Il Pd ha mandato giù il Sì al referendum, ora qualcosa deve tornare indietro. Mes, legge elettorale, decreti Salvini, politica estera. Gianni Pittella, vicepresidente dei senatori dem, stila una lista. E su Renzi...

Mes. Decreti sicurezza. Politica estera. “Abbiamo tante sfide”, dice Gianni Pittella, vicepresidente dei Senatori Pd, già vicepresidente del Parlamento Ue con i Socialisti, vecchia guardia dem. Niente lista della spesa, precisa a Formiche.net. Ma dopo quel Sì al referendum concesso agli alleati del Movimento Cinque Stelle, qualcosa indietro dovrà pur tornare. Patti chiari, governo lungo. Anche perché “io ho votato no, e non me ne pento”.

Pittella, il Pd esulta ma ha cinque regioni su venti.

Esulta perché il governo e la maggioranza escono rafforzati. Bene così. Solo un irresponsabile potrebbe tifare instabilità di fronte alle sfide incredibili che abbiamo di fronte. Fra le altre, spendere bene 209 miliardi del Next generation Eu.

E magari rivedere la squadra di governo. Il rimpasto si fa? Conte dice di no…

Io sottoscrivo. Non è all’ordine del giorno.

Non ce lo vede proprio Zingaretti ministro?

Lo vedo bene da governatore del Lazio e soprattutto da segretario, ha fatto un grande lavoro aiutando a costruire uno spazio di pluralismo nel Pd. Ovviamente decide lui.

Certo un ministero non lo offrite a Renzi, dopo questi risultati…

Perché, ne ha chiesto uno? Non mi sembra (ride, ndr). La verità è che Renzi da mesi mantiene un atteggiamento costruttivo e responsabile verso il Paese, Italia Viva sostiene lealmente la maggioranza di cui fa parte. Non sarò certo io a dargli lezioni.

Ora però bisogna pareggiare con i Cinque Stelle. Quel Sì al referendum è stato un compromesso non da poco.

Io ho votato no, e sono fiero di aver sostenuto una battaglia che, per quanto non maggioritaria, ha raccolto un consenso ragguardevole nel Paese. Un semplice taglio dei parlamentari non rinnova la democrazia. I veri problemi sono altri.

Cioè?

Superare il bicameralismo paritario. E una legge elettorale che riconsegni ai cittadini il potere di scelta dei propri rappresentanti. O torniamo alle preferenze, o facciamo i collegi.

Poi una parola definitiva sul Mes dovrete pur dirla…

Faccio una premessa: io mi sono sempre battuto contro il Mes, ma quello vecchio. Questa è una linea di credito con tassi agevolatissimi, priva di condizionalità, che può far ripartire la Sanità. Dobbiamo utilizzarla.

E i decreti Sicurezza? Da un anno dite di volerli abrogare ma sono ancora lì.

Mi sembra che Conte abbia detto chiaramente che si procede in quella direzione. Ripartiamo dalle indicazioni fornite dal presidente Sergio Mattarella, eliminiamo tutte le storture imposte all’epoca da Salvini.

A proposito, che ne pensa del Migration pact dell’Ue?

Un bene aver riaperto la partita. Ma la proposta della Commissione non è sufficiente. Mancano meccanismi obbligatori nel ricollocamento dei richiedenti asilo. E rimane un errore di principio: il focus deve essere sul livello comunitario, non sui Paesi di primo ingresso. Comunque sono curioso di capire come la prenderanno.

Chi?

Salvini, Meloni e i loro amici in Europa. In Italia fanno i paladini della sicurezza contro l’immigrazione. Ora che c’è un provvedimento che comunitarizza la gestione dei flussi, non riescono a ricevere solidarietà dai loro presunti alleati.

Ancora sull’Europa. Tra crisi in Bielorussia e caso Navalny, a Bruxelles l’Italia non è certo in prima linea. Peraltro i vostri alleati del Movimento si sono astenuti dal voto sulla risoluzione diretta a Mosca.

Senza fare polemiche, il mio invito al governo è a far sentire di più la sua voce. Non possiamo accettare che un dittatore come Lukashenko calpesti i diritti di milioni di persone. Il Parlamento Ue ha fatto la sua parte evocando le sanzioni. Ora tocca a noi.

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