Tornato oramai da tempo dalla sua entusiasmante motociclettata guevariana in America latina, Di Battista sta mettendo a punto, anche con l’aiuto di Davide Casaleggio, la sua nuova impegnativa strategia: el deber de todo revolucionario es de hacer la revolución. Se proprio al momento la rivoluzione non si può fare, allora il second best è la scissión grazie alla quale un gruppo più piccolo e compatto, da lui capeggiato, tornerà ai valori originari del Movimento 5 Stelle e si attrezzerà per la conquista di qualche Palazzo.

Essendo rimasto in patria, avendo acquisito responsabilità di governo, esercitandole più o meno bene (una valutazione equilibrata complessiva non è ancora possibile), Luigi Di Maio sembra essersi fatto una convinzione molto diversa. Chi vuole cambiare un Paese deve cercare di governarlo con tutte le sue contraddizioni stando in alleanza con chi ugualmente ha imparato da tempo che dall’opposizione non si governa. Di Maio ha anche, con molta fatica, imparato che in una democrazia parlamentare bisogna, per andare e restare al governo, sapere costruire delle alleanze, e per vincere le elezioni amministrative ai vari livelli, bisogna trovare accordi e candidature comuni. Quello che è successo sia dove candidati/e pentastellati/e hanno perso sia dove hanno vinto va tutto a favore della sua posizione.

Tutti o quasi i nodi del non-programma e delle non-conoscenze manifestate fin troppo a lungo degli esponenti delle Cinque Stelle stanno inevitabilmente venendo al pettine. Applausi sono dovuti sia alla Costituzione italiana, che pure è stata ferita dal taglio e aspetta le indispensabili cure regolamentari e elettorali, sia alla democrazia parlamentare per essere riuscite a costringere giocatori inesperti e disinvolti a imparare come stare in campo e come giocare osservando le regole (un applauso anche al Presidente della Camera Roberto Fico). Tutto questo non conduce necessariamente a dare un buon voto (gioco di parole…) a tutto quello che il Movimento vuole, fa, progetta, e neppure alla sua azione nel futuro.

Di Battista non andrà da nessuna parte. Anche se ha già esagerato, confido in un suo ravvedimento operoso. I Cinque Stelle governisti dovranno ancora ingoiare qualche rospo che è tutto di loro fattura, come il Mes per spese sanitarie dirette e indirette (enfasi e corsivo miei!). Dovranno trovare modalità di presenza organizzata e duratura sul territorio, che è il modo migliore per valorizzare coloro che si avvicinano loro, anche, perché no?, per ambizione. Disperdere le esperienze fatte applicando burocraticamente la mannaia dei due mandati è controproducente. Andrebbe anche a scapito del funzionamento del sistema politico.

Almeno una parte, non piccola, del futuro del Movimento è nelle mani di coloro che più e meglio hanno imparato. Confido nella loro ragionevolezza, ma non mancherò di criticare i loro comportamenti, a cominciare da eventuali prossimi balli sul balcone. Déjà vu.

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