Il no perentorio del premier Giuseppe Conte al Mes apre un fronte trasversale. Volano stracci nel centrosinistra, da Zingaretti a Gentiloni e Renzi, si accoda Forza Italia. Torna invece l'asse gialloverde, ma la Lega è divisa (di nuovo) fra Borghi e Zaia

Chissà se è questa la mano tesa all’opposizione che da più parti chiedevano al premier Giuseppe Conte. Quell’assist contro il Mes, “non è una panacea”, pronunciato in conferenza stampa ora apre un nuovo fronte, non solo nella maggioranza.

Da Nicola Zingaretti a Matteo Renzi, nel centrosinistra volano stracci contro Palazzo Chigi. Un po’ per il modo con cui Conte ha calato il sipario, a favor di telecamere, senza preavviso. Un po’ perché il suo “no grazie” ai 36 miliardi di euro per la Sanità italiana suona come uno schiaffo al “pressing Pd” che sui giornali fa scorrere fiumi di inchiostro da una settimana.

Solo due settimane fa, più di duecento sindaci guidati dal numero uno dell’Anci Antonio Decaro, sindaco di Bari, e il vice Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro, avevano firmato una lettera che metteva in mora l’esecutivo: il Mes serve, subito. Ora il retrofront del premier aggiunge benzina al fuoco, con gli amministratori locali già sul piede di guerra per quella norma del nuovo Dpcm che, in sostanza, butta la palla in tribuna e lascia ai sindaci la possibilità di istituire coprifuoco locali dopo le 21.

Quella lettera aveva incassato il pieno endorsement di Zingaretti, che ora chiosa infastidito: del Mes bisognava parlare “nelle sedi opportune e non con una battuta in conferenza stampa, perché questo porta uno strascico di polemiche che non è in sintonia che abbiamo di dare punti fermi agli italiani”.

Ma c’è una lunga fila di indignados al Nazareno. Da Bruxelles il Commissario Ue all’Economia ed ex premier Paolo Gentiloni alza le braccia, “io ho fatto la mia parte”, sbuffa, “è chiaro che c’è un vantaggio per i Paesi che hanno un debito elevato, di alcune centinaia di milioni l’anno”. Segue il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, “Conte mantenga gli impegni”. Inutile elencarli tutti. Andrea Romano garantisce: il monito di Zingaretti rispecchia “quanto pensa tutto il Pd”.

L’altro assist di Conte viene preso al volo da Renzi. Da un po’ di giorni Italia Viva sgomitava per farsi sentire, ora l’occasione è d’oro: “Dicendo No al Mes il premier Conte fa felici Meloni e Salvini ma delude centinaia di sindaci e larga parte della sua maggioranza – tuona l’ex premier di Rignano sull’Arno su Facebook – Il tempo dimostrerà come questa decisione sia un grave errore politico e soprattutto un danno per gli italiani”.

Sul duo Salvini-Meloni, coglie nel segno. Conte ha portato a casa un vero capolavoro, in un punto stampa bollato come un disastro comunicativo dagli addetti ai lavori. Con il no al Mes l’avvocato si è infatti ritrovato di colpo a vestire i vecchi panni gialloverdi. Dai Cinque Stelle e dalla Lega scorre una valanga di lodi. O almeno, da una certa Lega.

Quella della premiata ditta B&B, Alberto Bagnai e Claudio Borghi, è in brodo di giuggiole. Il secondo si affaccia alla bacheca twitter e proclama solenne “vittoria”: “Non potete immaginare quanto sia felice. Grazie a tutti quelli che ci hanno supportato”. Da Bruxelles risponde in visibilio Marco Zanni, “Conte ci ha dato finalmente ragione”.

Di ben altro tenore la reazione a caldo del “Doge” veneto Luca Zaia. “Noi non togliamo le castagne dal fuoco al governo. C’è un dibattito importante, pesante a volte anche muscolare al suo interno ma se c’è il Mes o no dipende dal governo non dai governatori”, sospira lui. “Ora se è un no, e non si è nemmeno ben capito, saranno loro a motivarlo”.

A giugno, una mappa si aggirava nei meandri delle commissioni parlamentari snocciolando regione per regione i fondi che sarebbero destinati alla Sanità una volta accettato il Mes. Al Veneto, svelava la proiezione, arriverebbero 3 miliardi di euro. Zaia lo sa, e forse anche per questo dà forfait alle feste leghiste per il ritorno del Conte gialloverde.

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