sommergibili alla Turchia. Inoltre Macron, dopo aver portato personalmente il proprio sostegno in Libano all’indomani dell’esplosione a Beirut, ha annunciato che la Francia aumenterà la sua presenza militare nel Mediterraneo orientale proprio nel bel mezzo alla crisi tra Grecia e Turchia per il gas.

In un post su twitter scritto in francese, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha ringraziato Macron per la sua solidarietà e ha sottolineato: “Emmanuel Macron è un vero amico della Grecia ma anche un ardente difensore dei valori europei e del diritto internazionale”.

24 ore prima premier greco aveva avuto una conversazione telefonica con Macron, durante la quale i due leader hanno parlato della tensione provocata dalla Turchia nel Mediterraneo orientale e dei modi comuni di affrontare la provocazione turca.

MENTRE AD ATENE

Atene incassa anche l’appoggio di Cairo, Tel Aviv e Vienna, mentre Ankara quello di Berlino. Washington e Tel Aviv, con sfumature differenti, hanno fatto un passo in avanti nella questione spinosissima che vede ancora 39 fregate turche ai confini con le acque greche, un sommergibile e la nave da ricerca Oruc. Il ministro degli esteri greco, Nikos Dendias, oggi sarà in Israele ricevuto dal premier Benjamin Netanyahu. La situazione che si respira in Grecia è complessa, visto a considerato che il precedente dell’invasione turca di Cipro è ancora nella memoria collettiva. Ma se da un lato la Grecia rafforza il rapporto con la Francia, vive una fase diversa con la Germania. Sulla stampa tedesca, in modo particolare sul Tagesspiegel di Berlino, si sottolinea sì il pericolo di un’escalation della crisi, ma osservando come Grecia e Turchia, entrambi membri della Nato, stiano insitendo su “richieste irrealistiche, massimaliste e si stanno preparando per un confronto militare”. Come se in qualche modo non volesse prendere parte e evitare di oggettivizzare le violazioni reiterate di Ankara.

LE ULTIME DA BERLINO

“Il pericolo – osserva il Tagesspiegel – è che i politici possano risvegliare l’atmosfera nei loro paesi a tal punto che basta un errore o un malinteso per provocare una scintilla nella polveriera. L’Occidente ha un forte interesse a impedire che ciò accada”. Ma fino ad oggi l’intervento di Berlino è stato vanificato proprio dalla Turchia.

A fine luglio, in occasione della prima mossa di Ankara con la nave Oruc in acque non turche, era stata la cancelliera in persona tramite la visita ad Atene del suo ministro degli esteri a disinnescare la tensione. Infatti la nave in questione aveva fatto marcia indietro, per poi tornare nelle acque tra Cipro e Grecia in compagnia di 39 fregate. L’Ue potrebbe certamente favorire avviare un dialogo, ma da parte turca persiste una strategia schizofrenica, che rende complessa anche una mediazione da parte della Nato.

ESCALATION

A dimostrazione di come l’escalation sia un fatto oggettivo, ecco l’annuncio turco secondo cui le attività di esplorazione del Mediterraneo orientale proseguiranno fino a fine agosto. Nell’occasione il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato pesantemente Atene: “Abbiamo visto i passi sbagliati compiuti dalla Grecia. Ognuno si guardi allo specchio, invece di cercare di fare uno show. Abbiamo invitato più volte la Grecia a sedersi al tavolo e risolvere con la diplomazia e sottolineo che è la Grecia che ha fatto aumentare la tensione nell’area. Fino a oggi nel Mediterraneo orientale non abbiamo fatto altro che rivendicare i nostri diritti legittimi e la stessa cosa in Libia. Il governo greco dal 2003 guarda al Mediterraneo orientale come se fosse loro proprietà e continua a rilasciare licenze per la ricerca di gas, petrolio. Noi ci siamo rifiutati di entrare in questo gioco, non abbiamo alcuna mira su diritti altrui, ma non rinunceremo ai nostri”.

Anche l’Italia è presente nello scacchiere diplomatico, seppure in secondo piano: il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, ha parlato al telefono con l’omologo turco Mevlut Cavusoglu ribadendo “la necessità che tutte le parti mantengano un approccio moderato e collaborativo per ridurre le tensioni e risolvere le questioni pendenti”.

SCENARI POSSIBILI

Perché Berlino ha scelto una strategia diversa da Parigi? La Germania non vuole una frattura tra Grecia e Turchia proprio in occasione della sua presidenza dell’Ue, e auspica sempre che si proceda regolarmente nei progetti comuni nel Mediterraneo orientale e nei Balcani orientali. Ma la provocazione turca a Kastellorizo ha incrinato questo progetto, visto che il governo di Erdogan è consapevole che senza il gas la sua economia potrebbe scivolare verso un punto di non ritorno. A più riprese il quotidiano tedesco Bild ha provato a tratteggiare la Germania come la forza che è riuscita a scongiurare il conflitto tra i due paesi, ma si è trattato al momento di uno schema valido per una sola notte, visto l’atteggiamento reiterato di Erdogan. Sullo sfondo ancora la contrapposizione Merkel-Macron, con il presidente francese che in vista della fine del “regno” della cancelliera vuole candidarsi a nuovo regista europeo anche sul fronte mediterraneo. Un altro elemento dimostra la diversità di azione tra i due: la presenza fisica del francese in Libano da un lato e la mancata conversazione telefonica tra Merkel e Erdogan dall’altro.

twitter@FDepalo

Condividi tramite