L’esperto militare e professore di Studi strategici: “Erdogan sta perdendo consensi al suo interno, mettendo in crisi l’economia con il rischio per la Turchia di diventare, dopo l’Argentina, l’ultimo Stato fallito. L’S-400? Non è competitivo”

La Grecia chiede l’embargo sulle armi e la sospensione dell’unione doganale Ue-Turchia? Non c’è dubbio che “in mancanza di un accordo, misure di questo genere dovranno essere prese”.

Lo dice a Formiche.net l’ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, esperto militare, professore di Studi strategici e autore del libro “Il mondo dopo il Covid-19” (Mursia, 2020) scritto a quattro mani con Laura Quadarella. In questa conversazione l’ammiraglio legge il conflitto greco-turco anche alla luce del dossier energetico e dei relativi riverberi con le policies Ue, mettendo l’accento sulle difficoltà economiche della Turchia che rischia di diventare, dopo l’Argentina, l’ultimo Stato fallito. “Per questo Erdogan fa la voce grossa.” E sugli S-400 acquistati dalla Russia dice che…

Cosa potrà cambiare nella crisi con la Grecia dopo la vittoria dell’erdoganiano Tatar alle presidenziali a Cipro nord?

Niente. La posizione della Turchia a Cipro nord è chiara: non ha firmato la Convenzione di Montego Bay, non ritiene che le isole debbano avere una piattaforma continentale né tantomeno una zona economica esclusiva, e indica in un massimo di 12 miglia la possibile delimitazione di una mini piattaforma continentale. Cambierà solo e soltanto quando le due parti capiranno che a loro conviene andare d’accordo.

Stamane intanto la flotta turca è uscita dai Dardanelli, mentre la nave Oruc Reis è di nuovo a Kastellorizo, provocando la conseguente mobilitazione della Marina greca. Gli sforzi diplomatici rischiano di essere vanificati dalla postura di Ankara?

Certo, il rischio c’è accanto a quello di un incidente. Qualche testa calda potrebbe sparare dei colpi di cannone andando a segno. A quel punto ci sarebbe una situazione paradossale, perché non sarebbe più la Turchia contro la Grecia ma contro l’Ue. Il Trattato di Lisbona è chiaro e la Grecia ha già allertato l’Europa in questo senso.

La Grecia chiede l’embargo sulle armi e la sospensione dell’unione doganale Ue-Turchia: che ne pensa?

Non c’è dubbio che in mancanza di un accordo, misure di questo genere dovranno essere prese. L’unica cosa che sta frenando in questo momento l’Europa è l’indisponibilità della Grecia a trovare degli onorevoli compromessi. Finché Atene resterà su posizioni intrattabili, l’Ue avrà difficoltà ad appoggiarla.

Siria, Libia e ora l’Egeo: perché alla profondità strategica di Erdogan l’Ue non ha risposto con una politica estera comune, visto che Parigi e Berlino sono su posizioni contrapposte?

L’Ue è pronta a fare un certo numero di cose concordate con tutti, non è pronta ad appoggiare l’intransigenza di un paese.

Quanto peseranno i rapporti che si stanno costruendo sull’asse Parigi-Atene, dopo che la Grecia ha raggiunto l’accordo per acquistare 16 Rafale francesi?

Tutti sono molto aperturisti nei confronti della Grecia, perché hanno un certo numero di ragioni e non sono poche. Il problema è che le trattative sono basate come noto su un do ut des: la reciprocità è la legge somma del mondo diplomatico, quindi la Grecia dovrebbe cedere qualcosina per guadagnare qualcos’altro.

In questo frangente il versante euromediterraneo ribolle di conflitti: non solo Siria e Libia, ma anche il dossier armeno-azero e appunto l’Egeo. Quale potrebbe essere la variabile russa nelle scelte di Ankara?

La Russia pian piano si sta avvicinando all’Europa: per cui il suo appoggio alla componente sciita e alla Turchia diventa condizionato rispetto a quello che avveniva un anno fa. Un secondo aspetto riguarda Ankara, che presenta dei problemi interni spaventosi. Le tre componenti principali, ovvero integralisti, laicisti e curdi, che non trovano un modus vivendi. Per cui chi è al potere cerca di andare sopra le righe, per conquistare consensi e mantenere il controllo. Erdogan però sta perdendo consensi al suo interno, mettendo in crisi l’economia con il rischio per la Turchia di diventare, dopo l’Argentina, l’ultimo stato fallito. Per questo fa la voce grossa: ha bisogno di risorse, di soldi e deve dare qualcosa come garanzia.

Intanto la Turchia non è riuscita a testare con successo un sistema missilistico S-400 perché ha rifiutato di assumere specialisti russi, come riferito da Avia, specializzato in affari militari: solo un problema tecnico?

Visti da fuori tutti i missili sono buoni, ma poi dentro si scoprono i difetti. Non dobbiamo dimenticare che grazie al cielo esiste un gap tecnologico tra occidente e Russia. Per cui la Turchia ha acquistato l’S-400 ma si è ritrovata con un sistema che non funziona e che quindi non è competitivo rispetto alla controparte occidentale, per via di difetti e scarsa affidabilità. Ricordo che durante la Guerra Fredda vedevamo navi russe che cercavano di far funzionare i loro sistemi molto arraffazzonati. Non mi meraviglia, oggi, che l’S-400 crei problemi ai turchi.

twitter@FDepalo

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