Il dato non è ancora tratto ma poco ci manca. Carlo Calenda viaggia spedito verso la candidatura per il Campidoglio, all’inizio, nel caso, anche senza l’appoggio del Pd ma con la speranza che alla fine i dem si decidano ad appoggiarlo. O, quantomeno, che sfumi del tutto l’ipotesi di un’alleanza giallorossa in versione romana (senza Virginia Raggi, si intende) sulla quale c’è chi continua a lavorare da entrambe le parti. Senza accordo con i Cinquestelle – e a questo punto non è affatto semplice arrivarci, visto che l’attuale prima cittadina si è spinta molto in avanti con il suo proposito di ricandidatura (nonostante le rimostranze di una parte dei pentastellati della Capitale) – al Pd non rimarrebbe praticamente quasi alternativa che appoggiare Calenda. A patto, ovviamente, di voler essere competitivo nella città eterna. D’altronde il famoso big più volte evocato in casa democratica per la corsa a sindaco di Roma ancora non si è palesato e con l’ex ministro dello Sviluppo economico in campo è ancor più difficile, oggettivamente, che ciò possa accadere.

Intanto il fattore tempo – che fa rima con tempismo – sembra giocare a favore di Calenda. La strategia, in pratica, sarebbe di ufficializzare la candidatura il prima possibile con l’obiettivo di limitare le scelte e le mosse del Pd che potrebbe così, volente o nolente, finire con il sostenerlo. Per questo la sua decisione potrebbe già arrivare nei prossimi giorni: per mettere ulteriore pressione sui suoi potenziali alleati e, nel frattempo, iniziare a porre le basi della sua campagna elettorale. Ma se i dem, invece, optassero per una soluzione diversa, in tandem con i grillini oppure solamente come centrosinistra? L’ex ministro probabilmente sarebbe in campo lo stesso, con la possibilità comunque di ottenere un buon risultato utile alla crescita del suo movimento a livello nazionale e con l’ambizione di provare ad arrivare in ogni caso al ballottaggio (soprattutto nell’ipotesi di mancata intesa tra dem e alleati).

Da questo punto di vista i tanto attesi sondaggi paiono confortarlo. Secondo le stime di Euromedia Research di Alessandra Ghisleri diffuse oggi dal Messaggero, Calenda alle urne supererebbe sia Raggi che l’eventuale candidato di centrosinistra (nel sondaggi si ipotizza possa essere Fabrizio Barca che però non è affatto detto sia disponibile) e arriverebbe al ballottaggio con il centrodestra. In questo caso solo se la rivale fosse Giorgia Meloni – che però ha escluso categoricamente di voler correre a Roma – la sfida per il leader di Azione sarebbe quasi impari. Nelle altre due ipotesi testate invece – quelle di Massimo Giletti e Antonio Tajani – la partita sarebbe tutta da giocare. Dati che confermerebbero quanto dicevamo: per il leader di Azione, una volta ufficializzata la candidatura, sarà fondamentale che Pd e Cinquestelle non vadano insieme. In questo modo avrà serie chance di arrivare al ballottaggio sia che il Partito democratico lo appoggi sia che scelga una strada differente.

In questo senso la questione delle primarie – che pure sta animando in queste ore il dibattito nel centrosinistra romano – diventa secondaria. Calenda ha detto che in questo frangente è contrario ma se si dovesse sgomberare il campo dallo spettro dell’alleanza giallorossa non è escluso che possa accettare di prendervi parte. Un modo per creare maggiore consenso interno rispetto alla sua candidatura e andare anche incontro alle esigenze della segreteria dem e del partito locale, che inevitabilmente si trovano in difficoltà per la decisione dell’ex ministro dello Sviluppo economico di fondare Azione a meno di due anni dalla sua iscrizione al Pd e a pochi mesi di distanza dall’elezione al Parlamento europeo. Superare i dissapori del passato per provare davvero a vincere a Roma. Forse conviene anche a lui.

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