In queste ultime ore molto si è appreso sugli oltre cinquecento progetti presentati al ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) per essere, poi, proposti a finanziamenti a valere sul Recovery and Resilience Fund. Buio e notte, invece, sui parametri di valutazione e sui criteri di scelta che questa testata, e non solo, si ostina a chiedere allo scopo che vengano discussi in Parlamento e che vengano presentati agli altri 26 Stati membri dell’Unione europea (Ue) come base di un programma chiaro e trasparente.

Su questo fronte pare esserci un vero e proprio blocco. Anche e soprattutto perché – si guardino le linee guida preparate per conto dell’Unido da Partha Dasgupata, Amarya Sen e Stephen Marglin nel lontano 1972 – proporre parametri di valutazione e criteri di scelta presuppone decisioni politiche di fondo in materia di crescita, occupazione, distribuzione del reddito tra gruppi di persone (e territori) e tra generazioni. Decisioni che un governo di coalizione priva di una visione comune ha difficoltà ad effettuare.

E se i parametri essenziali venissero ricavati dalla vasta platea di progetti ora all’esame del Mef? Nella prima decina d’anni in cui insegnavo, facevo fare agli studenti un esercizio che li appassionava e che aveva proprio l’obiettivo di ricavare uno dei parametri essenziali- il Saggio di rendimento interno (Sir) di soglia (al di sotto del quale non si può accettare un progetto) inteso come costo opportunità del capitale per l’investimento pubblico – da una platea di progetti. L’esercizio, inizialmente predisposto da William Jones, Elaine Hubert, e G.A. Wheeler, è disponibile nel mio libro Tecniche di Valutazione degli Investimenti Pubblici, seconda edizione del 1991.

L’esercizio richiedeva due giorni (un’ora il primo e circa sei il secondo). La classe (che studiava programmazione economica) veniva divisa in squadre. A ciascuna venivano consegnati dossier di alcuni tra i 18 progetti nel settore agricoltura in un Paese dei Caraibi (la Giamaica) dove stavano arrivando Fondo monetario e Banca mondiale, che avrebbero accordato un ampio finanziamento solamente sulla base di un coerente e ben valutato programma per progetti. Grande tensione al ministero dell’Agricoltura: se il programma non fosse stato predisposto entro 24 ore, sarebbe stato escluso dall’accesso alle risorse.

Nel primo giorno il docente spiegava la situazione (anche in modo di far divertire gli studenti): arrivo della “coppia” (Fondo monetario e Banca mondiale), necessità di avere il programma pronto e ben fatto (nonostante i tanti ritardi ed il fatto che il ministero dell’Economia non abbia fornito i parametri essenziali), e via discorrendo. Ogni squadra riceveva da due a quattro progetti ed il giorno dopo doveva portarli corredati di analisi finanziaria ed economica (si supponeva che ne avessero le basi).

Si ipotizza che il Paese abbia un unico obiettivo: la crescita economica. Obiettivi sociali ed occupazionali potevano essere perseguiti tramite il sistema fiscale e non necessitano, quindi, di essere tenuti in conto nell’analisi dei progetti. La selezione avveniva per consenso: ogni squadra avrebbe proposto quali dei suoi progetti fare entrare nel programma.

Quando iniziai a utilizzare questo esercizio, non esistevano ancora cellulari e computerini. I calcoli venivano fatti con piccole calcolatrici. Alcune squadre finivano per fare le ore piccole per calcolare i principali indicatori economici e finanziari attualizzati.

Il giorno dopo, lunga discussione. Ovviamente, ciascuna squadra perorava alcuni dei “suoi” progetti. Dal confronto emergeva che alcuni progetti erano alternative tecniche di altri (e si discuteva come raffrontare e selezionare in questi casi), che altri erano grandi, costosi ed indivisibili (con il risultato che se “entravano” spiazzavano molti altri). Dopo un lungo dibattito si arrivava ad un elenco il cui finanziamento copriva tutte le risorse disponibili. Gli studenti concludevano che il Sri del progetto marginale (l’ultimo ad entrare nel programma) era il costo opportunità del capitale per l’investimento pubblico. Da questo parametro non era difficile computare gli altri.

Sulla base delle Linee guida approvate dal Comitato degli Affari europei, utilizzando il modello di equilibrio economico dell’Istat, o quello della Banca d’Italia, avendo ben chiari gli obiettivi, non è difficile effettuare un’operazione di massimizzazione vincolata e giungere ad una bozza di ripartizione tra “missioni”. Non ci vogliono task force, commissari, consulenti più o meno volanti. Basta qualcuno che conosca un po’ di econometria e che dialoghi con l’Istat o con la Banca d’Italia. Oppure con ambedue.

Il secondo passo è riempire le allocazioni alle “missioni” per progetto. Al Mef ci sono circa 300 tra funzionari e dirigenti che hanno studiato analisi finanziaria ed economica alla Scuola Nazionale d’Amministrazione. Alcuni che anni addietro hanno sperimentato tecniche avanzatissime di analisi finanziaria ed economica in condizioni d’incertezza. Anche in questo caso non c’è alcuna esigenza di task force, super consulenti, clerici vaganti e simili.

Suvvia, c’è molto. Basta darsi una mossa.

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