Caso Zhenhua, ci pensa il Copasir. Su cosa indagano gli 007 italiani

Caso Zhenhua, ci pensa il Copasir. Su cosa indagano gli 007 italiani
Dopo le richieste di maggioranza e opposizione, il Copasir accende i riflettori sul caso dei dati italiani in mano all'azienda cinese Zhenhua e chiede un rapporto agli 007 italiani. Da Pechino intanto smentiscono: lo fanno anche gli americani

Detto, fatto. Il Copasir ha chiesto all’intelligence italiana di fare luce sullo scandalo Zhenhua, l’azienda cinese che negli ultimi due anni ha schedato milioni di cittadini stranieri, e 4544 italiani fra politici, vip, imprenditori, criminali. Lo scoop del Foglio sul maxi-database cinese ha suonato un campanello d’allarme a Palazzo San Macuto.

Dopo le richieste pressanti da parte di opposizioni ma anche maggioranza, con il responsabile Esteri del Pd Emanuele Fiano e il dem Andrea Romano a invocare l’intervento del comitato, una prima risposta era arrivata dal deputato del Copasir Antonio Zennaro, che a Formiche.net ha promesso un confronto urgente con le agenzie di intelligence.

Ora la conferma con un comunicato del comitato e del presidente, il deputato della Lega Raffaele Volpi. “In merito alla notizia riportata dal quotidiano Il Foglio del 13 settembre sulla profilatura di personaggi di interesse, tra cui 4.544 italiani, da parte della società cinese Zhenhua, il Copasir verrà presto aggiornato con una nota informativa da parte del Dis”.

Sarà dunque il Dis di Gennaro Vecchione a spiegare la portata e il rischio della raccolta dati da parte dell’azienda tech con base a Shenzen. Da capire soprattutto quali siano le finalità di una profilatura che tutto sembra tranne che finalizzata a scopi commerciali.

Stupisce infatti “la profilatura degli individui selezionati e delle loro famiglie, che fa davvero pensare a una riedizione del Grande Fratello orwelliano – ha commentato Zennaro – ma soprattutto “la scelta di schedare e studiare alcuni fra i più noti e temuti criminali italiani”. Oltre alla lista di politici di primo piano (da Renzi a Berlusconi, da Enrico Letta a Lia Quartapelle, e rispettive famiglie), nella sezione Italia del database “Okidb” (Oversea Key Information DataBase) figurano infatti nomi noti del crimine organizzato come il narcotrafficante calabrese Giovanni Palamara o il camorrista Gennaro Imparato.

Mentre si attende il responso degli 007 italiani, il presidente dem della Commissione Esteri della Camera Piero Fassino ha convocato l’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua. “Le notizie di stampa su un’attività di schedatura di cittadini italiani, compresi autorevoli esponenti del mondo politico ed economico, da parte di una società cinese richiede un inequivoco e immediato chiarimento – ha fatto sapere l’ex sindaco di Torino in una nota – per le implicazioni che la vicenda può avere sulle relazioni italo-cinesi e sulla politica estera italiana, proporrò alla Commissione Esteri l’audizione dell’Ambasciatore cinese, nonchè di coloro che possano consentire una esaustiva conoscenza della vicenda”.

Intanto dalla compagnia cinese in mano al gruppo di Stato China electronic information industry group (Cetc), sotto sanzioni Usa e nella black list dell’amministrazione Trump, è arrivata una prima smentita. A prenderne le parti ci ha pensato il Global Times, quotidiano inglese del Partito comunista cinese (Pcc).

Una “pura esagerazione”, spiega al foglio di partito Sun, “un rappresentante dell’azienda”, “non c’è niente in queste operazioni che sia illegale o irragionevole”, spiega, perché Zhenhua raccoglierebbe informazioni “da fonti pubbliche che sono accessibili a chiunque”. Insomma, è la difesa di Pechino, una pratica “non diversa dalle controparti occidentali, come le piattaforme americane di tracciamento pubblico come EveryPolitician e GovTrack”.

ultima modifica: 2020-09-15T13:15:37+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

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