C’è la Cina dietro i nuovi attacchi hacker contro il Vaticano?

C’è la Cina dietro i nuovi attacchi hacker contro il Vaticano?
Mentre Santa Sede e Pechino viaggiano verso l'intesa sulla nomina dei vescovi cinesi, dagli Usa arriva la bomba: hacker sostenuti dalla Cina avrebbero attaccato (di nuovo) i server del Vaticano e della chiesa a Hong Kong

Mentre Cina e Santa Sede si apprestano a prolungare il loro accordo sulla nomina dei vescovi locali, come dichiarato dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, che ha parlato di un’intesa “ad experimentum” per altri due anni, dagli Stati Uniti arriva uno scoop di Bloomberg: secondo un nuovo rapporto di sicurezza informatica, hacker del gruppo cinese Red Delta “presumibilmente sostenuti dalla Cina” hanno rinnovato gli sforzi per penetrare in un server di posta elettronica del Vaticano anche dopo gli attacchi di luglio.

Dopo quelle rivelazioni il ministero degli Esteri cinese aveva negato qualsiasi coinvolgimento parlando di “speculazione infondata”. Ma le offensive, interrottesi dopo il report di luglio degli esperti di Recorded Future, sono riprese nei giorni scorsi giorni. RedDelta, scrive Bloomberg, ha aggiornato le sue misure di sicurezza e entro due settimane ha ripreso i suoi attacchi. A inizio settembre però, una settimana prima dell’intesa tra Pechino e Santa Sede sui vescovi, le offensive si sono fermate. Nel mirino, ancora una volta, i server del Vaticano e della diocesi cattolica di Hong Kong.

Dopo le indiscrezioni di luglio Formiche.net aveva intervistato Agostino Giovagnoli, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di storia delle relazioni tra Santa Sede e Cina: “Credo che da parte della Santa Sede ci sia consapevolezza che sono in atto questo tipo di infiltrazioni e di controlli attraverso strumenti impropri” con l’intento di “conoscere ciò che passa attraverso le mail o altre forme di comunicazione” del Vaticano, aveva spiegato. Ma aveva anche aggiunto parole che oggi suonano profetiche: “Non è una novità”, disse convinto proprio per questo che “non dovrebbero esserci conseguenze particolari” in vista dell’accordo. E così sembra essere stato. Tuttavia, avvertiva Giovagnoli, compiere “questo tipo di azioni è stupido e rischia di essere controproducente” da parte della Cina, alla luce delle disponibilità del Vaticano al dialogo con Pechino.

ultima modifica: 2020-09-15T10:40:00+00:00 da Gabriele Carrer

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