Coraggio, Ue. Dai diritti umani alla Sanità, von der Leyen suona la carica

Coraggio, Ue. Dai diritti umani alla Sanità, von der Leyen suona la carica
Il lungo discorso sullo Stato dell'Unione della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen invita gli Stati membri a prendere coraggio, dai diritti umani violati in Cina e Russia agli affronti di Erdogan. E detta la road map per la ripresa: autonomia sanitaria, innovazione, 5G, Green deal...

Premere sull’acceleratore, subito. Per uscire dalla crisi del coronavirus serve più Europa, più Ue. Ursula von der Leyen parla dalla plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles. Il suo primo discorso sullo State of the Union è una lunga arringa che verte su due presupposti: l’emergenza non è ancora finita, e l’Ue può uscire contando sulle sue forze.

Dalla politica estera a quella sanitaria, von der Leyen declina il mantra che ha accompagnato la sua presidenza nell’ultimo anno, quello di un’Ue non sovranista, ma sovrana e capace di decidere del suo destino.

DIRITTI UMANI, L’EUROPA C’È

L’ex ministro del Lavoro di Angela Merkel, introdotta dal presidente del Parlamento Ue David Sassoli, non usa i guanti. L’Ue deve difendere i diritti umani senza fermarsi alle dichiarazioni di intenti. A partire dalla Cina, “parter negoziale, competitor economico, rivale sistemico”: “Che sia Hong Kong o altrove, noi dobbiamo salvaguardare la vita umana, non possiamo permettere che succedano queste cose”. E agli Stati membri che scaricano su Bruxelles la responsabilità della loro inerzia, lei risponde con una provocazione per superare una volta per tutte i veti incrociati: “Cambiate il sistema di voto nel Consiglio, scegliete la maggioranza qualificata, abbiate coraggio”.

Solo così l’Ue potrà abbandonare la retorica e passare all’azione, far sentire la sua voce nelle tante crisi internazionali alle sue porte. Come quella in corso nella Bielorussia di Lukashenko. “Voglio dirlo chiaramente — spiega la numero uno della Commissione — l’Ue è con il popolo della Bielorussia. Siamo commossi dal coraggio della gente di Minsk. Dalle misure prese contro donne e uomini cui non è concesso di essere liberi. La reazione del governo è inaccettabile, il popolo bielorusso deve essere libero di decidere il proprio futuro”. Poi una frecciata alla Russia di Vladimir Putin, che ha appena accordato un prestito miliardario e forze militari a supporto del regime: “I bielorussi non devono diventare lo scacchiere di qualcun altro”.

PUTIN AVVISATO…

A Mosca è diretto un duro monito sul caso di Alexei Navalny, l’oppositore di Putin avvelenato col Novichok e risvegliatosi in Germania due giorni fa dopo settimane di coma. “L’avvelenamento di Navalny è qualcosa cui non possiamo passare sopra, come la crisi in Ucraina. È parte di un percorso che non sta cambiando. E non c’è nessun gasdotto che possa cambiarlo”. Una stoccata, questa, alla Germania della Merkel e al gasdotto North Stream 2 che lega Berlino ai rifornimenti energetici di Mosca e fa parlare in queste settimane di “doppiogioco tedesco”.

…ERDOGAN PURE

Un altro vicinato preoccupa la Commissione. Le tensioni nel Mediterraneo Orientale fra Grecia e Turchia sono ufficialmente un problema di Bruxelles, Erdogan avvisato. “La Turchia ha un vicinato difficile, e accoglie milioni di migranti,uno sforzo che noi finanziamo abbondantemente. Ma niente di questo giustifica i tentativi di intimidire i suoi vicini, che devono poter proteggere i loro legittimi diritti di sovranità”. Von der Leyen smentisce insomma chi pensa che la politica estera dell’Ue sia solo una chimera. E a riprova annuncia un “patto per l’immigrazione” che sarà discusso alla prossima sessione.

TRUMP O BIDEN?

E anzi mette nero su bianco, ancora una volta, il pilastro della diplomazia europea. Che a novembre vinca Donald Trump o Joe Biden alle presidenziali Usa, poco cambia. “Abbiamo avuto incomprensioni con la Casa Bianca. Ma siamo dalla parte dell’Alleanza atlantica e degli Stati Uniti, il legame fra i nostri popoli è saldo, e qualunque cosa succeda a fine anno siamo pronti a costruire una nuova agenda transatlantica.

SOVRANITÀ SANITARIA

Nello State of the Union von der Leyen annuncia le direttive della ripresa. Si parte dalla Sanità, il ventre molle dell’Ue di cui la pandemia ha messo a nudo debolezze e ritardi. Di qui l’annuncio per il prossimo anno di un vertice globale sulla Sanità in Italia, il primo Paese Ue messo in ginocchio dal virus. E ancora, la proposta di utilizzare i fondi del Next Generation Eu per rafforzare il programma “Eu for Health”, l’Ecdc e l’agenzia per i medicinali europei. Infine, il lancio di una nuova agenzia Ue per lo Sviluppo avanzato biomedico.

RECOVERY FUND: ISTRUZIONI PER L’USO

Sui fondi Ue, una premessa fondamentale. Non è ancora il momento di far fare allo Stato un passo indietro, non si può ancora “ritirare il sostegno” all’economia. Per uscire dalla crisi, le economie dei Paesi membri devono essere accompagnate. Quanto alla destinazione dei fondi Ue, le priorità sono chiare: investimenti sul digitale, l’innovazione, il Green new deal. Non manca di snocciolare cifre e percentuali. Al Green deal deve andare il 37% del Recovery Fund. Il 20% nel digitale, dall’I.a. alla banda larga nelle zone rurali. Due priorità per i prossimi mesi: “Completare l’unione delle banche e dei mercati capitali”.

ultima modifica: 2020-09-16T11:34:05+00:00 da Francesco Bechis

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