Padre Giulio Albanese, a lungo missionario in Africa e autore di molti libri su questo continente, sequestrato dai terroristi del Lord Resistance Army, non esita a definire il videomessaggio inviato da papa Francesco all’Onu un’anticipazione planetaria dell’enciclica Frates Omnes. L'intervista di Riccardo Cristiano

“Sintetizzare il senso più profondo di questo discorso che parte dall’urgenza di rafforzare la sanità pubblica nel tempo della pandemia senza favorire nessuno, se non in caso estremo i più deboli? Beh, lo sintetizzerei così: il papa all’Onu ha detto che davanti all’accavallarsi di tanti problemi si deve cambiare registro pena il fatto, per usare le parole usate da Pompeo nei giorni scorsi ai riguardi del Vaticano, che a perdere autorità morale sia in primis l’Occidente e successivamente tutta la leadership politica.

Va letto il lungo passaggio sulle persecuzioni. Le persecuzioni, spiega il papa, ci sono, eccome se ci sono. Ma non si può isolare una persecuzione davanti a tutte quelle che vediamo perché qui perseguitato è l’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Che senso ha enucleare la persecuzione dei cristiani? Certo, c’è, in tanti luoghi esistono cristiani perseguitati, è vero, come è vero che sono perseguitati tanti altri. Lo vediamo ogni giorno in  quel che accade in tanti Paesi, in tanti angoli remoti e non remoti del pianeta. La dignità umana riguarda tutti: non possiamo non vedere tutti i bambini scartati da un’economia che uccide, tutte le famiglie costrette a fuggire da un sistema economico predatorio, tutte le persone scacciate da una politica repressiva che non lascia scampo e ogni figlio di Dio sradicato da una crisi ambientale in molte aree del pianeta già gravissima: tutte queste emergenze si accavallano creando un’emergenza planetaria terrificante. La pandemia dimostra che ognuno deve affrontare unendo la responsabilità per sé e per gli altri, dimostra che oggi tutto questo va curato insieme. Il richiamo al multilateralismo e all’abbandono definitivo della deterrenza diviene un’invocazione di presa d’atto della indispensabilità di riscoprirci davvero tutti fratelli. Nessuno si salva da solo, ripete il papa, ma usciremo migliori o peggiori da questa crisi se sceglieremo di capire che siamo tutti fratelli”.

Padre Giulio Albanese, a lungo missionario in Africa e autore di molti libri su questo continente e sulle sue tragedie, sequestrato dai terroristi del Lord Resistance Army, non esita a definire il videomessaggio inviato da papa Francesco all’assemblea generale dell’Onu in corso a New York un’anticipazione planetaria dell’enciclica Frates Omnes. E vede nell’Amazzonia, unica area di crisi citata, l’icona prescelta per indicare l’aspetto globale e locale della crisi. “È pandemica, perché la pandemia sta falcidiando vite anche lì, è ambientale, perché la cura dell’Amazzonia è la cura di tutto il creato, è economica, perché gli abusi ai danni delle popolazioni indigene sono gli abusi contro un equilibrio sano tra uomo e habitat, è politica, perché ci sono scelte alla base del rapido degrado, della prospettiva allarmante. Credo che quindi abbia scelta di citare solo l’Amazzonia, che è stata al centro del recente sinodo, perché è l’icona di un discorso sull’ecologia umana integrale che è il discorso sulla fratellanza, relativa a tutti i figli di Dio, cioè all’umanità delle città e dei campi, dei fiumi e dei monti, del mare e deserti, quindi all’umanità che vive in tanti modi nelle diversità del mondo e al suo creato, cioè a tutti gli ecosistemi. Solo l’equilibrio tra queste diversità salva il tutto, l’insieme, che è fatto dalla composizione di tutto questo”. Il papa non ha parlato della sua Africa, ma ha parlato del debito.

“Sì, ha indicato una strada indispensabile a salvare la speranza, perché solo rivedendo in termini di riforma effettiva e internazionale il problema del debito si può ridare una speranza ad ampie parti del sud del mondo. Il debito ha una struttura folle che si auto-alimenta, e questo accade perché davvero esiste un’economia che uccide. Se il debito si auto-alimenta io non potrò che indebitarmi ulteriormente e ritrovarmi in guai peggiori. Occorre quindi intervenire sia in via emergenziale sia in via strutturale, cioè intervento sui sistemi che formano il debito. Cioè sui fondi, i cosiddetti “fondi avvoltoio” e molto altro. Il debito è un cane selvaggio.”

Nel messaggio il papa si è soffermato sulla difesa della famiglia.

“Chi difende la famiglia umana non può che difendere la famiglia, cellula fondante di ogni dimensione umana, sociale.”

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