Il presidente emerito della Corte Costituzionale a Formiche.net: “Il Dpcm? Non ho nostalgia della legislazione dell'Ottocento con formule secche e minime che però cambiavano il mondo. Ma con un eccesso di parole la rendiamo meno comprensibile. Il rischio è che ci si abitui ad una situazione di emergenza permanente”

Con questo provvedimento il governo copre una percentuale minima dei problemi. Lo dice a Formiche.net il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, che analizza non solo il merito del Dpcm di ieri ma anche la contrapposizione tra governo ed enti Locali. “Il rischio – osserva – è che ci si abitui ad una situazione di emergenza permanente”. E sull’idea di sedute parlamentari con il supporto della tecnologia e non in presenza osserva che…

Il Dpcm lascia ai sindaci, insieme ai prefetti, la responsabilità di lockdown e di coprifuoco. Una occasione per i Primi cittadini di praticare l’autonomia o vede più una mancanza decisionale dello Stato centrale?

Dipende. La possibilità per i sindaci di chiudere al traffico alcune strade o piazze in determinati momenti, quando si verificano le circostanze che darebbero luogo ad assembramenti, colloca sul piano territoriale adeguato la decisione in ordine a questo. Difficile che a livello centrale si possa stabilire con immediatezza un divieto di riunioni: può farlo solo l’autorità locale. Del resto abbiamo visto immagini, come sui Navigli, nelle quali si svolge la cosiddetta movida che ha portato a situazioni di difficoltà per l’affollamento, a volte anche senza le cautele necessarie.

A marzo abbiamo assistito alla contrapposizione tra governo e Regione Lombardia. Oggi è l’Anci a segnare il passo. La riforma del titolo V ha prodotto più danni o benefici?

Mi pare che non si possa dare un giudizio molto netto. La riforma, pur con le sue manchevolezze che hanno aperto a numerosissime questioni dinanzi alla Corte, ha strumenti per essere non dico funzionale ma comunque per porre rimedio a difficoltà che si possono presentare. In primis con una formalizzazione dei principi fondamentali della legislazione statale, che funzionano da cornice e limite per la legislazione regionale nelle materie di competenza concorrente: sono la gran parte dei terreni di scontro e incontro. In secondo luogo la possibilità di esercitare poteri sostitutivi da parte dello Stato quando si verificano determinate condizioni, in questo caso è evidente che siamo in presenza di questo. Molti hanno addirittura richiamato ad una competenza esclusiva dello Stato nella profilassi internazionale. Un rapporto che però andrebbe migliorato con riferimento, ad esempio, anche alle grandi opere pubbliche.

Perché la collaborazione è carente?

La collaborazione tra i diversi organi di governo è l’applicazione del principio di sussidiarietà che ispira, sotto questo aspetto, la Costituzione. Occorrerebbe, facendo tesoro dell’esperienza fatta, anche arrivare ad una migliore disciplina dell’organizzazione delle attività dei pubblici apparati e dei centri decisionali nelle situazioni di emergenza. Così sarebbero più fluidi i rapporti e in ogni livello di rischio sapremmo a chi è affidata la responsabilità della gestione.

Quale la sua opinione sul Dpcm di ieri? Soddisfacente o un’occasione mancata?

Da una parte rilevo una qualche verbosità eccessiva, questo è un vizio italico: non ho nostalgia della legislazione dell’Ottocento con formule secche e minime che però cambiavano il mondo. Ma con un eccesso di parole la rendiamo meno comprensibile. Siamo dinanzi a dei testi unici della pandemia in cui avverto come rischio che ci si abitui ad una situazione di emergenza permanente.

Esiste il rischio concreto che nessuno decida in un momento straordinario come questo?

Alcune prescrizioni, come i dispositivi di sicurezza e l’applicazione del distanziamento sono condivisibili. Ma altri nodi riguardano l’attività delle pubbliche amministrazioni più che dei privati. Trasporto, scuola, sanità: vedo che accanto a questi problemi manca un eguale slancio a trovare soluzioni. Il tema dell’affollamento nel trasporto pubblico non riguarda tanto chi lo usa ma piuttosto l’inadeguatezza del sistema. Così come la modalità di contenimento della pandemia: riguarda un’organizzazione. Per cui con questo provvedimento il governo copre una percentuale minima dei problemi. Ce ne sono altri che richiedono una capacità di progettazione immediata.

Come i fondi comunitari?

Mi chiedo quale sia il progetto complessivo che andiamo a realizzare, non è noto al momento. Abbiamo solo linee generiche per utilizzare i fondi Ue quando le risorse necessarie ci saranno.

I governatori sono diventati figure cruciali perché agiscono in maniera determinante sui territori: come possono in un momento di stallo interagire con maggioranza e opposizione?

Non è un dato giuridico, ma istituzionale: tramite l’investitura popolare diretta hanno acquistato maggiore forza politica. A volte si sono raccordati in modo conflittuale con il governo centrale, adesso vedo quella conflittualità ridotta. Ne deriva un sistema complesso che richiede una collaborazione tra diversi livelli di governo: ciò può complicare, soprattutto nei tempi, ma è una strada che va percorsa.

A Bruxelles lo hanno già fatto: condivide l’idea di sedute parlamentari con il supporto della tecnologia e non in presenza?

Avrei qualche riserva e qualche perplessità in merito. Non siamo in una condizione così grave da impedire il funzionamento delle Aule, del resto il distanziamento è stato già sperimentato, ampliando gli spazi interni. Credo che si possa arrivare anche a soluzioni che consentano la presenza, senza diffusione di epidemia.

twitter@FDepalo

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