La Turchia vuole consolidare il proprio ruolo nel Mediterraneo sfruttando l'appoggio offerto al governo libico per combattere i ribelli della Cirenaica. Viaggio del ministro della Difesa insieme al collega del Qatar per parlare di due basi militari da creare nel Paese

I ministri della Difesa di Turchia e Qatar sono in Libia, a Tripoli, per incontri con alti funzionari del governo onusiano Gna. La visita è tutt’altro che straordinaria, visto che soprattutto il turco Hulusi Akar è assiduo frequentatore della capitale libica. D’altronde un suo sottoposto, il generale Irfan Ozsert, è l’ufficiale che ha diretto le forze turche e le milizie misuratine (e in parte tripoline) che non più di due mesi fa hanno obliterato il tentativo del capo miliziano ribelle, Khalifa Haftar, di rovesciare l’esecutivo creato dall’Onu e conquistare il Paese come nuovo rais. Il qatarino è un collega particolarmente allineato con Ankara: Doha, isolata nel Golfo, trova nella geopolitica turca occasione di rivalsa.

La geopolitica è un tema centrale di questa visita, in cui in cima all’agenda c’è stato il proseguimento delle discussioni sulle future basi turche in Libia (avamposti nel Mediterraneo che potrebbero essere utili anche al Qatar). La Turchia ha in mente di creare una postazione navale a Misurata e una aerea ad al Watiya, la grande installazione a sud-ovest di Tripoli (verso il confine tunisino) che i turchi hanno liberato (con le forze del Gna) dall’occupazione degli haftariani a giugno. Questo schieramento turco-qatarino è ovviamente un posizionamento strategico, che però i due Paesi vorrebbero in parte camuffare creando un programma di addestramento alle deboli forze locali – che ancora sentono sul collo il fiato dei ribelli, arretrati nei territori della Cirenaica, ma potenzialmente pronti a nuovi attacchi.

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