“Fratelli tutti” offre una strada che saprebbe prosciugare i pozzi dell’odio. Le possibili e auspicabili misure di sicurezza non c’entrano con questa prospettiva che a livello di popoli imposta il dialogo tra civiltà e culture, al di là della necessaria tutela di ognuno

Forse dovremmo cominciare a domandarci cosa vogliano i terroristi. Più esecrandi diventano i loro atti più fondamentale appare capirne il motivo. Come escludere che vogliano farci cedere all’idea che i rapporti tra comunità siano regolati dalla terza legge della dinamica, e cioè che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Io temo sia proprio questo che vogliono i terroristi e i loro “cattivi maestri”.

I terroristi e i loro promotori vogliono avvolgerci nel loro gorgo di odio e violenza. Per prima cosa dunque dobbiamo capire: perché? Per islamizzarci? O perché vogliono impossessarsi in modo efferato dell’islam facendone una bandiera nera da lanciare contro di noi.

Possiamo facilmente arrivare a immaginare a quale “noi” vogliano dichiarare guerra i cattivi maestri e i possibili poteri conniventi, anche se soltanto con parole, proprio per la loro disgustosa scelta di andare a uccidere in una chiesa.

Le farneticazioni collimanti di Erdogan e di Khamanei di queste ore ne sono la più plateale e feroce conferma: vogliono lo scontro di civiltà. Coinvolti in tutte le guerre che insanguinano il nostro spazio, proprio loro parlano di nuove Crociate, di odio contro i musulmani: vogliono dire  ai loro popoli, ai credenti e ai non credenti dei loro popoli, che loro li rappresentano contro di noi, credenti e non credenti. La fede diventa un contenitore etnico che copre le loro malefatte. Tutto va assorbito in uno scontro di civiltà totale.

Ecco allora altro sangue innocente versato sacrilegamente in luogo sacro poco dopo che una vignetta scadente e che a mio avviso faceva il gioco di Erdogan, che ha ben altro di cui vergognarsi che alzare una gonna, era diventata un vessillo di libertà. Questa aiuta una rappresentazione di “noi contro loro” che dimentica che i turchi sanno che l’economia del loro Paese è stata messa in ginocchio da Erdogan. Come gli iraniani sanno chi ha messo in ginocchio la loro. Anche i siriani sanno che non le sanzioni ma la rapina di Stato perpetrata dalla banda Assad ha messo in ginocchio la loro economia facendo fuggire all’esterno miliardi di dollari quando c’è stata la resa dei conti nella “famiglia”.

Qui allora entrano in gioco le alleanze e le complicità che dagli anni Ottanta a oggi hanno straziato popoli e foraggiato regimi, protetto espansionismi e finanziato guerre per l’accaparramento energetico. Non c’è scontro di civiltà in questa storia. All’ombra di queste alleanze sono morti milioni di innocenti, ma nessun tribunale è stato istituito contro i loro massacratori: da Kabul a Damasco, dal Cairo a Sanaa.

Occorre un reset globale che ci consenta di capire come ricostruire la politica e sconfiggere la violenza omicida, terrorista. La prima cosa per farlo è non consegnargli deleghe in bianco: loro non rappresentano né oppressi né  fedi. Li usano per un’ideologia eretica che adopera i nuovi nichilisti, nichilisti musulmani soprattutto, che emergono dai loro paesi derelitti con un solo obiettivo: distruggere, come sempre il nichilismo ha sognato di fare o è risuscito a fare. Ma c’è un’ideologia religiosa dietro questo nichilisti. Questa ideologia si chiama Apocalisse. Bin Laden, Khamanei e molti altri sono degli apocalittici. Loro pensano di poter accelerare la fine dei tempi, di anticipare la battaglia finale, dopo la quale ci sarà la giustizia di Dio. Convinti di questo, possono usare chiunque e desiderano, bramano risposte uguali e contrarie capaci di innescare uno scontro da fine del mondo.

Questo disegno si sconfigge in un modo solo; quello indicato nell’enciclica di Francesco. Come si potrebbero disarmare i fanatici e i nichilisti nelle volontà dei loro connazionali, correligionari o meno che siano? Pochi giorni dopo la diffusione dell’enciclica di Francesco padre Antonio Spadaro ha scritto su La Civiltà Cattolica: “La fratellanza  capovolge la logica dell’apocalisse oggi imperante; una logica che combatte contro il mondo perché crede che questo sia l’opposto di Dio, cioè idolo, e dunque da distruggere al più presto per accelerare la fine del tempo. Davanti al baratro dell’apocalisse, non ci sono più fratelli: solo apostati o ‘martiri’ in corsa ‘contro’ il tempo. Non siamo militanti o apostati, ma fratelli tutti. La fratellanza non brucia il tempo né acceca gli occhi e gli animi. Invece occupa il tempo, richiede tempo. Quello del litigio e quello della riconciliazione. La fratellanza ‘perde’ tempo. L’apocalisse lo brucia. La fratellanza richiede il tempo della noia. L’odio è pura eccitazione. La fratellanza è ciò che consente agli eguali di essere persone diverse. L’odio elimina il diverso. La fratellanza salva il tempo della politica, della mediazione, dell’incontro, della costruzione della società civile, della cura. Il fondamentalismo lo annulla in un videogame. Ecco perché il 4 febbraio 2019, ad Abu Dhabi, Francesco, il Papa, e Aḥmad al-Tayyeb, il Grande Imam di al-Azhar, hanno firmato uno storico documento sulla fratellanza. I due leader si sono riconosciuti fratelli e hanno provato a dare insieme uno sguardo sul mondo d’oggi. E che cosa hanno capito? Che l’unica vera alternativa che sfida e argina la soluzione apocalittica è la fratellanza”.

Questa importantissima indicazione non è stata recepita, ci è passata praticamente addosso come acqua fresca, o come un disinfettante liquido sulle mani in tempi pandemici. Questa lettura, disponibile da circa venti giorni su uno dei più importanti siti cattolici, ci parla di oggi, di noi, del punto fondamentale per affrontare le sfide di un tempo in cui progresso economico, fame, mutamenti climatici, nessuno può che aggravare se agisce da solo. Il bivio che ci pongono tanti studiosi (siamo davanti alla radicalizzazione dell’islam o l’islamizzazione del radicalismo?) indica due risposte entrambe valide. Il nichilismo può raccogliere ogni bandiera, anche quella nera dei jihadisti. Jihadisti che però hanno una loro ideologia religiosa, per la quale possono usare chiunque voglia odiare.

Solo “Fratelli tutti” offre una strada che saprebbe prosciugare i pozzi dell’odio. Le possibili e auspicabili misure di sicurezza non c’entrano con questa prospettiva che a livello di popoli imposta il dialogo tra civiltà e culture, al di là della necessaria tutela di ognuno.

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