Nel giorno della visita a Roma del segretario di Stato Mike Pompeo, il ministro Guerini offre il quadro di riferimento (e di opportunità) per i rapporti tra Italia e Stati Uniti: Alleanza Atlantica, Difesa europea (che rafforzi la Nato), relazioni bilaterali, missioni all'estero, Mediterraneo e nuove occasioni di cooperazione industriale. Alla base di tutto ci sono "valori comuni quali la democrazia, la tutela delle libertà individuali, dei diritti umani e dello Stato di diritto"

“L’Italia vuole continuare ad essere l’alleato di riferimento per il quadrante Mediterraneo, ma guarda alla collaborazione con gli Stati Uniti in maniera più ampia”. Nel giorno della visita a Roma del segretario di Stato americano Mike Pompeo, il ministro Lorenzo Guerini offre il quadro di riferimento (e di opportunità) per i rapporti tra Italia e Stati Uniti nel campo della Difesa. La lettera al Messaggero risponde all’editoriale di domenica scorsa firmato sullo stesso dall’ambasciatore Usa in Italia Lewis Eisenberg, un’attestazione di solidità delle relazioni bilaterali che su queste colonne ha commentato il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo.

TRA NATO E DIFESA EUROPEA

Prima di tutto, la collocazione internazionale: “La Nato rappresenta il pilastro della nostra sicurezza collettiva ed il rapporto transatlantico mantiene il suo ruolo essenziale”, ha spiegato Guerini. Una prospettiva chiara anche nella nascente Difesa comune in ambito Ue: “La nostra convinta opera di rafforzamento della Difesa europea – ha aggiunto il ministro – deve essere letta proprio in questo senso; l’acquisizione di sempre maggiori capacità europee va nella direzione del rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica, per un’Europa in grado di contribuire sempre più efficacemente non solo alla sicurezza del continente ma anche capace di intervenire a livello globale”. È una specifica importante soprattutto rispetti agli allunghi di Parigi (qui l’ultimo del ministro per gli Affari europei Clement Beaune) che preme sul concetto di “autonomia strategica dell’Europa”, intesa nella sua versione più radicale come indipendenza dall’alleato d’oltreoceano.

UN’ALLEANZA PIÙ ATTENTA

L’Italia è sì per il rafforzamento della Difesa comune, ma sempre nell’ottica di un consolidamento dell’asse euro-atlantico. Anche perché quella con gli Stati Uniti è una “relazione privilegiata”, spiega Guerini. Si tratta di uno “storico alleato al quale dobbiamo riconoscere il pieno e convinto appoggio a sostegno della nostra azione all’interno della Nato”. I dossier di convergenza sono molteplici, a partire da quelli che interessano di più il nostro Paese, come Mediterraneo e nord Africa. In tal senso, leggendo insieme le lettere di Eisenberg e Guerini, si nota una linea comune sull’idea di “un’Alleanza realmente a 360 gradi”. Il riferimento, nota il ministro italiano, è “al cosiddetto Fianco sud, che ora riceve il meritato rilievo: in sostanza quel Mediterraneo Allargato, focolaio di tante crisi, che vede lo strumento militare italiano impegnato in numerose operazioni e missioni, nelle quali proprio dopo gli Usa siamo tra i maggiori contributori”. Comune anche il riferimento all’Hub per il sud di Napoli: “Dobbiamo puntare alla sua piena operatività e utilizzarlo come strumento di comprensione e di anticipazione strategica delle complesse dinamiche che abbracciano Nord Africa, Sahel e Medio Oriente”, ha detto Guerini.

Specifiche che arrivano nei giorni della quarta visita in Iraq nel giro di dieci mesi per il titolare di palazzo Baracchini, un’area in cui gli Usa hanno già annunciato il ritiro chiedendo maggiore azione da parte degli alleati. E il nostro Paese? “L’Italia vuole continuare ad essere l’alleato di riferimento per il quadrante Mediterraneo, ma guarda alla collaborazione con gli Stati Uniti in maniera più ampia”, ha rimarcato Guerini. Oltre gli impegni all’estero, oltre i militari americani (circa 30mila) nella Penisola, c’è di più.

I LEGAMI CON GLI USA

Il di più è “un rapporto di collaborazione industriale pienamente reciproco, che vede le nostre principali aziende del settore Difesa operare sul mercato statunitense considerandolo mercato domestico”. Guerini dedica riferimenti a Fincantieri “con la recente commessa per la realizzazione delle nuove fregate per la Marina Usa” (per un valore complessivo di 5,5 miliardi di dollari), ma anche a Beretta e a Leonardo “con la fornitura di elicotteri”, cioè la vittoria nella maxi gara per gli addestratori della US Navy. C’è poi il programma F-35 “che vede anche il coinvolgimento di numerose Pmi che hanno aperto proprie succursali negli Stati Uniti”, con ritorni per la Penisola crescenti (come dimostra il recente contratto assegnato a Lockheed Martin per il sito di Cameri).

LA STRUTTURA

“Questo rilevante e qualificante portato di relazioni ha trovato recentemente anche una trattazione più strutturata, attraverso l’instaurarsi di un meccanismo di consultazioni reciproche che prende il nome di Dialogo strategico”, spiega Guerini. “Prevede frequenti incontri nel formato Esteri+Difesa, nell’ottica di cementare e adeguare la nostra storica alleanza in risposta alle sfide emergenti”. Oggi Pompeo è a Roma sul lato Esteri, con un’agenda fitta di punti da trattare (a partire dal 5G). Per quanto riguarda, la Difesa, chiarisce Guerini (che lo scorso gennaio è stato in visita ufficiale al Pentagono), “tale dialogo si è rivelato da subito della massima efficacia, sia per individuare ulteriori opportunità di collaborazione sul piano bilaterale, sia per definire posizioni condivise nell’ambito della comune partecipazione alla Nato”.

DAI VALORI ALLE AZIONI

Tutto questo, spiega il ministro riprendendo le parole dell’ambasciatore Eisenberg, si basa su”identità culturale, su valori comuni quali la democrazia, la tutela delle libertà individuali, dei diritti umani e dello Stato di diritto”. Di più, “su una sincera amicizia, che ha visto le Forze armate americane tra i primi contributori di aiuti nel momento più critico della crisi pandemica per Covid-19”. Sono “punti di forza su cui basiamo, senza alcuna soluzione di continuità, la nostra collaborazione, sia sul piano strettamente bilaterale che nel contesto più ampio dell’Alleanza Atlantica, nella quale continueremo ad investire con convinzione, per rafforzarne la capacità e garantire la sicurezza dei suoi membri”. Un termine (“investire”) che non pare casuale. Proprio sugli investimenti in Difesa (il fatidico 2% del Pil) l’Italia infatti appare in difficoltà all’interno della Nato. Eppure, oltre al “cash” la cosiddetta regola della 3 C prevede anche “capability” e “contribution”. Su quest’ultimo punto, ha chiarito Guerini, l’Italia non è dietro a nessuno.

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