Perché è d’obbligo votare No al referendum. L’opinione di Reina

Perché è d’obbligo votare No al referendum. L’opinione di Reina
Chi conosce bene la Costituzione sa che è impossibile riformarla secondo la teoria della foglia di carciofo per cui il No è d’obbligo. È piuttosto auspicabile che si organizzi una assemblea costituente, col preciso compito di rivedere e risistemare alcuni punti della nostra Carta fondamentale, se necessario

L’avvicinarsi della data delle elezioni per il referendum sul taglio dei parlamentari sta rendendo vivo e più interessante il dibattito, mettendo in evidenza caratteri propri di un articolato confronto tra parti contrapposte.

Le tesi in campo ci sono: realiste e verosimili, bislacche e stravaganti. Il dato che risalta è quello aritmetico che influenza e fa da sfondo alla discussione. Si dirà che necessariamente deve essere così perché in gioco c’è la riduzione del numero dei parlamentari, come se le regole della democrazia dovessero dipendere solo da fattori numerici.

Leggendo e rileggendo epoche e vicende storiche c’è la constatazione che mai il numero dei parlamentari è stato stabilito con calcolatore alla mano, tenendo conto di virgole, decimali, periodici. Ci si è sempre preoccupati di disegnare parlamenti conformi, secondo i canoni della democrazia rappresentativa, alle peculiarità della comunità.

Non a caso Paesi vicini al nostro come Germania (778), Francia (925), Inghilterra (1430) sia per condizione istituzionale, sia per usi e costumi, sia per situazione demografica hanno parlamenti con un numero di eletti simili a quello italiano.

Le varie dispute tendenti a privilegiare la proposta del Sì dei grillini sono asfittiche e poco in linea con il dettato costituzionale nel suo complesso, tanto da far dire a esperti giuristi che la Costituzione non può essere riformata con scelte estemporanee: o c’è un progetto complessivo di revisione o è meglio evitare interventi episodici, finalizzati a stravolgere la Carta fondamentale solo per precipui interessi di partito.

È la storia del passato con il pareggio di bilancio, col titolo V, con la materia giudiziaria: revisioni che non hanno prodotto risultati apprezzabili per il caos e le contraddizioni che hanno provocato, vista la superficialità e la velleità con cui si volle agire. Sta capitando qualcosa di simile anche oggi per l’avanzare di tesi a dir poco interessate.

Utilizzare le riforme costituzionali come atto di propaganda di partito è da condannare, così come giocare con le istituzioni, cercando surrettiziamente in tal modo di guadagnare consensi, facendo tripli salti mortali per spiegarle.

Anche oggi Zingaretti e Violante hanno fatto proposte di riforma per giustificare il tribolato Sì del Pd al referendum: incoerenti e poco convincenti per uscire dalla trappola in cui essi stessi si sono cacciati con libera volontà, senza considerare quella di iscritti, simpatizzanti, semplici elettori.

Alla imposizione del M5S del taglio dei parlamentari non si può tergiversare né si può correggere il tiro: o è Sì o è No. Chi conosce bene la Costituzione sa che è impossibile riformarla secondo la teoria della foglia di carciofo per cui il No è d’obbligo. È piuttosto auspicabile che intellettuali illuminati e politici lungimiranti inizino a riflettere su come procedere per organizzare un percorso che porti alla elezione di una assemblea costituente, col preciso compito di rivedere e risistemare alcuni punti della nostra Carta fondamentale, se necessario.

ultima modifica: 2020-09-09T10:39:05+00:00 da Raffaele Reina

 

 

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