I numeri dei contagi da Covid in forte rialzo. Sarà un autunno difficile. Dopo mesi estivi di illusione collettiva, la seconda ondata travolge l’Italia e il mondo intero. Diversa da quella della primavera ma ancor più inquietante, minacciosa.

Occorrerà ricostruire economicamente, socialmente e moralmente il Paese.

La politica si confronta sulle strategie anti-Covid. Le istituzioni, tra Governo e Regioni, nel difficile equilibrio tra tutela della salute e dell’economia, promuovono nuove misure restrittive per arginare la pandemia e scongiurare che la situazione sanitaria sfugga, all’improvviso, ad ogni controllo. E così, punto e a capo. Limitazioni per scuola, locali, trasporti, sport. Il pericolo maggiore in casa e tra amici. Corsa ai “tamponi” e psicosi da Covid. Il senso di responsabilità individuale è priorità, il vaccino è miraggio.

Pesanti difficoltà per le famiglie colpite, devastanti gli effetti della crisi sull’economia. Tra test sierologici e molecolari, l’umanità, nel suo complesso fiaccata e demotivata, disorientata e impaurita, cerca sponde in una terra che appare ancora inesplorata. L’impatto sull’anima e sulla psiche sempre più forte.

Il Covid non distingue tra perfetti sconosciuti, vip della politica, dello spettacolo e sportivi. Per alcuni, nota di biasimo, per altri, “potenti” sotto la “livella” del virus, nuova modalità per ostentare sicurezza anche attraversando una malattia che, intanto, colpisce duramente milioni di persone ‘normali’ del Pianeta.

Ma tutti, credo, cercano affannosamente risposte possibili per vivere la realtà con occhi fiduciosi. Per recuperare, in qualche angolo della vita attuale, una “tana”, una sponda, un angolo in cui rannicchiarsi e salvarsi dal senso di impotenza e di sconfitta che assale senza tregua. Non si sa fino a quando.

In una situazione che mette in discussione non solo sistemi economici, politici, culturali e ogni modalità di socialità ma anche relazioni interpersonali, familiari e affettive in generale, come ritrovare, dunque, una luce di speranza? Per guardare ad un orizzonte possibile oltre l’accecamento procurato dal virus e dare energia al presente in modo diverso dal passato?

In questo funesto anno bisestile, abbiamo sperimentato quanto sia importante affidarsi a legami significativi dove trovare conforto e calore per poter andare avanti, fare ancora progetti, vivere passioni ed emozioni, pur nella convivenza con il virus. Per annullare paure e incertezze e il silenzio del cuore. Anche con mascherina e distanziamento nella fisicità.

Quale il ruolo delle donne, in questo contesto?

Paladine e custodi della gestione domestica e protagoniste della vita professionale nei mesi più bui della pandemia, non hanno smesso di affilare armi per guardare alla società del domani.

Sotto la spinta dell’emergenza, il tema della presenza femminile nel mondo del lavoro è il dibattito di attualità di ogni azienda, pubblica o privata, che voglia competere nel mercato.

A livello mondiale, secondo una ricerca effettuata a livello globale dall’International business Report (IBR) – Women in Business 2020 di Grant Thornton International, su circa 10.000 leader aziendali in 32 paesi, il 78% delle aziende sarebbe attivamente impegnata nell’abbattimento degli ostacoli alla parità di genere nelle posizioni di senior management. In Italia, come emerge dallo studio, le posizioni di amministratore delegato occupate dalle donne nel 2020 hanno raggiunto il 23% (15% nel 2019). Le donne che detengono posizioni di leadership rappresentano il 28%, con un aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2019.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale le vincitrici della XXXII edizione del Premio Marisa Bellisario “Donne che fanno la differenza”, ha ricordato il ruolo predominante che hanno avuto le donne nella battaglia al coronavirus. Sono state “in prima fila nei mesi del lockdown e comunque nei mesi che hanno fatto seguito vi è stato un gran numero di donne. In alcuni settori anche prevalente”. Ma, come ha affermato il Capo dello Stato, è inaccettabile che l’occupazione femminile sia solo al 48,9%, “così bassa rispetto agli altri Paesi avanzati”. “Questo dato negativo del nostro sistema economico è un problema che incide su tutto, sull’aspetto sociale, sulla mentalità e sull’abito mentale del nostro modo di vivere nella società; incide sul mondo del lavoro, incide sulle risorse di cui si dispone e che non vengono utilizzate adeguatamente; incide sulla demografia del nostro Paese perché una maggiore occupazione femminile consentirebbe di far fronte, con più efficacia, al calo demografico”.

Gli economisti sembrano ormai convergere sulla necessità di un’autentica valorizzazione delle donne in ruoli di responsabilità del contesto economico e produttivo.

Da una ricerca dell’International monetary fund pubblicata su The Guardian emerge che avvalersi delle abilità di donne nelle posizioni strategiche aumenterebbe l’economia globale del 35%. Pensiero condiviso da uno studio condotto da Harvard business review.

Come si legge nel Global Gender Gap Report 2020 del Word Economic Forum, la competitività economica può essere accresciuta conseguendo un migliore equilibrio tra generi nei posti di responsabilità e solo le economie in grado di impiegare tutti i loro talenti riusciranno poi a prosperare.

Più donne in azienda, soprattutto nei ruoli senior, farebbero aumentare il fatturato di almeno il 5%. Secondo una ricerca dell’Organizzazione mondiale per il lavoro, uomini e donne ai vertici, insieme, sono il cocktail vincente per un’azienda di successo, aumentando non solo i profitti ma anche il tasso di creatività e di innovazione.

Pensando alla ripresa, realizzare la parità di genere costituisce, dunque, un’opportunità. Un motore che vede in azione la presenza femminile, a capo delle maggiori istituzioni europee con Ursula von der LeyenChristine Lagarde e Angela Merkel, fino alla fine 2020.

In una fase in cui, secondo alcuni osservatori, le nazioni a guida femminile, dalla Nuova Zelanda alla Germania a Taiwan, avrebbero meglio affrontato l’emergenza.

E, in Italia, molte donne sono a capo di grandi aziende. Presidente all’Eni Lucia Calvosa, alle Poste Bianca Maria FarinaValentina Bosetti e Francesca Isgrò rispettivamente a Terna ed Enav. Patrizia Grieco al Monte dei Paschi di Siena. Per citarne qualcuna.

Segnali concreti per sperare in un recupero del gap femminile anche sul piano occupazionale e dei livelli salariali per tutte le donne?

Nel mese dell’educazione finanziaria, Banca d’Italia lancia un nuovo progetto in collaborazione con Soroptimist e la vicedirettrice generale, Alessandra Perrazzelli. “Stiamo raccogliendo dati per progettare dei percorsi ad hoc che tengano conto delle peculiarità delle caratteristiche femminili nell’approcciarsi alla finanza. Abbiamo creato una struttura dedicata all’Educazione Finanziaria anche per sviluppare un programma studiato appositamente per le donne”, ha affermato Perrazzelli. “Il percorso di Educazione Finanziaria che abbiamo in mente deve includere, soprattutto oggi, l’educazione digitale. Si tratta di due aspetti strettamente correlati che, insieme, possono contribuire a contrastare lo stereotipo che le donne siano legate ai lavori di cura e poco altro”.

Donne “in ascesa”!

Il riconoscimento più prestigioso, il Premio Nobel, tradizionalmente “maschile”, nel 2020 vede protagoniste le donne anche nelle discipline scientifiche (solo il 4% dei premi assegnati alle donne e una sola, Marie Curie, premiata due volte, con il Premio Nobel per la Fisica del 1903 e il Premio Nobel per la Chimica del 1911).

Quest’anno, Nobel per chimica a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, per lo “sviluppo di un metodo per la scrittura del genoma”. E alla ricercatrice Andrea Ghez, prima astronauta donna, il premio Nobel per la Fisica insieme a Reinhard Genzel, dimostrando l’esistenza di un buco nero al centro della Via Lattea.

Louise Gluck, la poetessa “che con austera bellezza rende l’esistenza individuale universale”, il Premio Nobel per la Letteratura 2020. Una produzione evocativa di dolori personali legati alla morte, al rifiuto, al fallimento delle relazioni interpersonali e a vissuti di sofferenza adolescenziale.

Premio “femminile” per l’Economia 2019, Esther Duflo è autrice del recente libro “Economia utile per tempi difficili” insieme al marito Abhijit Banerjee. Dall’approccio scientifico, concreto, semplice, chiaro, offre soluzioni.

Rivoluzione rosa anche in Vaticano.

Raddoppiato il numero di sottosegretarie, da due a quattro (su un totale di ventiquattro). Francesca Di Giovanni sottosegretario nella Sezione per i Rapporti con gli Stati, centro nevralgico del Vaticano.

All’interno del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Gabriella Gambino e Linda Ghisoni, la religiosa Carmen Ros Nortes alla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata.

Nel Dicastero per la Comunicazione Natasa Govekar è direttore del dipartimento teologico-pastorale; Cristiane Murray è vicedirettrice della Sala stampa. Claudia Di Giovanni dirige la Filmoteca vaticana. A Radio Vaticana il capo della redazione francese è Helene Destombes. Il desk italiano è guidato da Gabriella Ceraso, quello inglese da suor Bernadette Reis. Mentre la responsabile del programma giapponese è Hiroe Yamamoto.

E, ancora, Antonella Sciarrone Alibrandi è nel consiglio direttivo dell’Autorità di Informazione finanziaria (Aif), istituzione oltretevere per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

Suor Alessandra Smerilli, salesiana, docente di Economia politica, è consigliere di Stato. Direttrice dei Musei Vaticani, dal 2016, è Barbara Jatta. Capo ufficio della Biblioteca apostolica è Raffaella Vincenti.

L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, il più grande in Europa, dal 2015, è diretto da Mariella Enoc. In missione a Bangui, ha portato a Roma le gemelline siamesi centrafricane unite per la testa, poi separate con successo. Primo intervento al mondo. “Quando si incontra una vita che può essere salvata lo si deve fare”, ha dichiarato la presidente.

Infine, sono sei (su tredici componenti) le donne scelte da Papa Francesco, tra docenti universitarie e manager di primo piano del mondo della finanza, come esperti laici del Consiglio per l’Economia, l’organismo istituito nel 2014 con il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei Dicasteri della Curia Romana, delle Istituzioni collegate con la Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Sono Charlotte Kreuter-KirchhofMarija KolakMaria Concepcion Osacar GaraicoecheaEva Castillo SanzRuth Mary KellyLesile Jane Ferrar. Donne, in parte, con famiglia e figli.

Punto di riferimento intellettuale femminile nelle Sacre Stanze, “Donne, Chiesa, mondo”, è il mensile dell’Osservatore Romano coordinato da Rita Pinci. Fanno parte del comitato di direzione tutte donne.

“Preghiamo perché i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa……Oggi c’è ancora bisogno di allargare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa e di una presenza laica, si intende, ma sottolineando l’aspetto femminile, perché in genere le donne vengono messe da parte”, ha detto papa Francesco.

Le donne “fantastiche e lottatrici” di cui papa Bergoglio ha parlato sin dall’inizio del pontificato, disegnando, scrive Vatican News, “la figura della donna sull’esempio di Maria, la Madre che prendeva tutto a cuore e ‘nel suo cuore sistemava ogni cosa con amore’, affidando tutto a Dio”.

Donne ed economia. Quale speciale legame?

“L’economia deve avere al centro la persona, perché l’economia è relazione e l’economia civile vuole costruire civiltà. Lo sguardo delle donne e le risorse al femminile hanno un valore aggiunto che sa tenere insieme competenze e sensibilità basandole sulla concretezza. Investire, intercettare, interconnettere: perché siamo tutti sulla stessa barca”, sono le parole dell’economista religiosa Alessandra Smerilli che ne sintetizzano il senso.

Un monito per tutte le donne a credere fortemente in se stesse, per potersi far riconoscere in ogni campo. Così la biofisica Rosalyn Yalow, Nobel per la Medicina nel 1977, nel discorso dopo una carriera di discriminazioni: “L’incapacità delle donne di raggiungere posizioni di comando è dovuta in gran parte alla discriminazione sociale e professionale […] dobbiamo credere in noi stesse o nessuno crederà in noi; dobbiamo alimentare le nostre aspirazioni con la competenza, il coraggio e la determinazione di riuscire; e dobbiamo sentire la responsabilità personale di rendere più semplice il cammino per chi verrà dopo”.

Al di là degli effetti reali sull’economia, la vera rivoluzione femminile è, dunque, culturale e agisce in ogni ambito. E parte, forse, dalla stessa donna. Dalla competenza, dalla sensibilità, dalla determinazione e dall’autostima. Valori che ogni madre ha la possibilità di insegnare ai propri figli, senza differenza di sesso. Da affermare con coraggio e passione, con la complessità e le sfumature del più profondo sentire. Da tutelare per la vita nello straordinario impegno quotidiano delle donne, per dare voce e concretezza ai giusti riconoscimenti.

È la prima “mossa” femminile vincente per superare stereotipi, contrapposizioni e pregiudizi di genere.

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