Il premio Nobel per la letteratura 2020 è stato vinto da Louise Gluck. Poetessa statunitense, ha pubblicato dodici antologie di poesie e ha accumulato nel corso degli anni numerosi riconoscimenti per i suoi lavori. Nel 1993 ha vinto il Premio Pulitzer per la poesia per la collezione The Wild Iris, nel 2014 ha vinto il National Book Award per la poesia, mentre nel 2003 era stata insignita del prestigioso titolo di poeta laureato degli Stati Uniti.

“In Averno – scriveva sul Manifesto ad agosto Antonella Francini in occasione della pubblicazione in Italia di Averno, la decima raccolta della poetessa americana, uscita nel 2006 negli Stati Uniti -, come negli altri suoi libri (fra cui il premiatissimo L’iris selvatico, uscito in Italia per Giano Editore sempre a cura di Bacigalupo) Glück si racconta in versi brevi dai toni ieratici, adottando la sua inconfondibile lingua vicina al parlato, ma esatta, risonante, talvolta ellittica. Travalica la dimensione dell’ordinario, cercando ossessivamente il quid dell’anima, che definisce un sé diviso dal corpo, un enigma, il riaffiorare dell’inconscio come ‘affascinante sconosciuto’, una psiche frammentata, altrove ‘una bandiera issata / troppo in alto sull’asta’”.

LE MOTIVAZIONI DEL PREMIO

Il premio è stato assegnato a Louise Gluck, figura di spicco – sottolinea l’Accademia Svedese – della letteratura contemporanea americana. La poetessa statunitense, nata nel 1943 a New York, è stata premiata – si legge nella motivazione – “per la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Oltre a scrivere, la Gluck, è docente alla Yale University e vive a Cambridge, in Massachussetts. “L’infanzia, la vita famigliare e le relazioni con genitori e fratelli sono una tematica che rimane centrale nel suo lavoro”.

TRA I PREMI PIÙ ATTESI

Assieme a quello per la pace, il premio Nobel per la letteratura è da sempre quello più seguito, circondato sia da attenzione che da polemiche ogni anno. Nel 2019, il primo dopo lo “shock” dello scandalo sulle molestie che ha travolto l’istituzione norvegese, il premio è stato attribuito all’austriaco Peter Handke, suscitando forti critiche per le sue prese di posizione a favore dell’ex dittatore serbo Slobodan Milosevic. A fine 2017, in pieno periodo “MeToo”, l’accademia svedese era stata colpita dallo scandalo che ha coinvolto il francese Claude Arnault, marito di un’accademica e personalità influente della scena culturale svedese, che sarebbe stato condannato per violenza sessuale. Si era trattato di un trauma enorme in un paese considerato trasparente, moderno e attento alla parità di genere.

SU CHI SI SCOMMETTEVA

I siti di scommesse puntavano sulla francese Maryse Condè, la russa Liudmila Oulitskaia, la canadese Margaret Atwood e il giapponese Murakami Haruki, ma gli esperti citavano anche l’americana-caraibica Jamaica Kincaid, il keniota Ke’nyan Ngugiwa Thiong’o, la poetessa canadese Anne Carson, l’ungherese Peter Nadas o il francese Michel Houellebecq. Il numero di presunti candidati (quelli veri non si possono conoscere per statuto) è ampio, a dimostrazione che ogni previsione premio Nobel è difficile; i 18 componenti dell’Accademia di Stoccolma mantengono stretto riserbo fino all’annuncio.

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