Da avvocato del popolo a notaio del governo. Giuseppe Conte chiama a raccolta i suoi per una riunione serata a Palazzo Chigi. Obiettivo: prendersi ognuno le proprie responsabilità sullo stato della rete 5G e sulla partecipazione delle aziende cinesi, a meno di una settimana dalla visita del segretario di Stato americano Mike Pompeo.

LA RIUNIONE

La riunione ha come piatto principale del menù proprio la banda larga. Presenti, oltre al premier e ai capi delegazione della maggioranza, i due ministri interessati, cioè Stefano Patuanelli per il Mise e Roberto Gualtieri per il Mef, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, degli Affari europei Vincenzo Amendola, della Difesa Lorenzo Guerini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Al centro del pre-Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) lo stato dell’arte della rete 5G, e della sua sicurezza. E dunque i “poteri speciali” del golden power, che il governo ha ampliato alla rete di ultima generazione con il Decreto liquidità ad aprile.

Il tema è in cima all’agenda dei rapporti atlantici. Sulla Cina l’amministrazione Trump non vuole fare sconti, come dimostra il duro (e inusuale) affondo di Pompeo contro l’accordo fra governo cinese e Santa Sede, a nove giorni dalla sua visita in Vaticano. Il governo Conte bis ha imboccato la via burocratica. Il perimetro cyber con i Cvcn (Centri di valutazione e certificazione nazionale) da una parte, le nuove prescrizioni del comitato golden power per gli operatori dall’altra.

CONTE FRA CINA E USA

Una soluzione raffinata, che restringe non di poco gli spazi di manovra di Huawei nel mercato, semplicemente perché costa molto di più lavorarci insieme, a causa di controlli settimanali dell’equipaggiamento da parte dei tecnici di Palazzo Chigi e della consegna del codice sorgente. Ma gli americani chiedono di più.

Conte sa che un bando tout-court non è all’ordine del giorno. Per problemi legali, certo, ma anche politici. Creerebbe una frattura definitiva con Pechino. E i cinesi sono già irritati per la scarsa raccolta dopo la semina di un anno fa, quando è stato firmato il memorandum per la nuova Via della Seta. Gli investimenti nei porti, per dirne una, sono fermi alle buone intenzioni. Trieste insegna: il colosso di Stato cinese Cccc, terza società di costruzioni al mondo, doveva farne un terminale cinese nell’Adriatico. Da una settimana è sotto sanzioni del Dipartimento di Stato americano. Adesso chi si assume il rischio di farci affari?

L’APPUNTAMENTO

Il senso politico della riunione con Conte è chiaro. Il premier non vuole scarica-barile e foglie di fico: la strada scelta dal governo per mettere al sicuro il 5G è questa, e di fronte a Pompeo tutto il governo dovrà riconoscerla, il 30 settembre. Giorno in cui, non a caso, Huawei Italia lancerà il nuovo “Cybersecurity and Transparency Center”. Un centro sulla scia dell’esperienza britannica, per dimostrare che l’azienda tech non ha nulla da nascondere, e anzi è pronta ad aprire le porte allo scrutinio del governo. Intanto da un esponente di primo piano del Pd, il senatore Tommaso Nannicini, è arrivato un monito chiarissimo. “Leggo che oggi il governo discuterà di #5G. Incominciamo a mettere due paletti. Primo, è una questione di sicurezza nazionale e potenze straniere autoritarie vanno lasciate fuori dalla porta. Secondo, è una risorsa strategica per creare sviluppo e combattere le disuguaglianze”, ha scritto su Twitter.

C’È ANCHE LA RETE UNICA

La partita, però, è più ampia. C’è la rete unica. Il progetto della rete stilato da Tim e Cdp con l’accordo di Fastweb e Tiscali è pronto e trova un accordo (quasi) trasversale nella maggioranza. Il premier vuole evitare di lasciare ai margini gli altri operatori. Non a caso al Mef questo lunedì sono stati convocati gli ad di Sky Italia, Vodafone e Wind Tre.

L’INTELLIGENCE E LA STRIGLIATA DI MATTARELLA

Sullo sfondo resta un tema di estrema delicatezza, cioè le nomine delle agenzie di intelligence. Non è oggetto della riunione a Palazzo Chigi, perché spetta al Cisr (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica). Placata la tensione elettorale, e avuto un confronto col Copasir sulla proroga tecnica del capo dell’Aisi Mario Parente inserita nel decreto Agosto, Conte dovrà presto riprendere in mano il dossier con gli alleati. I posti vacanti non sono pochi. Due vicedirezioni dell’Aise, dopo la promozione a direttore di Gianni Caravelli e la fuoriuscita di Giuseppe Caputo, e una vicedirezione dell’Aisi a metà dicembre, quando scadrà per limiti d’età il mandato di Valerio Blengini.

Dal Quirinale questo giovedì è arrivato un monito eloquente. Il presidente Sergio Mattarella, commemorando a Sassari Francesco Cossiga, ha ricordato come per il suo predecessore “le questioni di sicurezza nazionale non fossero di ordine puramente interno, bensì anche temi cruciali dell’azione di governo e della sua politica estera”. Chi ha orecchi per intendere…

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