Una risoluzione del Parlamento Ue chiede un'indagine internazionale per le presunte responsabilità di Putin nel caso Navalny e sanzioni contro Lukashenko. La Lega vota contro la prima, i Cinque Stelle si astengono. Divisi maggioranza e centrodestra. Lo sconcerto del dem Sensi: ora sappiamo da che parte stare

Caos a Bruxelles. Il caso Navalny e la crisi in Bielorussia spaccano la politica italiana al Parlamento Ue. Non in due, ma in tre, quattro parti. L’emiciclo ha approvato una risoluzione che condanna l’avvelenamento di Alexei Navalny, oppositore di Vladimir Putin ricoverato per due settimane in coma in Germania dopo aver ingerito del novichok in Russia.

Il documento chiede di avviare un’indagine internazionale sul caso e sulle presunte violazioni degli impegni internazionali sulle armi chimiche da parte del Cremlino. E qui si sono scontrate le delegazioni italiane all’Europarlamento. La Lega ha votato un sonoro no contro la risoluzione di condanna, Forza Italia, membro del Partito popolare europeo, ha invece acceso un semaforo verde. Divisi pure i due soci della maggioranza rossogialla: se il Pd ha votato a favore, il Movimento Cinque Stelle ha infatti scelto di astenersi, insieme a Fratelli d’Italia.

Insomma, ecco svelata la vera crepa che spacca in due tanto il centrodestra quanto l’asse della maggioranza. La Lega dice no a un’indagine sulle responsabilità dell’avvelenamento proprio il giorno in cui sembrano essere emersi nuovi dettagli sul caso: lo staff di Navalny ha infatti annunciato che sono state rinvenute tracce del gas nervino novichok dentro una bottiglietta d’acqua della sua stanza d’hotel a Tomsk, dove soggiornava poco prima di accusare il malore.

Ma non è l’unico casus belli che dai palazzi europei rischia di creare un maremoto in quelli romani. Un’altra risoluzione del Parlamento, infatti, ha visto su posizioni diverse i partiti italiani. Si tratta di quella con cui Bruxelles condanna le violenze del regime in Bielorussia di Alexander Lukashenko, la repressione dei manifestanti, e chiede di introdurre sanzioni europee contro il presidente e il suo entourage. A favore Pd, Cinque Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Non i leghisti, che hanno invece deciso di astenersi.

Sarà l’allergia nei confronti delle sanzioni (solo quelle contro Putin), sarà la simpatia verso il Cremlino che non è mai venuta meno, il Carroccio si conferma anche in Ue una primissima fila del fronte filorusso, all’indomani di un duro discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che ha duramente condannato le violazioni dei diritti umani a Minsk e l’avvelenamento di Navalny.

Anche la maggioranza, però, ha poco da sorridere, con quell’astensione dei Cinque Stelle che segna un solco profondo con il Nazareno. La delusione è palpabile in un tweet del senatore dem ed ex portavoce di Matteo Renzi, Filippo Sensi. “La Lega – e la Ceccardi – si astiene all’europarlamento sulla richiesta di sanzioni al regime di Lukashenko e vota contro su inasprimento sanzioni alla Russia per il caso Navalny. Così che sia chiaro il quadro in Europa, in Italia e in Toscana. E da che parte stare”. Taglia corto anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti. “La Lega si è astenuta sulla condanna a un dittatore. Che schifo #Lukashenko”.

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