Ultimatum del capogruppo del Pd al Senato Marcucci a Conte: verifichi se ha una maggioranza e se i ministri sono adeguati. Ma Zingaretti smentisce: pieno sostegno. Il Nazareno, però, è spaccato. De Micheli, Speranza, Azzolina, Catalfo, Bellanova, Bonetti nel mirino. E c’è chi guarda a Berlusconi: “Non ne ha sbagliata una”

Galeotta fu l’intervista di Matteo Renzi. Dietro l’ultimatum del capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci al premier Giuseppe Conte, “deve valutare, lei e non altri, se i singoli ministri sono adeguati alle emergenze che stiamo vivendo e sempre a lei chiedo la verifica, visto quello che si legge, della tenuta della maggioranza”, si cela una mattinata di fuoco a Palazzo Madama.

Marcucci riunisce il gruppo alle 9 del mattino. La rassegna stampa ha una sola portata: l’intervista dell’ex premier e leader di Italia Viva a Repubblica in cui cannoneggia senza pietà Palazzo Chigi. “Inaccettabile”, sbuffano i più moderati. “Un delinquente”, chiosano altri.

Come può il leader di un partito della maggioranza sparare a zero sul governo mentre il Paese scivola di nuovo verso l’incubo di un lockdown bis? Se lo chiedono in tanti alla riunione. E però si pone subito un altro tema. “In altre condizioni, un Pd autentico andrebbe dal premier e gli direbbe: caro presidente, lei non ha più una maggioranza”, spiega un senatore dem. È quello che fa Marcucci, quando a Conte ricorda di “verificare” la tenuta del governo, e anche di parlare con le opposizioni: “Lei ha l’onore e l’onere di coinvolgerle”.

Al Nazareno cala il gelo. Due senatori, Franco Mirabelli e Roberta Pinotti, prendono le distanze dopo l’affondo del capogruppo: “Di tutto abbiamo bisogno, tranne che di un rimpasto”, dice l’ex ministro della Difesa. “L’uscita non era concordata, nessuno ha mai parlato di rimpasto stamattina”, confida a Formiche.net un altro collega a Palazzo Madama. Nicola Zingaretti ci mette una pietra tombale nel pomeriggio: “il sostegno a questo governo e ai suoi ministri è pieno e totale”.

Ma non tutti la pensano così. Per un nutrito gruppo di democratici, alla Camera come al Senato, il rimpasto non è più un tabù. Anzi, “sarebbe utile al Paese, se solo ci fossero le condizioni politiche”, spiega a Formiche.net un deputato.

C’è già una lista di nomi nel mirino, anche colleghi di partito. Paola De Micheli, ministro dei Trasporti, è in cima. Quell’uscita mercoledì che nega i contagi sui trasporti, “se fosse così, ne avremmo qualche milione”, è oggetto di amaro scherno sulle chat dei colleghi. Martedì, Marcucci le aveva tirato una frecciatina, “prenda esempio da Eugenio Giani in Toscana”. Ora a difenderla sono rimasti in pochissimi.

Poi c’è Roberto Speranza, ministro della Salute. Anche lui nell’occhio del ciclone. Per il libro con Feltrinelli, Perché guariremo, ritirato un minuto prima che finisse sugli scaffali. Ma soprattutto per le reticenze sul Mes, e i piani di riforma della Sanità annunciati a giugno che quattro mesi dopo restano una chimera. La lista prosegue con i ministri Teresa Bellanova (Agricoltura) ed Elena Bonetti (Famiglia), il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e quello del Lavoro Nunzia Catalfo.

Fra gli alti ufficiali dem, c’è già chi parla sottovoce di un Conte Ter e guarda a Forza Italia. Il “Comitato di Salute pubblica” auspicato da Marcucci e Gianni Pittella può diventare qualcosa di più. A nessuno sono sfuggiti gli occhiolini a distanza fra Zingaretti e Silvio Berlusconi. Il Cavaliere continua a fare il pompiere, a tendere una mano alla maggioranza, un’intervista dopo l’altra. “Da quando è iniziata la pandemia, non ne ha sbagliata una”.

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