Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio celebra sulle pagine di “Avvenire” la liberazione di padre Maccalli e Chiacchio: “Successo del soft power italiano”. E rilancia i rapporti con l’Africa (“priorità della cooperazione allo sviluppo”), la cui sicurezza incide anche sulla nostra

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha affidato ad Avvenire la sua “gioia per aver riportato a casa, dopo una lunga prigionia in mano a gruppi terroristici, padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio”, accolti a Ciampino insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sottolineando la complessità dell’operazione e ringraziando il lavoro dell’Aise, della Farnesina e anche delle autorità maliane (“pur nella delicata fase di transizione che sta attraversando il Paese a seguito del colpo di Stato dell’agosto scorso”), il ministro Di Maio ha festeggiato un “successo” che, “lungi dall’essere casuale, è il frutto di una nostra precisa caratteristica negli scenari internazionali che pone inclusività, dialogo, pazienza, talvolta resilienza, al primo posto nelle relazioni internazionali”.

Si tratta, spiega ancora al quotiamo della Conferenza episcopale italiana, “della massima espressione del cosiddetto soft power, ossia l’abilità di persuadere attraverso risorse non tangibili ma fondamentali quali la cultura, i valori, il modo di essere e di porsi nel dialogo con l’altro”. Un potere che “certamente padre Maccalli, con il suo impegno a fianco dei meno fortunati, ha contribuito a costruire”. Lo stesso hanno fatto “tutti i volontari, religiosi e laici, che dedicano la vita ad aiutare il prossimo in contesti difficili e pericolosi”.

Il ministro Di Maio mette in evidenza poi i rapporti tra l’Italia e l’Africa, “un continente a noi vicino, non solo geograficamente” e che, scrive ancora, “rappresenta la priorità della nostra cooperazione allo sviluppo”. Basti pensare agli sforzi della viceministra Emanuela Del Re che hanno attirato l’attenzione specifica degli Stati Uniti: un esempio è il “pellegrinaggio” dei leader statunitensi alla Comunità di Sant’Egidio (Ivanka Trump nel 2017 e il segretario di Stato Mike Pompeo qualche giorno fa).

Il titolare della Farnesina si sofferma sul Sahel, regione minacciata dalla guerra in Libia e dal terrorismo in cui il nostro Paese è impegnato nella cooperazione allo sviluppo, per la sicurezza e al fianco della società civile. Un impegno dimostrato dall’apertura di un’ambasciata in Niger nel 2017 e di un’ambasciata. in Burkina Faso l’anno scorso. “E stiamo lavorando per aprire una rappresentanza diplomatica anche in Mali”, aggiunge il ministro rimarcando che “la sicurezza e la stabilità del Sahel sono la nostra sicurezza”.

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ha risposto al ministro di Di Maio auspicando “che l’impegno suo e di tutto il governo faccia lievitare sempre più, con il sostegno del Parlamento, la politica di cooperazione internazionale dell’Italia, per uno sviluppo equo in Africa e in tutto il Sud del mondo e per un giusto e umano governo dei flussi di emigranti per necessità e di richiedenti asilo”

Già un mese fa, intervistato da Formiche.net, il ministro Di Maio aveva sottolineato l’impegno italiano per il Sahel, definendo quella “un’area strategica per la lotta al terrorismo e alla criminalità transnazionale oltre che per un’efficace gestione del fenomeno migratorio irregolare”.

L’avvenire dell’ex capo politico del Movimento 5 Stelle è stato ben riassunto alcuni giorni fa su Domani. L’ex creatura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio “sta ricostruendo una linea di politica estera sicuramente meno anti-establishment e più vicina alla stabilità delle alleanze tradizionali dell’Italia”. Senza dimenticare l’Europa e la ricerca di una collocazione fissa “il più possibile lontano dall’insignificanza di chi si ritrova senza un gruppo di appartenenza e dallo stigma di chi si avvicina a gruppi che raccolgono forze estremiste”. E le parole del ministro Di Maio ad Avvenire non fanno che evidenziare l’urgenza per il Movimento 5 stelle di una casa europea più di governo che di lotta.

Perché, come ha spiegato a Formiche.net alcuni giorni fa Francesco D’Uva, deputato ed ex capogruppo, “al Parlamento europeo, nel gruppo dei non collocati, non si tocca palla. Nella scorsa legislatura, nel gruppo di Efdd, eravamo in disaccordo su molti temi con altre delegazioni nella coalizione, ma riuscivamo a incidere. È una riflessione che dobbiamo avviare”.

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