Ricciardi è un consulente del ministero, e questo implica una clausola di riservatezza. Le esternazioni degli ultimi giorni  su una materia così delicata come un eventuale nuovo lockdown sarebbe meglio rivolgerle al ministro Speranza, più che al pubblico. L’opinione di Federico Pirro, Università di Bari

Non rischiano di diventare un caso politico le ormai continue (e inopportune) esternazioni del dott. Walter Ricciardi, consulente del ministro della salute Roberto Speranza? Sì, ad avviso nostro e di altri tanti osservatori, lo stanno diventando e si rende pertanto necessario nei suoi confronti un intervento molto fermo del ministro o, se questi restasse inattivo, dello stesso presidente Conte.

Il dott. Walter Ricciardi oggi è un privato cittadino che è solo un consulente del ministro, ma continua a manifestare le sue opinioni come se fosse un componente del governo in carica, o il segretario di uno dei partiti che lo compongono, o che gli si oppone. L’ultima delle sue esternazioni lo ha portato ad affermare, con la sua consueta perentorietà, che si rende ormai necessario un nuovo lockdown.

Ora, a prescindere da una valutazione di merito di ciò che ha affermato pubblicamente – e la cui inopportunità politica (per essere lui solo un consulente) è del tutto evidente – è doveroso ricordargli che per un consulente che ha firmato per diventarlo un contratto con il ministero, poi registrato dalla Corte dei Conti – è d’obbligo la riservatezza, ma se lui sentisse il bisogno insopprimibile di esternare su materia estremamente delicata come quella di un nuovo lockdown, lo faccia riservatamente, esponendo e motivando le sue convinzioni solo al ministro, o al suo Capo di Gabinetto.

Ma se la sua esigenza di esternare pubblicamente continuasse a manifestarsi in forme per lui ormai incontrollabili, allora o si dimette dal suo mandato, parlando poi come privato cittadino – ammesso che allora la stampa lo stia ad ascoltare – o viene richiamato all’obbligo di riservatezza dal ministro che potrebbe anche arrivare a destituirlo ad horas, revocandogli il contratto di consulenza per violazione di norme comportamentali sicuramente contenute nell’articolato contrattuale e il cui costo peraltro è a carico del contribuente italiano, anche per il solo rimborso delle spese occasionate dalla carica.

Ma non vogliamo neppure pensare per un attimo che in realtà il dott. Walter Ricciardi sia solo un ventriloquo del ministro Speranza perché quest’ultimo non ha bisogno di tali prestazioni comunicative del suo consulente, ma solo delle sue competenze scientifiche. Il ministro, peraltro, parla nelle sedi competenti e non ha certo bisogno di una controfigura.

Allora da domani il dott. Ricciardi scelga: o si dimette da consulente o taccia in pubblico, esponendo le sue opinioni – anzi le sue ingiunzioni – solo al ministro.

Lui non è tenuto in alcun modo a scontrarsi con il governatore della Lombardia Fontana sull’opportunità o meno di un nuovo lockdown in quella regione, generalizzato o parziale che sia. Semplicemente non gli compete.

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