L’Europa faccia come Roosevelt e cerchi la coesione necessaria per un più efficace coordinamento Ue nei confronti della pandemia e per giungere al varo del Recovery and Resilience Fund al Consiglio Europeo del 10-11 dicembre. Potrebbe essere la molla per dare anima ad un’identità europea

C’è poca attenzione sulla videoconferenza informale incentrata sul Covid convocata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel per oggi 29 ottobre 2020. I Capi di Stato o di governo dell’Unione europea (Ue) discuteranno della necessità di intensificare lo sforzo collettivo per combattere la pandemia.

Alla vigilia della riunione, Francia e Germania hanno varato restrizioni molto più drastiche di quelle italiane. In Francia, chiusi i bar e i ristoranti, le scuole restano aperte ma gli spostamenti tra regioni sono vietati. Si potrà uscire solo per fare la spesa, portare assistenza o per motivi di salute. In Germania, chiusi i ristoranti, i bar, i teatri, i cinema, le palestre. I negozi restano aperti ma solo se garantiscono la presenza di una persona massimo ogni 10 metri quadrati.

Pochi giorni dopo, il 4 novembre, si riunirà, sempre in video conferenza, il Consiglio dei ministri economici e finanziari dei 27 (Ecofin) con un ordine del giorno di grande peso imperniato sul piano per la ripresa nell’Ue – in sostanza del Next Generation Eu e, quindi, del Recovery and Resilience Fund. Sono due riunioni importanti e con un forte nesso: alla pandemia gli Stati dell’Ue hanno reagito in ordine sparso e, quindi, in misura sub-ottimale ed è quindi da augurarsi una maggiore coesione nella strada per la ripresa.

Il periodico The International Economy ha appena pubblicato un interessante intervento di Lorenzo Codogno, ora alla London School of Economics (in precedenza è stato tra l’altro per dieci anni direttore generale per l’Analisi Economica e Finanziaria al ministero dell’Economia e delle Finanze) in cui alla domanda se l’Europa sta attraversando un “Momento Hamiltoniano” risponde, argutamente ed accuratamente, che c’è piuttosto esigenza di un “momento Roosveltiano”. Alexander Hamilton -lo ricordiamo – fu il primo segretario al Tesoro degli Stati Uniti e colui che consolidò il debito di guerra delle 13 ex-colonie che avevano firmato la Dichiarazione d’Indipendenza tramite l’emissione di debito comune garantito dall’Unione.

Roosevelt fu il presidente che con un vasto programma di investimenti pubblici tirò gli Stati Uniti fuori dalla Grande Depressione iniziata nel 1929. Correttamente, un Momento Roosveltiano “porterà con se anche un Momento Hamiltoniano con l’emissione di debito comune per finanziare il piano per la ripresa ed anche con il trasferimento della capacità impositiva, per alcune imposte di scopo, dai singoli Stati dell’Unione all’Ue ed alle sue istituzioni. Questi sono elementi fondanti del Next Generation Eu e del finanziamento del Recovery and Resilience Fund.

Tuttavia, da quanto si legge e soprattutto dai bisbigli che vengono dai corridoi delle istituzioni europee sembra che, nonostante i tentativi di coordinamento nel combattere la pandemia e gli sforzi per giungere ad un’intesa sul Recovery and Resilience Fund e sul Recovery and Resilience Fund la strada sia ancora lunga ed in salita, tanto che si stima che ove questi strumenti vengano varati, i primi finanziamenti ad un Paese come l’Italia non potranno giungere prima del settembre 2021.

Ci sono ragioni tecniche ma soprattutto politiche. Da un lato, alla diffidenza di alcuni Paesi del Nord Europa nei confronti di prassi ritenute “spendaccione” di quelli mediterranei e l’intenzione di alcuni Paesi e – ciò che più conta – del Parlamento Europeo di utilizzare gli strumenti finanziari europei come grimaldello nei riguardi di Paesi (Polonia, Ungheria) che non seguono i “valori comuni” espressi nei trattati fondanti dell’Ue. Da un altro – ed il è problema più profondo- che in tutti questi decenni non si è riusciti a creare un’identità europea. A questo tema, una delle più antiche e prestigiose riviste “europee” –il Journal of Common Market Studies edito dalla Academic Association for Contemporary European Studies – contiene ben undici interessanti saggi che sviscerano il problema.

La coesione necessaria per un più efficace coordinamento Ue nei confronti della pandemia e giungere al varo del Recovery and Resilience Fund e del Recovery and Resilience Fund al Consiglio Europeo del 10-11 dicembre potrebbe essere la molla per dare anima ad un’identità europea.

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