Dopo la rabbia, ecco la rassegnazione. Con il coronavirus bisogna conviverci ancora per un pezzo, piaccia o meno. Se ne sono convinti gli italiani: è quanto emerge dall’ultimo Radar di Swg, che fotografa un quadro ben diverso da marzo.

RABBIA? NO, RASSEGNAZIONE

Il 66% degli intervistati ammette di aver paura di essere contagiato. Buona parte degli italiani, il 68%, accetta a malincuore l’ipotesi di un nuovo lockdown. Solo il 32% si oppone frontalmente all’idea di una nuova, lunga quarantena. Prudenza, abbandono, sconsolazione hanno la meglio sul rigetto, dopo otto mesi di pandemia, soprattutto fra i più anziani (quasi la metà degli over 54 anni, il 47%, si dice rassegnata).

STATO SÌ, MA NON IN CASA

Delle nuove misure introdotte dal Dpcm varato la scorsa notte da Palazzo Chigi, gli italiani mal sopportano il divieto delle feste private (approvato da meno di un terzo, il 28%). Le premure dello Stato piacciono, purché non entrino in casa. Tant’è che la stessa riluttanza non si registra sulle restrizioni di ordine pubblico. Il 42% degli interpellati ritiene opportuno aumentare l’uso della mascherina in pubblico. Segno che quei fazzoletti di stoffa, ormai, sono percepiti come un necessario compromesso quotidiano da una parte considerevole del Paese. Più di un terzo, il 37%, chiede inoltre di “chiudere i confini” e “limitare i viaggi e gli accessi dall’estero”.

GIÙ LE MANI DALLE REGIONI

La politica resta fuori, finché non si toccano le prerogative delle regioni. Qui è evidente lo spaccato fra gli elettori di centrodestra, che al grido di “giù le mani” difendono l’autonomia decisionale dei governatori (60%), e quelli di centrosinistra, che a stragrande maggioranza (69%) chiedono al governo di limitare quei poteri. Non sorprende, se è vero che di venti regioni, oggi ben 15 sono governate dal centrodestra.

ITALIANI ONESTI

Una nota meno dolente arriva dal fronte economico. Qualcuno avvisi i disfattisti cosmici: gli italiani, oggi, vogliono pagare le tasse. Il 33% degli intervistati le definisce “uno strumento di equità”, il 28% “un dovere civico”. Ben il 31% dichiara appunto di pagarle per “senso del dovere”, a fronte di un 22% che regola i conti con il fisco “con rabbia”. Segno che la crisi, trasversale e senza precedenti, ha suscitato, oltre al risentimento, anche sentimenti di solidarietà verso i concittadini in difficoltà.

MA IL FISCO È INGIUSTO

Buoni propositi che si infrangono però contro il muro di un fisco percepito ancora come ingiusto, non equo, patrigno. Nel mirino c’è l’Agenzia delle Entrate. È considerata un nemico giurato da grandi imprese (54%), liberi professionisti (75%) e famiglie (78%), un vero incubo per commercianti e artigiani (85%) e piccole imprese (86%). Il sistema è percepito da tutti come uno schiaffo alla meritocrazia (91%) e va riformato. A partire da due esigenze impellenti. Il fisco deve concedere uno sconto alle imprese che investono sull’innovazione (75%) e a quelle che assumono giovani (75%). La solidarietà non può essere a senso unico.

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