La pandemia ha imposto agli istituti di fare a meno della fisicità dei rapporti con i clienti. Ma non per questo si deve rinunciare a trasparenza e sicurezza. Da questo momento in poi gli imprenditori dovranno imparare a prevedere nuovi cigni neri. Intervista a Raffaele Zingone, responsabile della direzione centrale Affari di Banca Ifis

Se la pandemia cambia l’economia, cambia anche il rapporto con le banche, da secoli motore di crescita e sviluppo. Banca Ifis, istituto di credito fondato nel 1983 da Sebastien Egon Fürstenberg e oggi guidato dal ceo Luciano Colombini, non si è certo sottratta a questa sfida ingaggiata ormai da nove mesi a questa parte. La banca (1.700 dipendenti), il cui business poggia essenzialmente sui servizi alle imprese e sull’acquisizione di crediti deteriorati, ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile di 37 milioni, segno della buona tenuta nonostante l’imperversare della pandemia. Ora però è tempo di modellare la propria offerta in base alle esigenze di un’economia che cambia. Formiche.net ha sentito Raffaele Zingone, responsabile della direzione centrale Affari di Banca Ifis che presiede tutta l’Area Corporate e Commercial Banking.

NUOVI RAPPORTI TRA BANCHE E IMPRESE

“Sicuramente uno dei primi cambiamenti riguarda la comunicazione con i clienti. In questi mesi è aumentata in maniera drastica la nostra disponibilità a incontrare i nostri clienti anche da remoto. Naturalmente alla base di questi incontri, in modalità diverse rispetto al passato, c’è una grande fiducia reciproca tra la banca e la nostra rete di clienti. Stiamo dunque assistendo a uno spostamento importante da rapporti fisici a rapporti virtuali. Quello che conta è però la massima attenzione al rischio, in un momento in cui si manifestano molte truffe. Noi su questo siamo ben preparati”, spiega Zingone. Che non ha difficoltà ad ammettere come l’attuale momento sia tra i più bui della storia italiana. “Purtroppo non possiamo ignorare il fatto che veniamo da mesi in cui quasi il 50% delle imprese è rimasta temporaneamente ferma a causa del lockdown e questo inevitabilmente impatta sul tessuto economico italiano”.

Più nel dettaglio, Zingone racconta il grande sforzo di Banca Ifis per adattarsi a una situazione del tutto imprevista. “Abbiamo dovuto mettere in campo soluzioni diverse ma nel pieno rispetto delle regole imposte dalla legge e dalla vigilanza. Non è stato facile, ma crediamo di esserci riusciti. Il fattore che è venuto meno in questi difficili mesi è proprio quello della fisicità e la conseguenza è che le banche hanno dovuto rivedere anche il ruolo della filiale, tanto per fare un esempio. Come ho detto non è stato facile, ma, almeno per quanto riguarda Banca Ifis, abbiamo spostato il rapporto con l’economia reale su nuovi terreni ma non per questo meno sicuri”.

LA PROVA DELLE IMPRESE

Il manager di Banca Ifis poi si sofferma sulle misure di emergenza messe in campo fin qui dal governo per tentare di attutire l’impatto della pandemia. “Gli interventi del governo hanno dato ossigeno al tessuto, e l’ossigeno era proprio quello che serviva. Ora però occorrerebbe cercare di posticipare alcune scadenze, utilizzo un paragone: è come staccare l’ossigeno a un paziente che ha una prognosi favorevole, staccarlo ora significherebbe una condanna”.

Zingone però non vuole fare il pessimista. “Oggi, a differenza della prima ondata abbiamo una migliore capacità di far uscire fuori dei numeri reali sulla pandemia e questo è un vantaggio. Il problema oggi, almeno da un punto di vista quantitativo, il fenomeno è molto ben monitorato. Per le prossime settimane mi aspetto, personalmente, dei lockdown selettivi, ma lockdown sociali e non produttivi. Salvo qualche caso di settori ad alto capitale umano, non mi pare che oggi il luogo di lavoro sia un focolaio dunque non mi aspetto uno stop generalizzato delle attività produttive. Diciamo che non mi aspetto di tornare a quello che abbiamo visto a marzo, con il 48% delle attività produttive ferme, mi farebbe un po’ specie assistervi adesso”.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Zingone poi lancia uno sguardo al futuro. “Difficile fare delle previsioni, però dobbiamo imparare a guardare alle nostre capacità produttive ma nel dettaglio, senza abbandonarci ad analisi generalizzate. Mi spiego meglio: il turismo non è la meccanica. Con questo voglio dire che non dobbiamo perderci nel guardare al sistema produttivo in maniera totale e ordinaria ma dobbiamo imparare a entrare nel merito delle cose, in profondità. Ci sono settori che sono entrati in questa crisi in una situazione florida e non per questo non avranno ripercussioni importanti, pensiamo al sistema fieristico. Figuriamoci chi nella crisi c’è già entrato con le ossa rotte. Per questo la capacità degli imprenditori di prevenire rischi è quello che davvero conta, che fa la differenza: la possibilità di prevenire i famosi cigni neri”.

 

 

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